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Il Muos di Niscemi? Trasferiamolo in via Solferino dove ‘brilla’ il Corriere della Sera

In un articolo nel quale ‘brillano’ le inesattezze, Panebianco scopre che la Sicilia non vuole più essere una colonia. E che il Tar si preoccupa della salute dei siciliani. Intanto nell’Isola è già partita la raccolta delle firme per trasferire il mostro elettromagnetico a Milano

Dopo la memorabile (quanto discutibile) difesa del progetto di un rigassificatore alla spalle della Valle dei Templi di Agrigento (Patrimonio mondiale dell’Unesco), firmata dall’illuminata penna di Gian Antonio Stella, il  Corriere della Sera torna a stupirci con effetti speciali. Il leit motive è sempre lo o stesso: parlare a sproposito della Sicilia e dei siciliani o dare per scontato che questa regione sia una colonia da sfruttare e da piegare in ossequio alla volontà dei Governi (italiani e stranieri). 

Questa volta a firmare un articolo degno di nota è Angelo Panebianco. Che, pur di difendere il MUOS (Mobile User Objective System), il sistema di comunicazione satellitare che la Marina Usa ha costruito a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, le spara davvero grosse. Nel mirino del giornalista finisce, addirittura, la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar), ‘reo’ di avere accolto i ricorsi delle associazioni ambientaliste (e non del Comune di Niscemi!) sulla illegittimità delle autorizzazioni concesse agli Usa.

I giudici amministrativi, in linea con il loro mandato, hanno censurato pesantemente l’operato del Governo regionale di Rosario Crocetta che ha partorito l’ennesimo pasticcio amministrativo (chiare violazioni di norme ambientali e una revoca giuridicamente nulla). Non solo. I giudici del Tar Sicilia fanno anche notare che lo studio sui rischi sanitari (derivanti dall’elettromagnetismo del sistema) non sono stati valutati a sufficienza. Anzi.  

Una sentenza inattaccabile, sotto il profilo giuridico, per chi l’ha letta senza alcun pregiudizio e senza alcuna fine apologetico. Non è così per Panebianco, a quanto pare. Che, addirittura, se la prende col Tar e con la sua ‘ineffabile sentenza’ e tira in ballo, niente poco di meno, che questioni di sicurezza nazionale:

“A molti è forse sfuggito, ma proprio mentre l’altra settimana eravamo alle prese con le minacce dello ‘Stato islamico’ all’Italia dei crociati, l’ineffabile Tar di Palermo – scrive il nostro – con una sentenza, bloccava la costruzione, nella locale base Nato, della stazione di terra del MUOS, il più avanzato sistema americano di comunicazioni satellitari a scopi militari, dando ragione al Comune di Niscemi che la definiva dannosa per la salute. La sentenza-prosegue Panebianco – naturalmente, è stata accolta con esultanza da tanti bravi cittadini della zona. Qui non si vuole scherzare su cose così gravi ma forse servirebbe una riflessione collettiva sul fatto che i ‘danni per la salute’, se la situazione in Nord Africa continuerà a deteriorarsi, potrebbero risultare maggiori di quelli che può procurare una stazione MUOS. Ma davvero la sicurezza nazionale, nonché i nostri impegni Nato, possono essere appesi alle sentenze dei Tar?”.

Intanto prendiamo atto con grande dispiacere delle inesattezze scritte dal Corriere della Sera. Nell’articolo si dice che i giudici avrebbero accolto il ricorso del Comune di Niscemi, quando invece tale ricorso è stato respinto; si parla di una base Nato che non c’è, visto che quella di Niscemi è una base della Marina Usa; per non parlare di un Tar di Palermo che non esiste, visto che esiste solo il Tar Sicilia. Tutti questi errori, peraltro grossolani, in un articolo del Corriere della Sera – come i lettori americani possono notare – danno la misura della crisi italiana, se è vero che questo giornale era un tempo noto per la sua estrema precisione nel dare le informazioni ai cittadini.

La domanda finale che Panepinto si pone, poi, appare alquanto capziosa. Innanzitutto perché il Tar si limita a giudicare la regolarità di un percorso amministrativo e di certo non può mentire per fare contento il Corriere della Sera e il suo ‘prestigioso’ editorialista. In secondo luogo perché la sicurezza nazionale e lo spettro dell’Isis non c’entrano nulla, visto che il MUOS non è ancora funzionante e non lo sarà, a prescindere dal Tar, ancora a lungo (la sua accensione dipende da un sistema di satelliti da mandare in orbita). Molto ‘brillante’ l’ipotesi secondo la quale i rischi di un eventuale deterioramento degli eventi in Nord Africa potrebbero essere maggiori dei “danni alla salute”.

Peccato che Panebianco non parli della sua salute, né di quella dei cittadini della sua regione. Della serie, qualche ‘siciliano’ fritto dall’elettromagnetismo, per presunte ragioni di Stato, ci può anche stare? La penserebbe allo stesso modo se si trattasse della sua abitazione e dei suoi vicini di casa? Con l’autorevolezza del giornale per cui scrive e, per coerenza, con quello che dice, potrebbe proporre il trasferimento del MUOS in via Solferino, o a due passi da casa sua. Solo allora potremmo credere che il suo attaccamento alle ragioni dei Governi (italiani o americani) sia davvero sincero.

E poiché nessuno dubita della sua buona fede, per aiutarlo, già a Niscemi si sta organizzando una raccolta di firme da apporre ad una petizione con cui si chiederà di portare le parabole del MUOS a Milano, a due passi dalla redazione del Corriere della Sera, in via Solferino, appunto. O, comunque, in un luogo vicino alla residenza di questo grande commentatore del giornalismo italiano.

Intanto, mentre  alla faccia del Tar (e della legalità) pare che gli Usa abbiano acceso le parabole MUOS (per provarne il funzionamento, probabilmente) a smontare, pezzo dopo pezzo, le ‘verità’ di Panebianco è stato per primo Massimo Zucchetti, docente del Politecnico di Torino, che ha fornito più di una prova sulla pericolosità per la salute del MUOS (ha fatto parte del tavolo di studio dell’Istituto Superiore della Sanità e, insieme con altri studiosi, ha firmato la relazione di minoranza, la stessa cui il perito del Tar, il prof Marcello D’Amore, ha riconosciuto validità).

“Non entro nel merito della prima parte dell’articolo, tutto in soc­corso e difesa della Difesa, tutto pieno di rim­pianto sul ‘c’eravamo poco armati’- scrive il docente universitario sul Manifesto. Che dopo un poco di pungente ironia entra nel merito:

“E’ nel finale dell’articolo, però, dove Pane­bianco ha biso­gno del mio aiuto, dato che scrive, più o meno, un’ine­sat­tezza per riga: L’ inef­fa­bile Tar di Palermo (che emette “sen­tenze miopi” che “sono armi pun­tate con­tro di noi”) non ha dato ragione al Comune di Niscemi, il cui ricorso anzi non è stato accolto. Al Comune di Niscemi, tut­ta­via, si deve l’avvio di que­sto pro­ce­di­mento, ed al suo ricorso sono stati poi uni­fi­cati molti altri ricorsi sullo stesso tema, sia No-MUOS che Pro-MUOS”. L’ ‘inef­fa­bile’ Tar di Palermo (che emette “sen­tenze miopi” che “sono armi pun­tate con­tro di noi”) ha accolto invece i ricorsi pre­sen­tati da Legam­biente, dal Coor­di­na­mento Regio­nale dei Comi­tati No MUOS e dal Movi­mento No MUOS Sici­lia con­tro il prov­ve­di­mento della Regione sici­liana del 24 luglio 2013, la cosid­detta ‘revoca delle revo­che’ all’autorizzazione alla costru­zione del MUOS”.

“L’ ‘inef­fa­bile’ Tar di Palermo (che emette “sen­tenze miopi” che “sono armi pun­tate con­tro di noi”) – aggiunge Zucchetti – ha moti­vato la sen­tenza non tanto sul fatto che il MUOS sia “dan­noso per la salute”, ma essendo un inef­fa­bile organo del sistema giu­di­zia­rio ita­liano che deli­bera su inef­fa­bili que­stioni ammi­ni­stra­tive (si segni la sigla: Tar = Tri­bu­nale amministrativo regio­nale) ha accolto i ricorsi basan­dosi sui vizi delle auto­riz­za­zioni ori­gi­na­rie (emesse nel 2011 dalla Regione sici­liana) per­ché carenti di validi studi sui rischi per la popo­la­zione e l’ambiente e prive total­mente di studi riguardo i rischi per il traf­fico aereo. Inol­tre, l’autorizzazione pae­sag­gi­stica, neces­sa­ria per la rea­liz­za­zione dell’opera all’interno di un sito pro­tetto (in zona A della Riserva natu­rale orien­tata Sughe­reta di Niscemi ed all’interno di un Sic, siga che sta per Sito di inte­resse comu­ni­ta­rio) era frat­tanto sca­duta e non rin­no­vata. L’ ‘inef­fa­bile’ Tar rileva per tutti que­sti motivi che i lavori sono ini­ziati e pro­se­guiti in assenza di valido titolo auto­riz­za­tivo e si devono qua­li­fi­care, quindi, come abusivi”.

Piuttosto, chiede lo scienziato “il Governo ci spie­ghi come intende porre in essere ogni azione utile e scru­po­losa al fine di rimuo­vere il danno esi­sten­ziale ai nisce­mesi già deter­mi­na­tosi in più di 20 anni, prov­ve­dendo al blocco dei lavori del MUOS e allo spe­gni­mento delle antenne NRTF esi­stenti, con anche moni­to­rag­gio costante e con­ti­nuo del sito sui limiti di emis­sioni elet­tro­ma­gne­ti­che.
Per­ché il Governo non pro­muove l’effettuazione di uno stu­dio scien­ti­fico per dare con­tezza dell’avve­nuto impatto sulla salute della popo­la­zione fin dal 1991, assi­cu­rando un costante coin­vol­gi­mento infor­ma­tivo degli Enti locali e dei Comi­tati NO MUOS, affi­dando lo stu­dio a scien­ziati super par­tes?
Il Governo ci spie­ghi come intende ridurre dra­sti­ca­mente l’inquinamento delle matrici ambien­tali deri­vante dal petrol­chi­mico di Gela, tut­tora in fun­zione, e che l’Istituto Supe­riore di Sanità ha dimo­strato pro­vo­care a Gela, Butera, Niscemi e altri Comuni limi­trofi inqui­na­mento ambien­tale a livelli intol­le­ra­bili”.

Insomma, Panebianco è servito. Ma siamo certi che non leggeremo alcuna rettifica. 

 

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