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Juventus Barcellona col malaugurio e mezzo gaudio

La Juve travolge il Barcellona, ma mezza Italia invece di esultare...

Dybala Juventus

Dybala, attaccante argentino della Juventus autore di due gol contro il Barcellona

Uno, due e tre: la lezione di calcio inflitta dalla Juventus al Barcellona ha reso ovviamente euforici i tifosi bianconeri sparsi nel mondo, ma poi c'è quel resto d'Italia, soprattutto napoletano e interista, che augurandosi tanta sfortuna per la Vecchia Signora, anche quando gioca contro una squadra straniera, continua a soffrire


Notte di Champions League, notte di passione. I fan lo sanno: tifare è bello, ma tifare contro lo è ancora di più, soprattutto quando a scendere in campo è l’antagonista per eccellenza, la più vincente, la Vecchia Signora. Quando un’italiana si qualifica ai quarti, alle semifinali o arriva addirittura alla finale di una coppa europea, accantonare gli screzi di un anno di serie A e rispolverare un po’ di sano campanilismo si fa duro. E così forza Barcellona, Galatasaray, Bayern Monaco, a seconda del girone, del match, della coppa.

La rivalità tra napoletani e juventini, ad esempio, non si esaurisce certo nei centottanta minuti di scontro diretto di campionato. Nelle ultime ore, alla vigilia dell’andata dei quarti Juventus-Barcellona, i tifosi partenopei hanno manifestato la loro temporanea fede blaugrana sui social network. Tutto come previsto. Ma il vero covo di gufi e civette, da undici anni a questa parte, è la curva nerazzurra, sempre appollaiata sul trespolo e pronta a gioire degli scivoloni della banda Allegri. Antisportivi, certo, ma ampiamente contraccambiati quando è l’Inter a giocare in Europa.

Insomma, mentre metà Italia soffre l’altra metà rispolvera improbabili origini catalane, madrilene o andaluse e passa sul fronte straniero.

Ero a Washington quando, a Berlino, la Juventus giocò la finale di Champions League contro il Barcellona due stagioni fa. Turandomi il naso, da interista comunque leale tifai Juventus. Il pub che trasmetteva la partita era però un raduno di supporter blaugrana, molti dei quali improvvisati. Al gol di Luis Suárez, nemmeno fosse il Luisito di Herrera, l’interista accanto a me esultò pazzamente rovesciando il boccale di birra e mancandomi di un soffio. Accidenti, che entusiasmo. Ho rivinto il triplete, mi disse ormai afono, ho rivinto il triplete. Le t-shirt celebrative del treble mai raggiunto, ormai inservibili, divennero il bottino di guerra dei rivali. Un’arte, l’arte dell’odio, affinata in anni di scontri, frecciate e frecciatine tra presidenti, tweet al vetriolo e striscioni allusivi.

Il vero dramma dell’antitifoso è lo scontro diretto tra rivali: in quel caso che fare? La vittoria dell’una o dell’altra brucia ma il pari, per quanto scialbo, non scontenta nessuno. La classifica trae d’impaccio e a turno si tifa questa o quella squadra per convenienza.

Questa sera, però, è la sera della Juventus, iperoffensiva, sicura dei propri mezzi e padrona del campo a Torino. Dybala e Chiellini firmano un capolavoro di cinismo e ipotecano il passaggio di turno contro un’avversaria insolitamente spenta e priva di idee. L’argentino sigla prima l’1-0 con un sinistro a giro, poi firma la doppietta su assist di Mandzukic; Chiellini chiude il match di testa sfiorando il palo e andando in rete. Juventus tre, Barcellona zero. Il malaugurio può attendere.

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