Cerca

MediterraneoMediterraneo

Palermo e 12 Comuni vicini: inchiesta della Corte dei Conti sulla mancata raccolta differenziata dei rifiuti

La magistratura contabile accende i riflettori su una delle aree della Sicilia più inquinate dall’immondizia che ristagna per settimane nelle strade. Il dubbio è che siamo spariti fondi pubblici per un raccolta differenziata dei rifiuti fantasma

La Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta sul flop della raccolta differenziata dei rifiuti a Palermo e in altri 12 Comuni di questa provincia. La ‘botta’ si annuncia pesante, perché si sta indagando su una delle zone della Sicilia più inquinate, dove l’immondizia rimane nelle strade non raccolta per intere settimane. A darne notizia è un comunicato diramato dai parlamentari nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle. Sono stati proprio gli esponenti di questo soggetto politico, nei mesi scorsi, a segnalare i problemi in questo settore con esposti e denunce. Adesso la Corte dei Conti ha deciso di vederci chiaro.

La Corte dei Conti – per essere chiari soprattutto con i lettori americani – non si occupa di fatti penalmente rilevanti, ma di sprechi di denaro pubblico. L’inchiesta della magistratura contabile – che in Sicilia, in quanto Regione autonoma, opera con una sezione distaccata – è importante per almeno due motivi. In primo luogo, perché significa che gli amministratori pubblici (in questo caso di Palermo e di 12 Comuni vicini) potrebbero avere sperperato denaro pubblico organizzando una raccolta differenziata dei rifiuti che, nei fatti, si è dimostrata fallimentare. In secondo luogo, perché le autorità puntano i riflettori su uno scandalo a cielo aperto che, fino ad oggi, è rimasto impunito: la presenza di chilometri di strade dove l’immondizia rimane non raccolta per intere settimane, mettendo a repentaglio la salute pubblica e lo sviluppo turistico di un tratto di costa del Palermitano.    

“In particolare, secondo dati Istat – leggiamo nel comunicato diffuso dai grillini – a Palermo la differenziata si sarebbe attestata in un range che oscilla dal 6,2 per cento del 2003 al 10,2 per cento del 2012, molto al di sotto dagli obiettivi stabiliti dalla normativa vigente in materia di riciclo dei rifiuti solidi urbani. La raccolta fissata per legge prevedeva, infatti, per ogni ambito territoriale ottimale percentuali che partivano dal 35 per cento per gli anni dal 2003 al 2006, fino al 65 per cento del 2012”.

Agli americani può sembrare strano, ma in Sicilia i rifiuti, in massima parte, vengono ancora oggi sotterrati nelle discariche, inquinando l’aria, la terra e l’acqua.  Operazione che, in molti casi, viene effettuata in modo irrazionale e fuori legge. Sotto terra, infatti, non dovrebbe finire il residuo organico, che andrebbe trattato a parte. E, in ogni caso, le discariche dovrebbero essere impermiabilizzate, per evitare che il cosiddetto percolato finisca nella falda idrica. Invece, in Sicilia, spesso le falde idriche vengono inquinate dal percolato, com'è accaduto a Palermo, dove il percolato ha raggiunto persino il mare!.  

“I Comuni per  i quali sono partite le segnalazioni del M5S ai magistrati contabili – si legge sempre nel comunicato – oltre a Palermo sono Balestrate, Borgetto, Capaci, Carini, Cinisi, Giardinello, Isola delle Femmine, Montelepre,  Partinico, Terrasini, Torretta e Tappeto”.

“Apprendo con soddisfazione – dice la deputata palermitana M5S alla Camera, componente della commissione Ambiente di Montecitorio, Claudia Mannino -dell’indagine. Come prima firmataria delle denunce depositate presso la magistratura contabile spero che a pagare siano quei sindaci che non hanno rispettato la legge, giacché esiste un danno erariale molto evidente, dovuto ai maggiori costi sostenuti per il conferimento in discarica di materiale che avrebbe dovuto essere oggetto di riciclo. Faccio riferimento alle spese sostenute in particolare a titolo di tariffa smaltimento rifiuti e all’addizionale del 20 per cento al tributo speciale”.

“L’inchiesta  – continua la Claudia Mannino – è un fatto veramente importante, alla luce di quello che in materia di rifiuti avviene in Sicilia, dove oggi il dibattito si limita ad uno scontro miope ed affaristico tra chi vuole le maxi discariche a proprietà pubblica e chi le vuole a proprietà privata, prescindendo completamente da quelli che sono gli obblighi di legge in materia di raccolta differenziata.  Su questo punto la Corte dei Conti, a mio avviso, partendo proprio dalle denunce del Movimento 5 Stelle, può dare un contributo importante e forse risolutivo”.

Il flop della differenziata, secondo i deputati M5S, si inquadra in una logica dominata dalla totale assenza di volontà e capacità  di gestire la preziosa risorsa che potrebbero e dovrebbero essere i rifiuti.

“Ci si pone il problema – dice la Mannino – solo alla fine del processo. Manca completante una programmazione seria. Prova ne sia che siamo al terzo piano rifiuti e mai nessuno di questi è entrato in funzione”.

Aggiunge Giampiero Trizzino, anche lui esponente del Movimento 5 Stelle e deputato al Parlamento siciliano, dove ricopre la carica di presidente della commissione Ambiente: “Era ora – dice – che la magistratura contabile procedesse ad una seria ricognizione sulla gestione dei fondi a favore dei servizio integrato dei rifiuti del Comune di Palermo. Che sia stata un’iniziativa del M5S ad avviare questo percorso giudiziario, la dice lunga sulla classe politica che fino ad oggi ha dominato il sistema. Mi auguro che le indagini mettano in luce tanto le responsabilità, quanto gli errori commessi, al fine di correggerli e restituire dignità alla città. E' inaccettabile che i cittadini di Palermo debbano pagare ingenti somme per un servizio che, di fatto, non esiste. La scusa che il palermitano è incivile non regge: il Comune, negli anni, ha utilizzato personale e denaro a iosa. Adesso si chiarisca come è stato utilizzato”. 

Foto tratta da teleoccidente.it

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter