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Palermo, la città è sporca, ma la raccolta rifiuti costa 140 milioni di euro all’anno!

La vice presidente del Consiglio comunale della città accende i riflettori sulla sporcizia di Palermo. Si scopre che nella Rap - l’azienda che svolge il servizio di raccolta rifiuti - ci sono 2 mila e 300 dipendenti: che cosa fanno? E che bisogno c’è di 10 direttori per raccogliere l’immondizia? 

Quello che succede a Palermo nel settore della gestione dei rifiuti è incredibile. L’Azienda che gestisce tale servizio – la Rap – costa ai cittadini 140 milioni di euro all’anno. Una cifra spropositata sia in valore assoluto, sia in relazione a un servizio che definire carente è poco. E dire che risultano impiegate 2 mila e 300 persone circa! Tanto per gradire, si scopre pure che ci sono pure ben 10 direttori. Che bisogno ci sia di 10 direttori in un’azienda che deve togliere l’immondizia dalla quinta città d’Italia non si capisce (uno per ogni partito politico?) questo non è dato saperlo. Una cosa che invece di sa è che la raccolta differenziata dei rifiuti arriva al 9 per cento e, a giudicare da quello che scrive la vice presidente del Consiglio comunale della città, Nadia Spallitta, il dato potrebbe essere pure ‘gonfiato’.

Insomma Palermo – come del resto quasi tutta la Sicilia – sul fronte della raccolta dei rifiuti non è messa bene, a giudicare da un comunicato diffuso dalla stessa Nadia Spallitta.   

“La presenza di rifiuti in strada – scrive la vice presidente del Consiglio comunale di Palermo – che continua a caratterizzare tristemente la nostra città rappresenta forse un fatto endemico se Goethe, durante il suo viaggio in città alla fine del '700, si stupiva di tanta sporcizia”. Per la cronaca, Goethe si chiedeva perché l’immondizia – a cominciare dagli escrementi dei cavalli (ma non soltanto dei cavalli…) venissero lasciati lungo le strade. Gli spiegarono che l’immondizia – soprattutto i già citati escrementi – rendeva più “soffici” le strade che allora erano fatte di acciottolato. Quando il grande poeta tedesco venne in visita in Sicilia non c’erano le automobili e si andava con le carrozze trainate da cavalli. Oggi, a Palermo, ci sono solo le poche carrozze con i cavalli per i turisti, ma in certi casi le strade non brillano. Per carità: non sono quelle che stupirono (e forse nausearono un po’) Goethe, ma non sono affatto pulite. Anzi. 

“Nonostante i 140 milioni di euro dati alla Rap – dice sempre Nadia Spallitta – il servizio di pulizia di strade, marciapiedi e decoro del verde non decolla e anzi in numerose parti della città, centrali e periferiche, si continua ad assistere alla formazione di discariche a cielo aperto che deturpano i luoghi e ne nascondono spesso la bellezza. Non è dato comprendere quali siano le ragioni di tanta inefficienza ed è per questo motivo che, sia con la Terza commissione che personalmente, ho presentato due interrogazioni per cercare di fare chiarezza rispetto alle criticità della raccolta rifiuti”. Le commissioni citate nel comunicato sono quelle del Consiglio comunale, mentre le interrogazioni sono atti ispettivi mediante i quali i consiglieri comunali chiedono al Sindaco notizie sui fatti amministrativi, in questo caso sulla raccolta dei rifiuti che lascia molto a desiderare.

Quanto all’inefficienza del servizio, più volte il direttore della Rap, Sergio Marino, ha detto che se la città è quasi sempre sporca è perché i palermitani la sporcano continuamente. La ‘lettura’ un po’ ‘antropologica’ del direttore dell’azienda che dovrebbe tenere pulita la città non convince fino in fondo. La sensazione è che i palermitani – come tanti altri cittadini del mondo – sporcano (magari un po’ di più per accontentare Marino). Ma poi, a mancare, è la pulizia che 2 mila e 300 dipendenti dovrebbero assicurare.    

Alle interrogazioni di Nadia Spallitta ha risposto l’amministrazione comunale. “Dalle prime risposte – dice la vice presidente del Consiglio comunale – emerge in primo luogo l'elevato costo dei direttori (circa 1 milione di euro) in relazione ai quali forse si potrebbe auspicare una riduzione numerica e un abbattimento della spesa. Ugualmente alto è il costo del personale (circa 85 milioni), pari a circa il 75% dell'intero costo del servizio di smaltimento dei rifiuti (122 milioni circa). Non si capisce, alla luce del numero dei dipendenti assegnati alla Rap (circa 2.300 unità), come mai gli stessi non vengano organizzati in squadre efficienti che quotidianamente possano pulire e rendere decoroso il territorio”.

“Allarmante  prosegue la nota – è anche l'indicazione sulla percentuale di raccolta differenziata che non supera il 9% (altre fonti parlano del 6-7%). Una misura assolutamente inadeguata rispetto agli obiettivi dati dall'Unione europea che impone il 65% della raccolta differenziata entro 2012 (articolo 205 del Decreto legislativo n. 152 del 2006). A causa di questi ritardi, che riguardano oltre alla Sicilia anche Campania e Calabria, l'Italia paga una sanzione di circa 28 mila euro al giorno, pari a 42 milioni di euro ogni sei mesi, e inoltre si registra una perdita di entrate di circa 1,2 miliardi l'anno”.

Questa è una detta tante fregature dell’Unione europea che, per fare ‘cassa’, multa i Paesi che non rispettano le regole che detta in tanti campi. Il problema è che a pagare – in questo come in altri campi – non sono gli amministratori pubblici inefficienti, ma i cittadini con aumenti delle tasse! Ai cittadini americani può sembra assurdo quello che scriviamo, ma è così.

Poi c’è la questione ambientale. Come i lettori americani già sanno – visto che l’abbiamo già scritto – in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, i rifiuti vengono ancora sepolti sotto terra nelle discariche, inquinando l’aria, i terreni e le falde idriche. Una follia! Nei Paesi civili ed evoluti – ma ovviamente non parliamo della Sicilia – esiste il riciclo integrale di tutti i rifiuti. Sarebbe auspicabile che almeno una parte dei rifiuti – i più pericolosi – non finissero sotto terra. Ma siccome – come già accennato – a Palermo la raccolta differenziata è minima, tutto finisce nella discarica cittadina di Bellolampo, una sorta di inferno di rifiuti dislocato su un monte che sovrasta la città.

“La principale conseguenza, anche sotto il profilo igienico sanitario – dice sempre Nadia Spallitta – consiste nel conferimento di quasi tutti i rifiuti presso la discarica di Bellolampo, dove invece dovrebbero essere conferiti i rifiuti residuali, con le conseguenti criticità e i danni per l'ambiente che l'indifferenziata determina. Desta preoccupazione il fatto che non sembrerebbe imminente un cambio di rotta in quanto l'ampliamento della raccolta differenziata non è ancora stato avviato (per il momento riguarda solo 130 mila abitanti). Inoltre, ad esempio, non esiste un impianto di compostaggio (anche se ne è stata prevista la realizzazione), per cui i rifiuti organici o vanno a Bellolampo, o con oneri economici rilevanti vengono trasferiti fuori provincia. Ritengo indispensabile che nel nuovo piano industriale e nel budget 2015 la Rap dia risposte complete e concrete a queste criticità”.

p.s.

Le interrogazioni di Nadia Spallitta non affrontano un tema: che fine fanno i rifiuti che residuano dalla poca raccolta differenziata. La domanda è legittima perché, negli anni passati, sempre a Palermo, si scopriva che l’avvio della raccolta differenziata di alcuni rifiuti era una presa in giro, perché i rifiuti “differenziati” finivano lo stesso nella discarica di Bellolampo…

 

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