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Il figlio di Provenzano e i turisti americani: valanga di critiche per il tour operator di Boston

L'iniziativa di fare incontrare i turisti con Angelo Provenzano non piace ai familiari delle vittime della mafia. Che criticano pesantemente il tour operator di Boston ed esortano il figlio del boss a rinnegare il padre

Poelmiche e indignazioni per il figlio del boss Bernardo Provenzano, Angelo, che incontra i turisti americani per raccontare la sua storia in un hotel di Palermo. L'idea di un tour operator di Boston (Oat Travel), che settimanalmente organizza questi meeting, ha urtato, e non poco, la sensibilità dei familiari delle vittime di Cosa nostra. 

A cominciare da Vincenzo Agostino, padre di Nino, poliziotto ucciso dalla mafia, insieme con la moglie che in grembo portava un bambino:

"Rinneghi suo padre per cambiare vita. E deve dire pure chi è che proteggeva suo padre. Chi erano queste persone? Allora sì che potrebbe riscattarsi"

"Non condivido l'idea di questi tour organizzati, – aggiunge Agostino – sbagliano anche gli americani, potrebbero andare nei campi confiscati alla mafia e conoscere la fatica di chi lotta ogni giorno".

L'iniziativa del tou operator USA non è piaciuta neanche  all'Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili: 

"Auspichiamo che i turisti americani che incontrano il figlio di Provenzano durante il loro tour in Italia, abbiano l'occasione di essere indirizzati dal Tour Operator di Boston anche a Firenze in via dei Georgofili, via vicinissima alla Galleria degli Uffizi. Come Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili – le vittime di BernardoProvenzano – ci impegniamo fin da adesso e siamo disponibilissimi a raccontare loro la vera storia delle ''famiglie'' di Cosa nostra".

Molto indignata, Maria Falcone, la sorella di Giovani, il giudice assassinato nella strage di Capaci del 1992: "È vero, le colpe dei padri non devono ricadere sui figli  –  dice  –  ma non si può speculare sulla mafia, una storia che ancora gronda sangue".

Sul caso interviene  l'assessore regionale al Turismo, Cleo Li Calzi: 

"Trovo assurda e offensiva per la nostra terra la notizia dell'organizzazione turistica che prevede viaggi a Corleone con una guida di eccellenza: il figlio di Bernardo Provenzano. Chiedo a tutti i siciliani che hanno a cuore il bene collettivo e lo sviluppo della Sicilia di boicottare questa iniziativa e a indignarsi con chi la rende possibile. Per lo stesso motivo non incollo il link dei media che ne danno notizia".

 "Proponiamo al Provenzano junior che se proprio vuole fare la guida turistica "guidi" la Magistatura a conoscere dove nel territorio si annidano ancora esponenti della criminalità organizzata e dove le ricchezze criminalmente accumulate". 

Per il senatore del Pd, Beppe Lumia "questa notizia ha dell'incredibile. E' solo apparentemente innocua. Oltre a raccontarsi ai turisti il figlio di Provenzano potrebbe trovare un po' di tempo per dire ai magistrati dove si trovano le ricchezze accumulate dal padre e chi le amministra": 

Il manager siciliano del tour operator, come riporta il Tgr Sicilia, spiega di non volere offendere le vittime della mafia e si dice disposto a fare parlare tutti quelli che combattono Cosa nostra.

Da parte sua, Angelo Provenzano, dice di non comprendere le critiche: 

"Francamente, non capisco l'interesse per questa vicenda: ho diritto o no a una vita normale? O devo continuare a essere giudicato per il cognome che porto?- ha detto a Repubblica. -Ci sono troppi pregiudizi contro di noi. Evidentemente, non solo in Sicilia".

 "Per me si tratta solo di una opportunita' lavorativa importante in un settore, quello turistico, nelle cui potenzialita' ho sempre creduto. E poi confrontarmi con una cultura diversa dalla nostra e scevra da pregiudizi mi pare un'avventura molto stimolante". 

 

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