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Ho corso la mia 14ma Maratona di New York e il mio pellegrinaggio continua

Vi racconto tutte le fasi che portano al traguardo con qualcosa che non è solo una corsa podistica, ma una sorta di mistica chiamata ad una sfida con il mondo

Vincenzo Pascale all'arrivo accolto da George Hirsch, fondatore della maratona di New York

Edizione numero 49 della TCS NYC Marathon, l’edizione dei record: 55mila iscritti poco più di 54 mila arrivati, 190 nazioni rappresentate. Dominio keniano tra gli uomini e le donne. Geoffrey Kamworor (con un tempo di 2h08’13”) e Joyciline Jepkosgei (2h22’38”) hanno vinto la 49ma edizione della New York City Marathon. Per il 26 enne Kamworor si tratta del secondo successo, dopo quello del 2017, al termine di una gara in cui ha distaccato l’ultimo avversario a 4km dal traguardo. Super esordio per la primatista mondiale dei Mezza Maratona che, alla prima volta su questa distanza, precede la 4 volte vincitrice Mary Keitany chiudendo con il secondo crono di sempre registrato a New York.

Notevole la presenza podistica italiana con 3100 iscritti. Siamo anche un popolo di podisti. Ma cos’è una maratona? Cosa spinge a correrla, a sudare, a lacrimare e poi gioire per 42 km e 195 metri, 26,2 miles?

Il distanza attuale nasce alle Olimpiadi di Londra del 1908. Quando si decide di far partire la casa dalla residenza reale di Windsor e farla arrivare nel centro di Londra. Da allora la distanza è diventata canonica. La maratona di New York parte da Staten Island, l’idea venne agli organizzatori nel 1976 per celebrare il bicentenario USA facendole attraversare i cinque Burough  da allora non si è più tornati indietro. La maratona per tanti è una sfida atletica con se stessi, una sorta di mistica chiamata ad una sfida con il mondo. Ovviamente richiede una preparazione accurata o meno dipende dalla meticolosità del podista. Dodici settimane è il periodo minimo di training per concluderla senza pericolose ripercussioni salutari. Dodici settimane di ascetismo Atletico: dieta controllata, eccessi fisici da tenere sotto controllo. Attenzione agli infortuni, ascoltare il corpo è la prima regola di ogni podista. Poi arriva il giorno della maratona.

Vincenzo Pascale a Central Park dove sventolava anche il triclore

A New York cade periodicamente la prima Domenica di novembre. La sveglia è alle 4 di mattina, siamo quasi in clima struttura giornaliera benedettina. Ci si alza in silenzio. Si contemplano gli indumenti da indossare per la gara. Si fa una leggera colazione. Si dà una occhiata alla temperature e si esce di casa. Ovviamente le strade di New York sono affollate di podisti.. Tutti in moto per arrivare ai punti di ritrovo. Salire sui pullman che ti portano a Staten Island. Il Ritrovo è un happening tra un concerto rock, la sacralità di una ritrovo religioso. D’altronde la maratona può essere anche un pellegrinaggio. Si scioglie un voto, una promessa. Si adempie ad un impegno. Tre/quattro ore sui prati prati di Fort Wadsworth. Base militare prestata al podismo. Crogiulo di lingue eruttate da altoparlanti informano sulle procedure per l’avvio, i bisogni fisici, le ammonizioni pre gara.

Vincenzo durante la corsa

Le partenze sono scaglionate.  Prima i paraplegici (velocissimi) con carrozzine che sembrano bolide. Poi le donne. Poi alle 9:40 la Wave 1 dei podisti con gli elite athletes ad aprire la gara. Seguiranno la wave 2 e la 3… La partenza da brividi, un colpo di cannone… da brividi. Il Ponte di Verrazzano con i suoi due livelli è invaso da migliaia di podisti. Poi Brooklyn, Queens (mezza maratona è alle spalle). Si entra a Manhattan dal Queensborough  Bridge… un boato accoglie i podisti dopo il silenzio e la solitudine del ponte. La First Avenue è una immensa festa, mi ricorda le processioni meridionali. I podisti sfilano la gente urla, incita, alza cartelli.  I rifornimenti: acqua, energetici, dovrebbero ridurre la fatica. Veloce attraversamento del Bronx si rientra a Manhattan. Sembra fatto. Miglio 22. In gergo podistico si definisce il muro, finiscono le reserve di glicogeno, si va in riserva…

Sono in riserva già da un po’ di miglia. Saluto, rispondo agli incitamenti. Si entra a Central Park. Si corre tra due ali di folla. Mi sembra una tappa alpine del Tour de France. L’incitamento è alle stelle. Il livello energetico è ai minimi. Bisogna andare. Si esce dal corpo. Si imbocca Central Park south, si rientra a Central park da Columbus Circle, 450 metri alla fine… Ci siamo: Sprint finale per esaltare la performance e si arriva. Non possono mancare le congratulazioni dei volontari. Straordinari. La  Medaglia. Ogni anno più grande e più artistica… Il ritrovo con la famiglia.

Ho corso al mia 14ma Maratona di New York. Un impegno annual da rispettare. Una gioia da condividere con gli amici italiani ed americani. Una grande e salutare passione per la gara più bella del mondo. Pronti per l’anno prossimo. Edizione numero 50….

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