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Rifiuti: la Sicilia come la ‘terra dei fuochi’ tra discariche e speculatori

Nicolò Marino

Nicolò Marino

I parlamentari nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle accendono i riflettori su uno dei settori nevralgici dell’Isola. L’inquinamento e i pericoli per la salute dei cittadini. Le dichiarazioni dell’ex assessore regionale, Nicolò Marino, al Parlamento nazionale

 

Un comunicato stampa diramato dai parlamentari nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle riaccende i riflettori sulla gestione dei rifiuti in Sicilia. I grillini parlano, senza mezzi termini, di un sistema al collasso, messo su a uso e consumo di “chi deve lucrarci”, per “costruirci un consenso elettorale e clientelare”. Si parla dei debiti accumulati dagli Ato rifiuti, sigla che sta per Ambiti territoriali ottimali, società tra Comuni oggi tutte commissariate e in buona parte con debiti a sei zeri. Nel comunicato si fa riferimento, anche, dell’audizione dell’ex assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità della Regione siciliana, Nicolò Marino, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

“Il ciclo dei rifiuti in Sicilia – si legge nel comunicato dei grillini siciliani – non deve funzionare perché c'è chi deve lucrarci e chi deve costruirci consenso elettorale clientelare, come dimostra la bomba a orologeria degli Ato con almeno 800 milioni di euro di debiti insoluti. Il tutto, ovviamente, a spese della salute della cittadini e delle loro tasche”. In realtà, al 31 dicembre 2012, i debiti degli Ato siciliani superavano il miliardo di euro. E’ probabile – stando a quello che leggiamo nel comunicato – che la situazione sia leggermente migliorata negli ultimi tre anni.

“Le relazioni delle commissioni ispettive predisposte dall'allora assessore Niccolò Marino sugli iter autorizzativi e le tariffe delle cinque discariche private in Sicilia – dice Claudia Mannino, parlamentare nazionale del Movimento 5 Selle eletta in Sicilia, componente della commissione Ambiente della Camera dei deputati -certificano la completa illegittimità amministrativa e il mancato rispetto di fondamentali normative ambientali. Dalla combine smascherata dalla Giustizia amministrativa per la costruzione dei quattro inceneritori, ad oggi nulla sembra cambiato”.

Il riferimento della parlamentare Mannino è ai quattro inceneritori che erano stati programmati nei primi anni del 2000 dal governo regionale retto in quegli anni da Totò Cuffaro. Quattro impianti – che venivano definiti termovalorizzatori perché, bruciando i rifiuti, avrebbero prodotto energia – che, lo ricordiamo, non sono stati bloccati dalla politica, ma dalla magistratura europea. Su questi impianti le polemiche erano state roventi. Il governo Cuffaro e i suoi tecnici sostenevano che, a monte di questi quattro termovalorizzatori, sarebbe partita la raccolta differenziata dei rifiuti per evitare di mandare negli impianti immondizia che, bruciando, avrebbe liberato nell’aria sostanze dannose per la salute umana e, in generale, per l’ambiente (il riferimento è alla diossina e, in generale, ai metalli pesanti).

Le promesse di far decollare la raccolta differenziata dei rifiuti non sembravano realistiche. E, in effetti, a distanza di un decennio, la raccolta differenziata dei rifiuti, in Sicilia, si attesta su percentuali minime (i dati disponibili sulla situazione siciliana sono frammentari: c’è chi dice che la raccolta differenziata dei rifiuti, nell’Isola, sia un po’ sotto il 10 per cento e chi sostiene che è ferma al 3-4 per cento). Un dato indiscutibile, ad esempio, è che tra il 2001 e il 2008 la raccolta differenziata, in provincia di Agrigento, era cresciuta in modo sensibile, raggiungendo e forse superando il 10 per cento sul totale dei rifiuti trattati. Dal 2008 in poi, però, è scesa di nuovo al 2-3 per cento.

La verità è che in Sicilia, come giustamente fanno notare i grillini, sulla gestione dei rifiuti pesa la presenza di speculazioni e speculatori. Il risultato è che, ancora oggi, il sistema dei rifiuti nell’Isola è imperniato sulle discariche, in buona parte private (e in alcuni casi sequestrate dalla magistratura). Così, mentre in altre parti del mondo civilizzato i rifiuti sono una risorsa, perché vengono in buona parte riciclati (in alcune realtà totalmente riciclati), in Sicilia costituiscono un serio problema, perché vengono seppelliti nelle discariche inquinando l’ambiente.

Tra l’altro – problema nel problema – molte discariche siciliane non sono “a norma”, per utilizzare il freddo linguaggio dei burocrati di Bruxelles (in pratica, sono fuori legge!). In tutte le discariche non dovrebbero mai essere sotterrate le sostanze umide, perché aumentano la produzione del cosiddetto percolato.

A questo punto è necessaria una breve digressione. Il percolato è un liquido che si origina in prevalenza dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi rifiuti (il percolato, anche se in misura minore, si produce anche compattando i rifiuti).

Il percolato, questo va da sé, contiene sostanze inquinanti organiche e inorganiche. La formazione di percolato dipende da vari fattori: dalla piovosità, dalla temperatura e dalla presenza dei venti. Le piogge abbondanti danno luogo ad un aumento del percolato. Quantità di percolato che viene incrementata, come già ricordato, dalla presenza di sostanze umide nei rifiuti che finiscono sotto terra.

In Sicilia, terra di discariche, il percolato è diventato un problema grave sia perché i rifiuti sotterrati contengono molte sostanze umide (che, lo ribadiamo, mai e poi mai dovrebbero essere sotterrate!), sia perché negli ultimi anni è aumentata la piovosità.

Per legge, il percolato deve essere raccolto e trattato nel sito stesso della discarica o trasportato in impianti ad hoc che debbono essere autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi. Gli esperti di questo settore spiegano che i fattori che portano una discarica a produrre percolato possono essere controllabili e incontrollabili. I processi di degradazione dei rifiuti che finiscono sotto terra non possono essere controllati. E’ invece controllabile l’infiltrazione di acqua dall’esterno: per esempio, impermializzando il fondo della discarica e la superficie della stessa discarica.

Questa digressione sul percolato è importante perché ci consente di illustrare ai lettori un problema molto serio, soprattutto ai lettori americani che rimarranno un po’ perplessi nel leggere che in Sicilia, in materia di rifiuti, si va ancora avanti con le discariche. Basti pensare che a Palermo la discarica di Bellolampo ha inquinato la falda acquifera e, in parte, anche un tratto di mare.

Ci sono, poi, i risvolti economici. Perché, attualmente, in Sicilia si spendono un sacco di soldi per captare questo benedetto percolato dalle discariche e trasportarlo fuori dall’Isola. Tutta questa follia è stata messa in piedi – e ancora resiste – per consentire a i privati, in combutta con la politica (e con la criminalità organizzata, come avviene in Campania) di speculare sulla gestione dei rifiuti.      

“Le relazioni della commissione di indagine – continua la parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle eletta in Sicilia, Claudia Mannino – dovrebbero essere rese pubbliche perché tutti i cittadini siano a conoscenza dei disastri ambientali che le sistematiche violazioni di legge hanno determinato. Sollecitiamo le Autorità giudiziarie, già informate dei fatti, ad accertare le responsabilità penale sia della vicenda degli inceneritori che di questi ‘anomali’ iter amministrativi. Noi, nell'ambito della nostra funzione di controllo politico-parlamentare, abbiamo inoltrato formale denuncia alla Commissione europea per la persistente e strutturale violazione delle normative europee in tema di discariche, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale”.

La deputata Mannino torna a parlare degli inceneritori. Quattro impianti, l’abbiamo ricordato, sono stati bloccati dalla magistratura europea. Nel 2012 il governo Monti e il governo regionale di Raffaele Lombardo firmano un accordo per fare bruciare i rifiuti nelle cementerie dell’Isola. Una follia che avrebbe inquinato l’ambiente e che, per fortuna, è stata bloccata – o dovrebbe essere stata bloccata – dalle proteste della gente. Oggi si torna a parlare di nuovi inceneritori, anche se, a parte qualche caso, non ci sono dichiarazioni ufficiali. Il caso dove ci sono, invece, dichiarazioni ufficiali è quello di San Filippo del Mela, in provincia di Messina. Dove si vorrebbe convertire una centrale per la produzione di energia alimentandola con l’immondizia. Sono in corso proteste vivacissime da parte della gente che vive nella Valle del Mela, una zona già inquinata dalla presenza della raffineria di Milazzo, da una serie di altre industrie e da un elettrodotto in costruzione con i tralicci che passano a pochi metri dai centri abitati.     

Sulla questione rifiuti in Sicilia interviene anche il presidente della commissione legislativa Ambiente del Parlamento siciliano, Giampiero Trizzino, anche lui esponente del Movimento 5 Stelle. “Le dichiarazioni dell'ex assessore Marino – dice Trizzino – fotografano una realtà che ormai è più che tangibile. Il sistema dei rifiuti in Sicilia è strutturato per vivere di emergenza. E' un disordine organizzato con la chiara finalità di eludere il sistema normativo. L'ulteriore conferma di siffatta drammatica condizione è la totale assenza di programmazione: nel momento in cui parliamo non esiste un piano regionale dei rifiuti, non v’è traccia di un modello gestionale nemmeno nel Documento di programmazione economica, esitato pochi giorni fa ed aleggia una confusione estremamente preoccupante sulla nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020. A questo punto, sembra plausibile affermare: niente è casuale”.

In questo scenario, che non è molto dissimile, almeno in certe aree, dalla ‘Terra dei fuochi’ della Campania, sono arrivate le dichiarazioni dell’ex assessore regionale, Nicolò Marino, che circa un anno fa l’attuale presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha messo fuori dal governo dell’Isola. Interpellato dalla già citata  Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Marino ne ha dette di cotte e di crude. A un certo punto, come si legge nel blog ‘Guardie e ladri’ di Roberto Galullo, ad occuparsi di questo settore viene coinvolto “un ufficiale dei carabinieri, un ex generale, persona perbene che ha avuto due ictus. Presidente – dichiara Marino rivolgendosi al presidente della commissione sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti – lei si dovrebbe far raccontare, quando scenderà in Sicilia, dal sindaco Orlando, dai sindacati cos’erano le riunioni pubbliche. Questo che doveva esercitare una serie di attività di controllo, noi l’avevamo scomodato per il fallimento Aps a Palermo, 52 Comuni serviti da Aps (Asp è la società privata che ha gestito il servizio idrico in 52 Comuni della Provincia di Palermo, società oggi fallita ndr) aveva avuto due ictus, presidente, e la gente rideva. Non voglio segretare perché l’ho anche scritto, mi spiace sotto il profilo umano perché è un uomo delle istituzioni e la colpa è dei familiari che gli consentono di accettare un incarico di questo tipo, ma quando lo conobbi chiamai Crocetta e gli dissi allarmato: Rosario, la gente ride’. Mi rispose che la moglie era brava: aveva nominato questa persona perché la moglie era stata revisore dei conti a Gela e quindi dovevamo contattare la moglie per far ragionare questa persona.  Questa è la Regione siciliana, Presidente, e questa è una delle tantissime cose che bisognava fronteggiare”.

Marino, che nella vita fa il magistrato, sempre a proposito della gestione dei rifiuti in Sicilia aggiunge: “Nel settore dei rifiuti la migliore squadra avrebbe grandi difficoltà a riprendere in mano questa situazione. Nel momento in cui la gestione diventa approssimativa per una serie di circostanze che ho ufficialmente comunicato in tutte le sedi competenti (non è quindi una novità che dico a voi, l’ho già fatto in passato), diventa impossibile recuperare questa situazione”. Marino non sembra avere una buona opinione dell’attuale presidente della Regione. Quello che pensa di Crocetta lo dice al parlamentare nazionale Davide Faraone, braccio destro del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in Sicilia: “Voglio dire anche, perché l’ho detto più volte, che il referente in Sicilia di Renzi è l’onorevole Faraone, a cui nel febbraio 2014, poco prima di andare via, ancora assessore, dissi: ‘Se gli lasciate ancora nelle mani la Sicilia, finirà per distruggerla’. Oggi finalmente lui sta litigando con Crocetta”.

 

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