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Gli strozzini della Troika non piegano il popolo greco

La grande vittoria popolare di Tsipras non si è esaurita nelle urne. La gente scende in piazza ed è pronta ad appoggiare il proprio governo contro le politiche ottuse del Fondo monetario internazionale, della Bce e dell’Unione europea 

La vicenda greca ha messo a nudo l'incredibile involuzione che il processo unitario europeo ha subito negli ultimi anni. Infatti, tra la cultura della solidarietà e della sussidiarietà che avrebbe dovuto caratterizzare l'Unione europea dal Trattato di Maastricht in poi e la realtà effettiva, contrassegnata dal prevalere degli interessi finanziari e speculativi internazionali, nonché dalla conseguente politica di austerità in difesa degli interessi delle grandi banche europee, hanno vinto gli interessi di queste ultime (cioè delle banche) e della finanza speculativa a discapito dello sviluppo e dell’unità.

Non è proprio un caso strano che queste politiche hanno provocato la diffusione nelle opinioni pubbliche europee di orientamenti euroscettici. Movimenti che esprimono avversità dichiarate verso l'Europa e le sue euro-burocrazie, che applicano procedure ed orientamenti dettati dalle politiche della Troika che, a propria volta, creano impoverimento e precarietà. Ma la cosa più grave è che le politiche di austerità creano inique disparità tra i Paesi della stessa Unione europea: ci sono Paesi ricchi che continuano a crescere a discapito di Paesi che arretrano nel proprio sviluppo e nella crescita sociale.

La vicenda greca è palese testimonianza di questo arretramento del processo di integrazione. E va dato atto ad Alexis Tsipras di volere modificare questo andazzo puntando sul recupero del principio di solidarietà fra i popoli e le nazioni europee. Egli, infatti, chiede soltanto di modificare le condizioni praticate dalla Troika (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Commissione europea) le quali hanno mostrato la loro inefficacia a far uscire dalla crisi e dalla povertà la Grecia. Fallimento che metterebbe in crisi anche i Paesi europei creditori di questo Paese, i quali non rientrerebbero dei loro crediti.

La proposta del governo ellenico prevede la restituzione del debito contratto con gli altri Stati dell'Eurozona, purché venga messo nelle condizioni di rilanciare la propria economia e la propria crescita. Il recente giro europeo di Alexis Tsipras, purtroppo ha conseguito un risultato nullo, perché il responso tedesco e quello della Banca centrale europea è stato un rifiuto netto di ogni trattativa e Tsipras è stato dirottato verso la Troika, con la quale deve negoziare le condizioni.

In tutta questa vicenda va rilevato, stando alla grande manifestazione popolare di oggi ad Atene, che la vittoria elettorale di Syriza in Grecia gode di una grande partecipazione della gente. Una protesta che non si è conclusa con l'esito elettorale, ma che continua a sostegno dell'azione del governo Tsipras. Questa partecipazione dimostra ancora una volta che il disegno europeo ideato a Ventotene aveva visto giusto e che quel messaggio è entrato nell'idea di Europa voluto dai popoli. Disegno che le cancellerie europee continuano a contrastare per fini di potere e di presunte egemonie economiche e di potere nazionale che collidono con le aspirazioni popolari.
La speranza e la lotta popolari sono gli ingredienti necessari a costruire un'Europa unita e solidale per sconfiggere lo strozzinaggio della finanza speculativa che in atto è vincente.

 

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