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“Garanzia Giovani”: la sfida del Parlamento europeo alla Troika

“Garanzia Giovani” è la prima iniziativa economica concreta adottata dal Parlamento europeo. Un piano per il lavoro che per l’Italia vale un miliardo e 200 milioni di euro. Il 27 marzo, a Palermo, la presentazione di un libro che racconta come utilizzare queste risorse

“Garanzia Giovani” è la prima iniziativa economica concreta adottata dal Parlamento europeo e non dalla Commissione europea. Per la prima volta da quando esiste l’Unione europea sono gli europarlamentari che hanno deciso di intervenire a sostegno del lavoro che oggi non c’è. Questo piano per il lavoro si articola in sei anni (ha preso il via lo scorso anno e si concluderà nel 2020) e interessa i Paesi europei dove il tasso di disoccupazione supera il 25 per cento. L’Italia, purtroppo, è tra questi. La Sicilia lo è ancora di più, se è vero che la disoccupazione giovanile sfiora il 70 per cento!

Il nostro Paese ha ricevuto dal Parlamento europeo un finanziamento pari a un miliardo e 200 milioni di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per combattere un fenomeno in crescita: la proliferazione dei cosiddetti Neet, ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro. Il timore, per ciò che riguarda la Sicilia, è che queste risorse finanziarie vengano utilizzate male (per esempio, in sostituzione dei fondi europei non spesi e riprogrammati che il governo Renzi ha scippato alla Regione), o non vengano utilizzate affatto sia a causa della solita disorganizzazione, sia perché verranno dirottate verso altre Regioni del nostro Paese.   

In Sicilia, in materia di politiche del lavoro, la confusione è tanta. Anche se, a dir la verità, il nuovo assessore regionale, Bruno Caruso, sta provando a mettere un po’ di ordine tra il caos provocato dai suoi predecessori. Insomma, ci sono ritardi anche nell’utilizzazione di questa linea di finanziamento, che pure è importante, considerato che in Sicilia di Neet ce ne sono proprio tanti.

Forse a chiarire un po’ le idee ai governanti siciliani potrebbe essere un volume che verrà presentato a Palermo il prossimo 27 marzo nella Sala Gialla di Palazzo Reale, la sede del Parlamento dell’Isola.

“Garanzia Giovani: la sfida”: questo il titolo del libro che cade proprio a pennello, se è vero che, come già accennato, la Regione siciliana fatica anche a utilizzare al meglio queste risorse. Alla presentazione saranno presenti gli autori: Elisa Gambardella (che lavora nella Segreteria Tecnica del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti), Francesco Margiocco (giornalista del Secolo XIX di Genova) e Daniele Fano, economista e manager, che ha seguito in prima persona la nascita di garanzia Giovani come capo della Segreteria Tecnica dell’ex ministro, Enrico Giovannini.

Al di là di quello che diranno alla presentazione del volume (dove si può leggere la prefazione del giornalista economico, Dario Di Vico), va detto che “Garanzia Giovani” punta a orientare, aiutare e preparare i giovani alle sfide del nuovo millennio, al di là degli schemi tradizionali. Siamo davanti a uno strumento che si presenta come un modello di cooperazione Stato-Regioni. Un piano per il lavoro originale che è anche un invito a rivisitare la concezione della scuola che, spesso, non orienta alla capacità del fare e non migliora le competenze dei giovani. 

Per la cronaca, va detto che non sono mancate le polemiche. Ed è anche logico: è la prima volta che le oligarchie che controllano l’Unione europea sono state costrette a cedere un piccolo spazio di azione al Parlamento europeo. E a Bruxelles e a Strasburgo – questo si è capito – la democrazia non è ben vista, soprattutto se si interviene con fondi pubblici in materia di lavoro. Insomma, è un esperimento che i veri poteri forti che oggi controllano l’Unione europea – e cioè la Troika, le banche, la finanza e l’alta burocrazia: tutti soggetti che operano indisturbati senza avere alle spalle il consenso popolare – guardano con preoccupazione e con sospetto.

Volendo, “Garanzia Giovani” è il primo, timido passo verso per un’Unione che potrebbe tornare ad essere molto più democratica rispetto a un presente in cui l’anima popolare dell’Europa sembra essere scomparsa.

Ultima notazione: nel volume viene citato un paio di volte un centro di formazione professionale che opera in Sicilia: il Cedifop. Si tratta di un centro che forma personale altamento specializzato in un segmento particolare dell'industria: la metalmeccanica subacquea.

La particolarità di questo centro formativo di eccellenza che ha sede a Palermo, nell'area portuale (i giovani formati da questo centro trovano subito lavoro in Italia e all'estero), è che non riceve sovvenzioni né dalla regione, né dall'Unione europea. Eppure, Bruxelles interviene nella formazione e nelle politiche attive del lavoro con il Fondo sociale europeo. Risorse mai arrivate al Cedifop, che pure viene citato come esempio virtuoso in un volume che promuobe un piano pe ril lavoro targato Unione europea. 

Insomma – questo il messaggio che si ricava – la Sicilia avrà mille problemi non ancora risolti, ma non è tutta da buttare. Anche se chi si dà veramente da fare e, magari, si fa notare a livello europeo è, spesso – come nel caso del Cedifop – ignorato da quella politica che gestisce i fondi europei.   

 

 

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