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Ancora un incidente nella galleria di Tremonzelli. Un mistero spiegabile con le tecnologie EMP?

di C. Alessandro Mauceri

Non è la prima volta che nella galleria di Tremonzelli, lungo l'autostrada Palermo-Catania, vanno in scena incidenti. Ma una spiegazione, sempre che si tratti del solito mistero, potrebbe essere data dalle tecnologie EMP, dispositivi elettromagnetici in grado di mettere fuori uso reti elettriche e comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipo 

Da molti anni, nella galleria in prossimità dello svincolo di Tremonzelli, sull’autostrada A19 che collega Palermo a Catania, si verificano eventi anomali. L’ultimo ieri:  alcuni mezzi sono rimasti coinvolti in un incidente nella galleria. Nell'impatto ha perso la vita Maria Grazia Privitera, di Mascalucia, e sono rimaste ferite alcune persone. Non sappiamo se anche tale incidente rientri nella casistica misteriosa che, purtroppo, va in scena da anni in questa galleria. Ma il dubbio rimane.  
Stando al racconto dei testimoni, la dinamica degli incidenti è sempre la stessa e si verifica da decenni: un completo blackout dei veicoli poco dopo l’ingresso nella galleria di Tremonzelli. L’impianto elettrico dei veicoli cessa improvvisamente di funzionare e il motore si spegne. Anche l’illuminazione della galleria si oscura. È questo evento improvviso che causa la perdita del controllo dei mezzi. Inspiegabili, ad una prima analisi, questi blackout totali. 
Da quando tali incidenti hanno cominciato ad essere documentati, nel 2000 (ma i primi incidenti con queste caratteristiche risalgono a molti anni prima), sono stati decine e decine i casi analoghi che si sono verificati all’interno della galleria. Alcune volte i conducenti sono riusciti a mantenere il controllo dei mezzi. L’automobilista Mario Russo ha detto: “Mentre attraversavamo la galleria di Tremonzelli, all’improvviso, è andata via la luce e contemporaneamente la loro vettura si è spenta. Avrei voluto lasciare l’auto, ma poi dopo qualche secondo le luci si sono riaccese da sole e la macchina è ripartita”.
Su questa anomalia hanno indagato primi fra tutti i tecnici dell’Anas, la società che gestisce le autostrade. Secondo la versione ufficiale, non sono mai stati riscontrati guasti all’impianto elettrico in quel tratto di autostrada, “né dispersioni termiche, né elettriche, né elettromagnetiche”, come ha riferito, nel 2012, Gianluca Gioia, responsabile della comunicazione.
Anche l’Arpa Sicilia, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha effettuato dei controlli e una campagna di rilevamento, ma non è stata in grado di fornire alcuna risposta ai numerosi quesiti. Della vicenda, qualche tempo fa, si è occupato anche Maurizio Leone, ordinario di Fisica applicata presso l’Università degli studi di Palermo, uno dei massimi esperti di elettromagnetismo dell’Ateneo del capoluogo siciliano. Secondo Leone, la causa potrebbe essere legata all’emissione di radiazioni elettromagnetiche. Stranamente, però, in nessuno dei controlli effettuati sono state rilevate anomalie. L’unico dato fuori dal “normale” sarebbe un picco di basse frequenze all’ingresso del tunnel, rilevato, qualche tempo fa, durante l’indagine condotta da tecnici a bordo di un mezzo dell’Istituto Superiore Statale “Leonardo Da Vinci” di Trapani. Della rilevazione è stata messa a punto una relazione inviata alle autorità. Ma nessuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità competenti è seguita.
Gli incidenti, però, continuano a verificarsi: ogni anno sono molti i casi documentati di blackout improvviso all’impianto di illuminazione della galleria e dei veicoli che la attraversano. Lo scorso anno, anche la trasmissione Voyager, condotta da Roberto Giacobbo, ha dedicato una puntata al “caso Tremonzelli”. Ma, come al solito, senza giungere ad alcuna conclusione.
E come sempre, quando non si trovano immediate spiegazioni scientifiche, si comincia a cercare giustificazioni “alternative”: della vicenda si è interessato anche il CUN (Centro Ufologico Nazionale).
La spiegazione del verificarsi di questi eventi potrebbe essere più semplice di quanto si pensi. Da decenni, ormai, sono allo studio in tanti Paesi del mondo (primi fra tutti gli Stati Uniti d’America) sistemi d’arma non letali. Dispositivi in grado di distruggere o di annientare apparecchi elettrici o elettronici senza causare danni alle persone. Sistemi come le cosiddette armi ad impulsi elettromagnetici, EMP, (di recente se ne è parlato di un loro possibile utilizzo anche in Ucraina). Si tratta di dispositivi facilmente trasportabili che emettono un forte impulso elettromagnetico in grado di danneggiare, a volte solo temporaneamente, a volte in modo definitivo, dispositivi e circuiti elettronici e di  mettere fuori uso la rete elettrica e comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipo. Lo ha confermato uno dei maggiori esperti a livello mondiale nello studio dei fenomeni elettromagnetici, Giorgio Franceschetti, professore emerito all’Università Federico II di Napoli (e docente in diverse università americane): “Oggi un’auto è essenzialmente come un computer, un grande circuito elettronico che regola il funzionamento del veicolo. Riuscendo in qualche modo ad interferire con i circuiti elettronici a bordo dell’auto, possiamo rendere il veicolo non più manovrabile. Quindi possiamo fermare un’auto irradiandola con un forte fascio di microonde con impulsi elettromagnetici, certo non di 40 gigahertz, ma solo di qualche gigahertz. Sono stati fatti degli esperimenti non solo in USA, ma anche in Russia e in Italia, ed è stato verificato che questo utilizzo è possibile anche con una strumentazione non molto pesante, con irraggiamenti non intensissimi, e con antenne non di dimensioni spropositate”. L’esimio docente non ha specificato “dove” e soprattutto “chi” in Italia abbia condotto questi esperimenti. Quanto alla legittimità di tali utilizzi, invece, ha detto: “Credo che la normativa potrebbe riguardare l’intensità massima consentita per questi strumenti in quanto, con una diversa frequenza, da arma non letale potrebbe diventare letale”. 
Niente UFO, niente rilevamenti irregolari dalle linee elettriche o di comunicazione prima o dopo l’”incidente”. Potrebbe trattarsi semplicemente di tecnologie già note e relativamente facili da utilizzare. E conosciute da molti anni. Una tecnologia sviluppata da tempo sia in America che in Israele (casualmente Paesi con cui l’Italia, da sempre, vanta scambi rapporti commerciali primari di armi e armamenti). E gli Stati Uniti da decenni considerano l’Italia, e la Sicilia in modo particolare, come una propria provincia, soprattutto sotto il profilo militare. Basti pensare al numero di basi militari americane in Italia, al fatto che nel Belpaese, in barba agli accordi internazionali sottoscritti, si trovano decine e decine di testate nucleari (e molte di queste al di fuori della “giustificazione” della NATO). Per non parlare del MUOS di Niscemi. O all’HAARP. E ora, forse, dell’EMP.
Non ci sarebbe da sospendersi, quindi, se gli incidenti della galleria di Tremonzelli fossero stati causati da “esperimenti”. Se non per il fatto che, in diversi casi, questi esperimenti hanno avuto conseguenze gravi, e a volte letali, sulle persone. Ma questo, come dimostra la considerazione in cui sono stati tenuti i risultati delle analisi sull’impatto ambientale di sistemi come il MUOS, per chi studia e utilizza questi sistemi e conduce questi “esperimenti” potrebbe non essere “rilevante”. 

Foto tratta da massimilianoguccini.blogs

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