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Palermo e la Sicilia chiedono a Papa Francesco la santificazione di del Beato Padre Pino Puglisi

Il Beato Padre Pino Puglisi dovrebbe diventare il Santo protettore di Palermo e della Sicilia. Un messaggio importante per fare capire a tutti che l’antimafia, se fatta bene, è una cosa seria ed è ricca di vera spiritualità. La lettera ispirata da Paolo VI, nel 1963, al Cardinale Ruffini  

Palermo e la Sicilia hanno bisogno di un nuovo Santo Protettore e si rivolgono a gran voce a Papa Francesco. Nel capoluogo siciliano, ma anche in tanti altri grandi e piccoli centri dell’Isola non passa giorno senza che centinaia di persone clicchino sul sito del Beato Padre Pino Puglisi per sostenere la richiesta avanzata alle Autorità Ecclesiastiche dalla Comunità in merito alla Santificazione del già Beato Padre Pino Puglisi. I sottoscrittori dell’iniziativa, che già superano i ventimila, sostengono anche la necessità che il nuovo Santo Puglisi diventi Protettore anche di Palermo e della Sicilia.

Ma è necessario annoverare tra i Santi anche quello “antimafia”? A tal proposito ci viene incontro lo stesso Vaticano con una lettera datata 5 agosto 1963, ispirata dall’allora Pontefice Paolo VI e scritta dal Suo Segretario, Monsignor Angelo dell’Acqua, indirizzata all’Arcivescovo di Palermo, Cardinale Ernesto Ruffini. Ecco il testo della missiva della Segreteria di Stato di Sua Santità:

“Come è noto all’Eminenza Vostra Reverendissima, la Chiesa Evangelica Valdese, ad iniziativa del rev. Pastore Pier Valdo Panascia di Palermo, ha pubblicato lo scorso mese in codesta Città un Manifesto per deplorare i recenti attentati dinamitardi che hanno provocato numerose vittime fra la popolazione civile. Nel segnalare detta iniziativa all’attenzione dell’Eminenza Vostra, mi permetto sottoporre al Suo prudente giudizio di vedere se non sia il caso che anche da parte ecclesiastica sia promossa un’azione positiva e sistematica, con i mezzi che le sono propri – d’istruzione, di persuasione, di deplorazione, di riforma morale – per dissociare la mentalità della così detta ‘mafia’ da quella religiosa e per confortare questa ad una più coerente osservanza dei principi cristiani, col triplice scopo di elevare il sentimento civile della buona popolazione siciliana, di pacificare gli animi, e di prevenire nuovi attentati alla vita umana.
Mi onoro profittare della circostanza per baciarLe la sacra Porpora e confermarmi con sensi di profonda venerazione.”

Il Sommo Pontefice, fin dal 1963, poneva, quindi, all’attenzione delle gerarchie ecclesiastiche siciliana il fenomeno mafioso. Purtroppo le mani assassine da quell'anno non si sono fermate e sono seguite tante altre stragi a tante vittime tra le quali anche uomini di fede.

In questo contesto  il caso eclatante è stato quello di Padre Pino Puglisi. Tutti conoscono il sacrificio di questo grande uomo di Chiesa. Noi lo ricordiamo citando il blog  che porta il suo nome: 

“Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio, cortile Faraone, numero 8, il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio, Carmelo, e di una sarta, Giuseppa Fana, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960 nella chiesa-santuario della Madonna dei Rimedi. Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS.mo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e dal 27 novembre 1964 opera anche nella vicina chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi, a Romagnolo.  Dal 1962 è anche confessore delle suore basiliane Figlie di Santa Macrina nell'omonimo istituto. Inizia anche l'insegnamento: al professionale Einaudi (1962- ‘63 e 64-66) alla media Archimede (63-64 e ‘66-‘72), alla media di Villafrati (‘70-‘75) e alla sezione staccata di Godrano (‘75-‘77), al magistrale Santa Macrina (‘76-‘79) e infine al liceo classico Vittorio Emanuele II (‘78-‘93). Nel 1967 è nominato cappellano presso l'istituto per orfani ‘Roosevelt’ all'Addaura e vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi. Nel 1969 è nominato vicerettore del seminario arcivescovile minore. Nel settembre di quell'anno partecipa a una missione nel paese di Montevago, colpito dal terremoto. Sin da questi primi anni segue in particolare modo i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città. Segue con attenzione i lavori del Concilio Vaticano II e ne diffonde subito i documenti tra i fedeli, con speciale riguardo al rinnovamento della liturgia, al ruolo dei laici, ai valori dell'ecumenismo e delle chiese locali. Il suo desiderio fu sempre quello di incarnare l'annunzio di Gesù Cristo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana. Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo – segnato da una sanguinosa faida – dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie dilaniate dalla violenza con la forza del perdono. In questo periodo unisce le forze anche con Lia Cerrito e altri volontari del movimento Crociata del Vangelo (dal 1987 Presenza del Vangelo), fondato dal frate minore siciliano Placido Rivilli.  In questi anni segue pure le battaglie sociali di un'altra zona degradata della periferia orientale della città, lo ‘Scaricatore’, in collaborazione con il centro della zona dei Decollati gestito dalle Assistenti sociali missionarie, tra cui Agostina Ajello. Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del seminario minore di Palermo e il 24 novembre dell'anno seguente è scelto dall'arcivescovo Salvatore Pappalardo come direttore del Centro diocesano vocazioni. Il 24 ottobre 1980 è nominato vice delegato regionale del Centro vocazioni e dal 5 febbraio 1986 è direttore del Centro regionale vocazioni e membro del Consiglio nazionale. Agli studenti e ai giovani del Centro diocesano vocazioni ha dedicato con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di "campi scuola", un percorso formativo esemplare dal punto di vista pedagogico e cristiano. A Palermo e in Sicilia è stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui: Presenza del Vangelo, Azione cattolica, Fuci, Equipes Notre Dame, Camminare insieme. Dal maggio del 1990 svolge il suo ministero sacerdotale anche presso la "Casa Madonna dell'Accoglienza" a Boccadifalco, dell'Opera pia Cardinale Ruffini, in favore di giovani donne e ragazze-madri in difficoltà. Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e dall'ottobre del 1992 assume anche l'incarico di direttore spirituale del corso propedeutico presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro ‘Padre Nostro’, che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. In questo periodo viene aiutato anche da un gruppo di suore, tra cui suor Carolina Iavazzo, e dal viceparroco, Gregorio Porcaro. Collabora con i laici della zona dell'Associazione Intercondominiale per rivendicare i diritti civili della borgata, denunciando collusioni e malaffari e subendo minacce e intimidazioni. Viene ucciso sotto casa, in piazzale Anita Garibaldi 5, il giorno del compleanno, 15 settembre 1993. La salma è tumulata presso il cimitero di Sant'Orsola, nella cappella di Sant'Euno, di proprietà dell'omonima confraternita laicale.
La sua attività pastorale – come è stato ricostruito anche dalle inchieste giudiziarie – ha costituito il movente dell'omicidio, i cui esecutori e mandanti mafiosi sono stati arrestati e condannati con sentenze definitive. Per questo già subito dopo il delitto numerose voci si sono levate per chiedere il riconoscimento del martirio. Nel ricordo del suo impegno, innumerevoli sono le scuole, i centri sociali, le strutture sportive,  le strade e le piazze a lui intitolate a Palermo, in tutta la Sicilia, in Italia. Commemorazioni e iniziative si sono tenute anche all'estero, dagli Stati Uniti al Congo, all'Australia. A partire dal 1994 il 15 settembre, anniversario della sua morte, segna l'apertura dell'anno pastorale della diocesi di Palermo. Nel dicembre ’98, a cinque anni dal delitto, il Cardinale Salvatore De Giorgi ha insediato il Tribunale ecclesiastico diocesano per il riconoscimento del martirio. L'indagine è stata conclusa a livello diocesano nel maggio 2001 e l'incartamento è stato inviato presso la Congregazione per le Cause dei Santi in Vaticano. Nell'agosto 2010 il Cardinale Paolo Romeo ha nominato il nuovo postulatore, mons. Vincenzo Bertolone. A giugno del 2012 la Congregazione ha dato l'assenso finale alla promulgazione del decreto per il riconoscimento del martirio di don Puglisi. Il 25 maggio 2013 la beatificazione al Foro Italico Umberto I di Palermo”.

L’anno successivo, e precisamente in data 29 settembre del 2014, il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, citando anche la lettera del Santo Vaticano dell'agosto 1963, scriveva a Sua Santità Papa Francesco e a Sua Eminenza Reverendissima, Cardinale Paolo Romeo la seguente lettera:

“La Città di Palermo fa la sua gioia della Chiesa per il fausto evento della beatificazione di Paolo VI (beatificato nel 2014 ndr). Per noi palermitani – e per tutti i siciliani – la gioia è motivata, anche e specificatamente, dalla lettera che il 5 agosto 1963 il grande Pontefice inviò all’allora Arcivescovo della Città, Cardinale Ernesto Ruffini, sottoscritta dal sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Angelo dell’Acqua. Quella lettera – che spero Sua Santità  vorrà leggere – contiene la conferma della sollecitudine del Pontefice per Palermo e la Sicilia – manifestata in tempi difficili e oscuri – nonché l'indicazione di un vero e proprio Piano Pastorale che anticipava, di molti anni, un percorso di liberazione della Città e dell'intera Isola. Quella lettera, con quella indicazione di Piano Pastorale, torna oggi di decisiva attualità. Ad essa, infatti, è legata la testimonianza del parroco palermitano, Beato Pino Puglisi. Per sottolineare sia l'alto Magistero Pastorale di Paolo VI, sia il martirio di Don Puglisi, sarebbe grande privilegio, e segnale di liberazione non solo per i giovani e i poveri, potere annoverare tra i Patroni della Città di Palermo il palermitano Beato Pino Puglisi… Oso chiederLe di offrirmi la possibilità di incontrarLa per sottoporre alla sua considerazione l'auspicio che Lei, possa fare cenno alla fine sensibilità pastorale del Beato Pontefice rappresentata, specificatamente, dalla premura da Lui manifestata nei confronti di Palermo e dei siciliani sulla questione mafiosa. Ne sono certo: l'intera Città di Palermo, e i Siciliani tutti, condividono tale proposta. Grato per l'attenzione che vorrà riservare al mio appello. Leoluca Orlando".

La predetta missiva che il Sindaco di Palermo ha inviato a Papa Francesco per tanto tempo è rimasta riservata, ma alla luce della voce che il popolo siciliano volontariamente e senza stimoli ha alzato si è ritenuto di pubblicarla integralmente. Oltre ventimila persone, come già ricordato, hanno aderito all'appello contenuto nel blog del Beato Pino Puglisi e nei prossimi giorni tanti altri si aggiungeranno.

Palermo, oltre alla Santa Rosalia che è la principale Patrona della città ed ai Patroni minori, ha bisogno di una scossa di spiritualità. Se Santa Rosalia nel diciassettesimo secolo diventava La principale Patrona della città per averla liberata dal male dell'epoca che era la peste, oggi la gente credente palermitana e siciliana ha necessità di sapere che,, dall'Aldilà, possa arrivare l'aiuto di un nuovo Santo, morto col sorriso tra le labbra come i primi cristiani che si rifiutavano di  rinnegare la propria Fede.

Un Santo dell'antimafia, ma principalmente un Santo per la speranza di tanti giovani siciliani e palermitani che non vedono un futuro sereno occupazionale nella propria Regione e nella propria città. Chissà se in tempi brevi tra le tante sorprese già fatte Papa Francesco convochi a Roma il Cardinale Paolo Romeo per comunicargli di aver accolto l'appello per San Giuseppe Puglisi nuovo Compatrono di Palermo.

Chi scrive e le migliaia e migliaia di persone presenti, a Foro Italico di Palermo, in quel caldo 13 settembre del 2013, luogo e data della beatificazione, attendono questa gradita sorpresa dal Sommo Pontefice e si aspettiano che sia Papa Francesco stesso a celebrare a Palermo il nuovo evento del nuovo Santo antimafia e della speranza dei palermitani e dei siciliani veramente onesti. 

 

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