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Maradona cittadino napoletano col cachet: tutto ha un prezzo, anche l’amore

Diego Armando Maradona riceverà la cittadinanza onoraria di Napoli ma prenderà pure 180 mila euro dagli sponsor

Diego Armando Maradona in conferenza stampa giura sull'anima di sua madre di non aver preso un euro per la cittadinanza eppure non tornerà in Argentina a mani vuote: a pagare sono infatti gli sponsor che pagano per banner e una cena (a distanza) con l'argentino. Già, gratis non è l'Amore, figuriamoci el Pibe de oro

Prendete un calderone, ma di quelli grandi del tipo di quelli usati dalle nonne del SUD Italia per cucinarci il pranzo di Natale per tutta la famiglia: lo avete immaginato grande, lo so, ma non basta, immaginatelo più grande perché le famiglie del Sud esagerano sempre e anche se a tavola ci sediamo in 10, il cibo è cucinato per 45/46, perché giammai si debba avere la sensazione che non sia abbastanza per il terzo riempimento di piatto. Ecco, immaginatelo adesso.

Ora prendete questo bel calderone e metteteci dentro, in ordine sparso:  1. il più grande giocatore di tutti i tempi; 2. una città che lo venera; 3. un sindaco in cerca di popolarità a basso costo; 4. un tifo spaccato; 5.uno scudetto vinto 30 anni fa; 6. un compenso da centinaia di migliaia di euro; 7. un comico a fare da intermediario; 8. una piazza gremita ma non abbastanza da ospitare tutti quelli che vorrebbero esserci; 9. una cittadinanza onoraria e già che ci siete metteteci anche 10. una stampa particolarmente avvezza al gossip e infine, 11. un ritiro calcistico.

Maradona e Alessandro Siani alla conferenza stampa di presentazione dell'evento "Effetto Maradona"

Maradona e Alessandro Siani alla conferenza stampa di presentazione dell’evento “Effetto Maradona”

11 elementi, come i giocatori di una squadra di calcio, a mò di formazione, manco a farlo apposta. Poi mescolate perbene e avrete ciò di cui a Napoli si parla ininterrottamente e quasi esclusivamente da giorni, facciamo settimane và che ci sta. E non se ne parla mica al bar o nei circoletti dove i vecchietti litigano per l’ultimo punto a briscola. No, no: se ne parla sulle prime pagine di tutti i giornali, sulle home dei siti, nelle aperture dei TG. Perché Napoli è così: di una cosa o se ne parla a sbafo che proprio non se ne può più o se ne tace che nemmeno la si nomina, vie di mezzo non ce ne stanno. Ma di norma vige di più il primo caso, quello del parlarne ad oltranza. E adesso proviamo a fare ordine negli ingredienti mescolati alla rinfusa di cui sopra.

 

Il Murales dedicato a Maradona nel quartiere San Giovanni a Teduccio a Napoli dell'artista Jorit (foto Ansa)

Il Murales dedicato a Maradona nel quartiere San Giovanni a Teduccio a Napoli dell’artista Jorit (foto Ansa)

  1. il più grande giocatore di tutti i tempi: DIEGO ARMANDO MARADONA. Il maiuscolo è d’obbligo, e non potrebbe essere altrimenti quando si parla dell’argentino più famoso di tutti i tempi in tutto il Mondo per essere il DIOS del calcio internazionale, l’uomo che ha sbalordito intere generazioni con i suoi piedi, colui che è considerato El Pibe de oro, il ragazzo d’oro e che viene pagato a peso d’oro. A prescindere. D’oro era anche il gioiello che gli fu sequestrato qualche anno fa al suo ingresso in Italia, come anticipo di tasse mai versate. Insomma, il Re Mida del pallone non si smentisce. Mai.
  2. una città che lo venera. Napoli. Napoli venera Maradona. Punto. Lo omaggia, lo elogia, lo osanna, gli dedica il più grande Murales della città, gli perdona qualunque cosa, lo ringrazia ancora e lo nomina ogni volta che c’è da parlare di orgoglio calcistico; ne ripercorre le gesta, ne conserva magliette e cimeli, spende 300 e passa euro per ammirarlo sul palco del teatro San Carlo di Napoli per 40 minuti o poco più e infine, ruba una maglietta in un ristorante perché era di Diego. E non fa niente se di professione si fa l’avvocato: la maglietta di Maradona non ha presso. Neppure la dignità.
  3. un sindaco in cerca di popolarità a basso costo. Al secolo Luigi De Magistris. Al suo secondo mandato, ha vissuto alti e bassi con i suoi concittadini che non sempre gli hanno perdonato uscite inadeguate o prese di posizione troppo radicate. Di lui si dice sia interista, lui nega e va allo stadio vedersi il Napoli accanto a De Laurentiis, salvo poi lanciarsi “accuse e insulti” a distanza sull’eterno pomo della discordia: lo stadio San Paolo. E che sovverte pare pure i programmi, proprio per le polemiche da striscione: niente cittadinanza in Piazza, rimbalza sui siti, ma sobria cerimonia al Comune. Chissà.

    Striscione davanti allo stadio San Paolo di Napoli che contesta il sindaco Luigi De Magistris

    Striscione davanti allo stadio San Paolo di Napoli che contesta il sindaco Luigi De Magistris

  4. un tifo spaccato. Curve, A e B, distinti, tribune e chi la guarda da casa, la partita. Ma a Napoli il Napoli si tifa. E’ una specie di credo, un assioma, un fatto imprescindibile. Con tutto ciò che questo ne conseguenze. Perché se a Napoli il Napoli lo si ama, parimenti gli animi si accendono nella critica. Al presidente, più spesso e anche al Sindaco di cui sopra, stavolta accusato di volersi fare pubblicità con un evento che la città di fatto non voleva. In rima baciata, come è ,modus operandi delle curve il messaggio lo si è affisso in città per farlo arrivare al destinatario. Che legge e non risponde.
  5. uno scudetto vinto 30 anni fa. Non uno, cinque o dieci anni fa. 30. Roba che chi oggi ha il diritto di voto nemmeno sapeva che al Mondo ci sarebbe venuto e magari all’epoca nemmeno i suoi di genitori avevano quel diritto. Trent’anni, eppure ancora oggi si festeggia. Lontano dallo stadio per le solite brutture burocratiche tanto care all’italietta ma lo si festeggia. Con i ricordi, quelli impressi nella mente di chi c’era e nei racconti tramandati per chi non c’era o era troppo piccolo per capire e ricordare. Ma si celebra ancora, si sorride ancora e il petto si gonfia ancora per quel primo scudetto alzato dal Napoli che solo un’altra volta potrà ripetere quella gioia. E che oggi aspetta di riviverla, con i campioni azzurri del Napoli odierno. Ci va vicino questo Napoli guidato da Mister Sarri che se ne parte per il ritiro nei giorni delle celebrazioni. Ma l’obiettivo ancora non l’ha centrato. E continua a sognare.
  6. un compenso da centinaia di migliaia di euro. Dai 140mila ai 230mila. La cifra varia a seconda di chi la dice naturalmente, e di chi ne scrive pure. Pare che quella reale sia 140 più altri 40 mila. E’ il compenso che Diego percepirà per la sua venuta nella due giorni napoletana (la fonte, scrivono i giornali, è comunale. Affidabile, direi). In quella che lui definisce la “sua Napoli”. Ora, sgombriamo subito il campo dai dubbi: il compenso non è per l’evento in piazza del plebiscito durante il quale Maradona diventerà cittadini napoletano a tutti gli effetti. O meglio, chiariamo ancora di più: non sarà pagato per salire sul palco, ma sarà pagato dagli sponsor per esserci salito. E per essere a Napoli. O meglio ancora, i soldi non li prederà, parola di Diego che giura sulla memoria della madre e senza mezzi termini dice: “Ditemi chi ha detto che prenderò soldi: gli spunto in faccia”. Eppure che soldi non ne girino pare strano. Ma strano assai. E infatti girano e finiscono nelle tasche di Diego. Quel che è certo è che non li mette il Comune di Napoli: non paga per finire gli infiniti cantieri, figurarsi se paga un calciatore. Giammai. E’ questo è più che certo. Almeno questo.
  7. un comico a fare da intermediario. Si tratta di Alessandro Siani: attore, regista, direttore artistico napoletano. Lui al centro di tutto ma defilato il più possibile nelle retrovie dell’organizzazione. Subissato (ingiustamente forse) di critiche dopo l’eventone di Dieghito al San Carlo e delle poltrone a 300 euro, ora ha organizzato un evento totalmente gratuito, per la piazza almeno.
  8. una piazza gremita ma non abbastanza da ospitare tutti quelli che vorrebbero esserci. La piazza dicevamo, quella che ospiterebbe ben più del 30mila napoletani previsti ma che per motivi di sicurezza (vedi anche i fatti di Torino) ne ospiterà solo pochissime migliaia. Tutti gli altri dovranno accontentarsi di dirette radio e tv e di non poter vedere dal vivo l’maggio a Diego di chi gli farà compagnia sul palco e con lui ricorderà anche i napoletani, quelli di nascita, illustri: da Totò a Massimo, da Pino ad Eduardo, in una sorta di amarcord che a dirla tutta-tutta non si capisce che senso abbia. Mah.
  9. una cittadinanza onoraria. Eccolo qui il motivo della visita: ricevere la cittadinanza onoraria ed essere considerato napoletano a tutti gli effetti. Ma napoletano, l’ha detto lui, Maradona si è sentito già il primo giorno che ha indossato quella maglia e tutte le volte che con quella stessa maglia azzurra ha segnato i suoi 115 gol. Dal 5 luglio sarà però anche ufficialmente iscritto nell’albo del Comune che con questa amministrazione ha fatto della cittadinanza onoraria ai valorosi di ogni sorta una specie di appuntamento settimanale. Maradona andrà così a far compagnia a Lorenzo Giovanni Arbore detto Renzo Arbore, Jean-Noël Schifano, Carlo Azeglio Ciampi, Jean Paul Gustave Ricœur, Aminatou Ali Ahmed Haidar, Abou Bakary Traoré, Bruno Pesaola detto “il Petisso”, Salvatore Borsellino, 4 figli maggiorenni di immigrati, ma nati in Italia e residenti a Napoli e persino l’ex azzurro Gökhan Inler oltre a tutti i Capi dei Culti Religiosi presenti nella Città di Gerusalemme
  10. una stampa particolarmente avvezza al gossip. Dunque, il suo mestiere sarebbe raccontare i fatti e le notizie senza giudizi di sorta e senza innaffiare il tutto con del gossip a buon mercato. La notizia era la cittadinanza. La notizia è diventata il cachet. Ora, diciamocela tutta: quanto vale Maradona? No, non l’uomo ovviamente che quello è un valore da 1 a più infinito a seconda di chi lo esprime. Intendo quanto vale la sua immagine. Tanto. Ma tanto davvero, tanto che sponsor paganti paghino appunto per un banner in piazza o per cenare a pochi passi dal campione. Ora i soldi con l’amore c’entrerebbero poco ma è il business, bellezza, dove ne sine pecunia cantantur missae e Maradona non fa di certo eccezione. L’abbiamo detto: lui oltre ad esser un Pibe de Oro, nell’oro è abituato a sguazzarci e perché mai avrebbe dovuto fare questa volta eccezione? Non c’è motivo. L’amore lasciamolo ai poeti e nemmeno: a Maradona diamo la cittadinanza e i soldi, pure.
  11. un ritiro calcistico. Quello del Napoli di oggi, dei vari Hamsik e Insigne pur omaggiati dal loro illustre predecessore che nel giorno di Diego vanno in ritiro dall’altra parte dell’Italia: al Plebiscito non ci saranno, non ci sarà la partitella, non  ci sarà De Laurentiis pure lui in Val di Sole. Insomma, il Napoli di oggi non celebrerà quello di ieri, come non ha fatto neppure lo scorso 10 maggio a 30 anni da quello scudetto. Il Napoli non celebra Diego e divide i tifosi, tra chi sceglie Maradona e la sua storia del passato e chi è già alla volta di Dimaro per il Napoli del futuro. A ognuno il suo verrebbe da dire.

Ora che gli ingredienti li abbiamo tutti spiegati, riprendete il calderone e abituatevi a ciò che ne uscirà nella notte di Diego. E qualunque sia il vostre sesso, orientamento politico, religiosa o calcistico, qualunque sia la vostra idea di Maradona state certi che sarà assorbita in quello stesso calderone. Perché Napoli è il Napoli e basta che ci sia Maradona, tutto il resto a proposito di ingrediente è e resta solo un contorno. E buon appetito allora.

 

 

 

 

 

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