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Lo sfascio della sanità a Palermo: oltre un anno per un esame agli occhi

 Le incredibili disavventure di un collaboratore del nostro giornale che sta vivendo sulla propria pelle la disorganizzazione e le speculazioni del sistema sanitario pubblico. I disservizi del Policlinico, del Civico, e di Villa Sofia

In questi giorni di polemiche sul servizio sanitario in Sicilia vogliamo narrarvi una storia iniziata nell'aprile 2014 e che, forse,  si concluderà il prossimo 2 luglio di quest'anno. Quindici mesi per un semplice trattamento laser di una retinopatia diabetica proliferante. Il tempo sufficiente per  accecare.

Chi scrive è diabetico da circa trent'anni e da altrettanto tempo è in cura presso il servizio sanitario pubblico, tanto che gode addirittura delle esenzioni per patologia cronica. Nel percorso terapeutico mi capita di dovermi sottoporre ad un accertamento fluoroangiografico delle retine oculari, su prescrizione del medico specialista dell'Azienda sanitaria n. 6 di Palermo. E' il mese di aprile 2014. Con la richiesta medica dell'esame specialistico mi reco alla clinica Oculistica dell'Azienda ospedaliere universitaria, Policlinico ‘Paolo Giaccone’ di Palermo. Qui fissano la data dell'esame clinico per il 17 aprile, cioè dopo pochi giorni. Dopo qualche giorno arriva una telefonata con la quale mi viene comunicato che l'esame fluoroangiografico è spostato al 21 maggio e sarà effettuato presso il padiglione Medicina del Lavoro della stessa Azienda ospedaliera.

Il 21 maggio mi reco presso il padiglione Medicina del Lavoro e vi trovo un cantiere edile in piena attività. Mi informo se, per caso, le prestazioni sanitarie oculistiche si eroghino altrove. La risposta è no. Mi dicono che riprenderanno quando il reparto sarà reso disponibile al termine dei lavori di ristrutturazione dei locali. Previsione settembre/ottobre prossimi. E i pazienti che attendono le cure?

Breve considerazione: ma chi ha spostato la data dal 17 aprile al 21 maggio sapeva o no che il reparto oculistica del padiglione Medicina del Lavoro non era funzionante ed in base a quali elementi aveva disposto il cambio di data e di luogo? Domanda ovvia, ma in Sicilia l'ovvio non è di casa: semmai così è se vi pare!

Ad ottobre mi reco a Medicina del Lavoro, ma i lavori edili sono in pieno fermento. Chiedo quando il reparto sarà funzionante, se mi chiameranno secondo l'ordine delle precedenti prenotazione. In risposta mi danno un recapito telefonico al quale chiedere quando sarà il mio turno. Per farla breve, il reparto oculistica presso il padiglione Medicina del Lavoro entrerà in funzione nel mese di novembre ed il 26 di questo mese potrò fare l'esame fluoroancgiografico. L'esame è prodotto in un compact disc e la prescrizione clinica che l'accompagna indica che devo essere sottoposto ad intervento laser retinico ad entrambi gli occhi. Immediatamente mi rivolgo all'ufficio prenotazioni dello stesso reparto per fissare la data dell'intervento laser, ma lì mi rispondono che loro quel tipo di intervento non lo praticano.

Mi reco dal mio medico di base, mi faccio preparare la richiesta di intervento laser così com'è indicata nella prescrizione clinica che accompagna l'esame fluoroangiografico e mi reco al Cup, sigla che sta per Centro unificato delle prenotazioni, dell'Ospedale Civico, sempre di Palermo. Ma anche qui mi dicono che quegli interventi laser non li praticano Alla domanda se sanno dove vengono praticati gli interventi laser alle retine oculari, la risposta abbastanza indefinita è: provi a Villa Sofia.

Al Cup di Villa Sofia presento la richiesta di intervento laser come prescritta dalla clinica oculistica dell'Azienda sanitaria universitari del Policlinico ‘Paolo Giaccone’ dove gli addetti allo sportello prenotazioni mi dicono che debbo fare riformulare in modo diverso la richiesta e mi danno una striscia di carta dove la formula da trascrivere nella richiesta è ben evidenziata: “Esame complessivo dell'occhio-valutazione chirurgica retinopatia diabetica”. Appena leggo la formulazione che debbo fare scrivere sulla richiesta del medico di base mi viene spontanea una riflessione: due ospedali della medesima Azienda sanitaria locale non si fidano l'uno dell'altro e mi sottopongono a visita di controllo prima dell'intervento richiesto.

Con la formulazione scritta nel 'pizzino' fornitomi dal Cup vado dal mio medico di base e gli chiedo la cortesia di riformulare la richiesta secondo le indicazioni del Cup di Villa Sofia. Con la nuova richiesta del 7 gennaio 2015, acconciata secondo la ritualità indicatami dal Cup Villa Sofia, mi viene immediatamente indicata la data del 19 gennaio successivo per la visita da effettuare presso il Centro traumatologico-Unità operativa di oftalmologia. Qui passo la visita complessiva dell'occhio ed il medico mi rilascia un referto nel quale sono indicate le condizioni che conosco da parecchio tempo. Letto il referto, chiedo al medico quando si potrà effettuare l'intervento laser e questi mi risponde che loro in quell'ospedale non fanno questo tipo di trattamento. Se proprio voglio fare il trattamento laser mi debbo rivolgere al presidio sanitario di via Gaetano La Loggia, sempre a Palermo.

A questo punto è meglio che non ripeta né il tenore, né le considerazioni che ho fatto nell'immediatezza dell'accaduto. Mi limito ad una semplice osservazione: ma allo sportello del Cup Villa Sofia non potevano dirmi che in quell'ospedale non si praticava la retapia laser, piuttosto che farmi modificare la richiesta e sottopormi ad una inutile ennesima visita oculistica dell'esame dell'occhio? In verità quella visita una novità l'aveva rilevata: l'esame fluoroangiografico non era stato prodotto su carta, bensì su supporto elettronico e quindi era stato prescritto che la clinica oculistica mi rilasciasse una riproduzione cartacea di quell'esame. In altri termini, dovrò recarmi alla clinica universitaria a farmi dare l'esito fluoroangiografico su carta.

Sulla base dell'informazione ricevuta dal medico dell'Unità oftalmologica mi sono recato, fornito di nuova richiesta di trattamento laser per retinopatia diabetica proliferante, presso il Cup di via La Loggia dove allo sportello ho dovuto insistere dicendo che proprio lì veniva praticata la terapia laser. Le mie insistenze hanno convinto l'operatore dello sportello ad accertarsi che le mie pressanti richieste erano fondate: questi ha chiamato al telefono qualcuno degli uffici il quale gli avrà risposto affermativamente, tanto che lo stesso operatore mi ha infine prenotato l'intervento laser per il 2 luglio prossimo presso l'ospedale Albanese, l'unico presidio ospedaliero di Palermo dove si pratica tale terapia. Da qui la lunga lista di attesa che prevede ben sette mesi del periodo di prenotazione.

Fin qui ho omesso, volutamente, di accennare ad un tentativo di utilizzare una struttura privata convenzionata con la Regione siciliana dove viene praticata la terapia laser: parlo della clinica Villa Eleonora. In questa clinica, allo sportello prenotazioni, mi hanno confermato che in quella clinica si pratica la terapia laser, però a pagamento: 126 euro a seduta perché non è certo che la terapia si esaurisca in una sola seduta. Ho fatto due conti e ne ho tratto l'esito che almeno due interventi su ogni occhio avrebbe comportato al minimo una spesa di 500 euro ed ho rinunciato immediatamente.

Anche qui ha fatto la mia conseguente riflessione: che senso ha convenzionare le aziende private se queste convenzionano le prestazioni dove la concorrenza pubblica è garantita, mentre le prestazioni dove il servizio pubblico è carente non sono convenzionate? L’assessore regionale Lucia Borsellino è al corrente di questa follia?

Un servizio pubblico serio imporrebbe al privato che chiede di convenzionarsi con il servizio sanitario pubblico di convenzionare tutte le prestazioni per le quali è attrezzato: prendere o lasciare. Non dovrebbero essere consentiti margini di discrezionalità: o tutto o niente. Assessore Borsellino, dia uno sguardo alle convenzioni e, se lo ritiene, provveda di conseguenza, elimini la speculazione privata sulla salute dei cittadini. Se non fa queste cose elementari è meglio che segua il consiglio del ministro della Sanità: tolga le tende.

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