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In Sicilia franano le autostrade e le strade tra piogge e incuria di Stato e Regione

Ieri è toccato a un tratto della Palermo-Catania. Le strade e le autostrade della Sicilia si sbriciolano in parte per mancanza di manutenzione (cioè mancanza di soldi) e, in parte, perché, in assenza di rimboschimento, franano colline e montagne. La fine ingloriosa dell’Azienda foreste demaniali    

Franano le strade provinciali abbandonate dalle pubbliche amministrazioni senza soldi e inzuppate dalle piogge che in Sicilia non danno tregua anche ad aprile. Franano le strade a scorrimento veloce e, adesso, cominciano a cadere a pezzi anche le autostrade dell’Isola. E’ successo ieri lungo l’autostrada Palermo-Catania, tra Scillato e Tremonzelli. Già questo tratto autostradale è funestato dai misteri della galleria di Tremonzelli, dove i motori delle automobili si spengono improvvisamente causando incidenti e problemi enormi a tanti cittadini (l’elettromagnetismo, in Sicilia, tra esercitazioni militari, Muos e quant’altro ormai imperversa). Ora in questo tratto di autostrada già problematico è venuto giù anche un pilone al chilometro 61.

Immaginate un po’ che cosa succede da ieri, lungo quest’autostrada frequentata ogni giorno da migliaia di automobilisti. Autostrada chiusa per consentire ai tecnici dell'Anas – che si occupano della manutenzione – di eseguire i sopralluoghi. Il tratto di autostrada è stato chiuso in entrambe le direzioni. Con gli automobilisti costretti a deviazioni. Con ritardi quantificati ottimisticamente in un’ora. In realtà, se si formano le file i tempi si allungano. Il caos.

A provocare il cedimento del pilone del viadotto Himera è stata una frana che ha traballare il viadotto in entrambe le carreggiate. Per fortuna, quando il pilone ha ceduto, non transitavano mezzi. Insomma, il fato, questa volta, ha risparmiato gli incidenti. Anche se tanti automobilisti sono rimasti bloccati nel tratto di autostrada colpito dalla frana.

A quanto pare, la frana ha coinvolto almeno tre pile del viadotto. I tecnici dell’Anas, come già ricordato, sono sul posto. In queste ore è in corso il monitoraggio. Perché gli effetti della frana potrebbero non essersi esauriti.

La parte dei terreni interessati dalla frana andata in scena ieri era sotto monitoraggio da almeno dieci anni. Fino a due anni fa era tenuta sotto controllo dai tecnici della Provincia di Palermo. Due anni fa il Parlamento siciliano ha provato ad abolire le nove Province siciliane, commissariandole e lasciandole senza soldi. Così le nove amministrazioni provinciali dell’Isola, private delle risorse economiche, hanno abbandonato le strade provinciali (che da due anni cadono a pezzi nel silenzi generale). Tra le aree abbandonate giocoforza dalle Province (in questo caso dalla Provincia di Palermo)  c’è anche questo tratto di collina che ieri, complice le piogge degli ultimi tempi, si è sbriciolata ed è venuta giù, trascinandosi nella frana un paio di piloni di questo tratto di autostrada.

Le cronache registrano una dichiarazione al Giornale di Sicilia dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Giovanni Pizzo. “Abbiamo chiesto al governo nazionale lo Stato d'emergenza. La situazione è veramente grave. Non sono le strade a cedere: sono le nostre montagne che stanno crollando a poco a poco. Oggi un fronte franoso di un chilometro è sceso a valle, colpendo un pilone dell'autostrada Palermo-Catania. Quello che sta accadendo in Sicilia è drammatico. Sono gli effetti del cambiamento climatico: la montagna d'acqua che quest'inverno si è abbattuta sulla nostra regione è probabilmente la causa dei dissesti che si stanno verificando. Non si tratta di assolvere qualcuno, e toccherà ai tecnici stabilire le cause e – se ci dovessero essere – le eventuali responsabilità. Ma è chiaro che siamo di fronte a un'emergenza da affrontare con estrema serietà”.

Pizzo racconta la classica mezza verità. Corretto il richiamo al cambiamento climatico. In Sicilia, negli ultimi dieci anni, il clima, da sub-tropicale arido è diventato sub-tropicale umido. Non è una novità: era così anche tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, quando in Sicilia si coltivava il riso proprio come avviene nella ‘Marcite lombarde’ (non è un caso che, in alcune aree dell’Ennese, grazie alle abbondanti piogge, si sta provando a coltivare il riso). Il problema è che il cambiamento del clima, in Sicilia, sta coincidendo con alcune scelte amministrative sbagliate e con una crisi economica e finanziaria che impedisce alle pubbliche amministrazioni di occuparsi della viabilità.

Nelle scorse settimane decine di sindaci di piccoli Comuni siciliani hanno denunciato l’abbandono delle strade provinciali. Nessuno ne parla, ma centinaia – avete letto bene: centinaia! – di strade provinciali cadono a pezzi. Buche piccole e grandi, sterpaglie che invadono la carreggiata, frane, smottamenti di terreno. Tutto questo avviene da due anni. Il Parlamento siciliano, oltre due anni fa, su proposta del governo regionale di Rosario Crocetta (e su input del governo nazionale che ha abolito le Province per risparmiare) ha commissariato le nove Province regionali. La riforma, però, non è stata completata. Anzi, appena qualche giorno fa, il completamento della riforma, peraltro molto discutibile, è stato ‘bocciato’ dallo stesso Parlamento dell’Isola.

Il risultato di questo immobilismo è che, da due anni, i dipendenti delle nove Province regionali non riescono più a lavorare. Prendono lo stipendio (ma non si sa fino a quando), ma non svolgono alcuna attività. In questa follia tutta siciliana ne stanno facendo le spese le già citate strade provinciali, totalmente abbandonate, e naturalmente i cittadini.

All’abbandono delle strade provinciali si somma l’abbandono di interi versanti collinari dell’Isola. La Sicilia è una Regione dove prevalgono le colline e le montagne. E dove il dissesto di interi versanti (e di interi centri abitati) è sempre stato un problema. Effetti devastanti del disboscamento (o diboscamento) che ha caratterizzato la Sicilia nel corso dei secoli. Proprio per invertire questa tendenza, negli anni ’50 del secolo passato, la Regione siciliana autonoma appena nata si diede un programma di tutela del proprio territorio. Anche per questo – anzi, soprattutto per questo – è stata istituita l’Azienda foreste demaniali della Regione siciliana. Tra i compiti di tale Azienda c’era la demanializzazione dei terreni – soprattutto di quelli collinari e montani – e il rimboschimento. Perché la presenza di alberi impedisce ai terreni di franare.

Facciamo un esempio pratico: se la collina che è franata ieri, coinvolgendo un pezzo di autostrada Palermo-Catania, fosse stata rimboschita, oggi non saremmo qui a parlare della frana. Invece, oggi, parliamo della frana, anzi delle frane che stanno sbriciolando strade e contrade della Sicilia, tra piogge di certo abbondanti, amministrazioni provinciali senza soldi e Azienda foreste massacrata da scelte amministrative demenziali, adottate solo per ‘risparmiare’.  

Cos’è successo negli ultimi anni all’ambiente siciliano? Semplice. L’Azienda foreste demaniali della Regione siciliana, che negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 ha svolto nell’Isola un ruolo strategico, è stata, di fatto, sbaraccata. La responsabilità è dei due ultimi governi regionali: quello di Raffaele Lombardo e l’attuale governo di Rosario Crocetta. Due governi che, senza nemmeno capire l’argomento del quale si sono occupati, hanno fatto – come si usa dire dalle nostre parti – “carne di porco” (cioè salsiccia) di un’Azienda foreste demaniali che, invece, avrebbe dovuto essere rafforzata, proprio per fronteggiare il cambiamento climatico in corso.

Così, in Sicilia, assistiamo ai soliti paradossi italiani. Proprio mentre servirebbero gli interventi delle Province e dell’Azienda Foreste demaniali per fronteggiare gli effetti devastanti degli eventi climatici, la Regione smantella le Province e l’Azienda foreste demaniali! I risultati non possono che essere quelli che oggi sono sotto gli occhi di tutti: intere colline e, tra un po’ anche i costoni di montagna, che vengono giù trascinando nel dissesto strade provinciali, strade statali (la frana avvenuta lungo la Castelvetrano-Agrigento, tra Sciacca e Ribera, in provincia di Agrigento) e, adesso, anche le autostrade.

Ieri è toccato alla Palermo-Catania, autostrada gestita dall’Anas. Ma tra un po’ sentiremo parlare anche delle autostrade gestite dalla Regione siciliana attraverso il Cas, il Consorzio autostrade siciliane, un ‘carrozzone’ regionale che gestisce le autostrade Palermo-Messina, la Messina-Catania e che sta realizzando (o quasi) l’autostrada Siracusa-Gela. Chi scrive, qualche anno fa, ha firmato un’inchiesta per il mensile I Quaderni de L’Ora proprio sulla gestione del Cas, scoprendo cose inenarrabili: manutenzione bloccata da un decennio, illuminazione nelle gallerie carente, milioni di euro scompari dalle banche, collaudi milionari a man bassa per alimentare la ‘politica’, persino – unico caso in Europa – un’agenzia di assicurazioni nazionale che ha disdettato il contratto per via dell’alto numero di incidenti che si verificavano sulla Palermo-Messina. Insomma imbrogli di tutti i generi e di tutte le specie. Ovviamente, non è cambiato niente. Ovviamente.

Foto tratta da paese 24.it  

 

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