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Sul padiglione dell’Expo della Sicilia piove acqua e fango, come ne I vecchi e i giovani di Pirandello…

Le proteste dei giovani a Milano hanno nascosto solo per qualche ora le carenze strutturali di un EXPO allestito alla carlona. Nel padiglione della Sicilia cade acqua. E l’assessore Nino Caleca e Antonio Ferrante (Pd) annunciano: “Se non mettono tutto a posto lasceremo la manifestazione”

La protesta dei giovani che hanno preso d’assalto Milano per manifestare contro l’EXPO che dovrebbe “Nutrire il pianeta” aveva quasi quasi fatto dimenticare le tangenti, le inchieste della magistratura e le polemiche per i ritardi nei lavori. Ma, si sa, il diavolo fa le pentole, ma non sempre si ricorda dei coperchi. E il coperchio, letteralmente il tetto del padiglione della Regione siciliana, realizzato con troppa fretta, è andato subito in tilt. E siccome le cose raffazzonate e male affastellate, spesso, giocano brutti scherzi, ecco che l’acqua, già dal primo giorno, si è riversata sulla testa dei visitatori. Un disastro!

Insomma, l’EXPO di Milano, per la Sicilia, è partito con il piede sbagliato. I pannelli che avrebbero dovuto comporre il tetto sono stati attaccati male e l’acqua che veniva giù a qualcuno ricordava un celebre passo de I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello. Questo romanzo del grande scrittore e drammaturgo agrigentino è noto perché i temi psicologici lasciano il posto all’analisi sociale. Pirandello, a un certo punto, descrive l’atmosfera dell’Italia nei giorni dello scandalo della Banca Romana: che, a dir la verità, non sembra lontana dall'atmosfera attuale. Scrive Pirandello: "Ma sì, ma sì: dai cieli d' Italia, in quei giorni pioveva fango, ecco, e a palle di fango si giocava, e il fango s'appiastrava da per tutto, su le facce pallide e violente degli assaliti e degli assalitori, su le medaglie già guadagnate su i campi di battaglia (che avrebbero dovuto almeno queste, perdio! esser sacre) e su le croci e le commende e su le marsine gallonate e su le insegne dei pubblici uffici e delle redazioni dei giornali. Diluviava il fango; e pareva che tutte le cloache della città si fossero scaricate e che la nuova vita nazionale della terza Roma dovesse affogare in quella torbida fetida alluvione di melma, su cui svolazzavano stridendo, neri uccellacci, il sospetto e la calunnia”.

E il fango non manca, in questa manifestazione già oggetto, come ricordato, di indagini della magistratura per affari & tangenti. E oltre al fango – sempre con riferimento alla Sicilia, o meglio al padiglione della Regione siciliana – oggi c’era anche tanta sporcizia (altra metafora…). E non c’era nemmeno il collegamento a internet, come in certi uffici della Regione siciliana dove, ancora oggi, si lavora con carta e penna (altra metafora ancora, questa volta tutta siciliana).    

Insomma, per dirla tutta, il padiglione dell’Expo che dovrebbe promuovere – il condizionale è d’obbligo – i prodotti di una decina di Paesi del Mediterraneo, Regione siciliana in testa, è andato a farsi benedire il primo giorno. Furente l’assessore regionale all’Agricoltura, Nino Caleca, che su facebook ha già detto come la pensa: “Non sprecherò di certo i soldi del mio assessorato. Abbiamo stanziato per il Cluster Bio Mediterraneo 3 milioni di euro, che ancora non sono stati versati ad Expo. Se entro pochi giorni non sarà tutto in ordine, riconoscendo il ruolo fondamentale dei Paesi del Mediterraneo, non verserò un solo centesimo di quelli stanziati”.

La terza metafora dell’EXPO e della partecipazione della Sicilia a questa manifestazione è rappresentata dal dirigente generale della Regione, Dario Cartabellotta, che ieri ha fatto quello che nelle strade di Palermo non si fa ormai da anni: ha imbracciato scopa e paletta e si è messo a ripulire il padiglione. Al Giornale di Sicilia lo stesso Cartabellotta dichiara: “Abbiamo posto tre problemi ai vertici di Expo. Intanto il padiglione è poco visibile e non c’è l’adeguata segnaletica per attrarre visitatori. Poi bisogna aggiustare il tetto: non è possibile che se piove le attività vengano compromesse. Infine pretendiamo che venga attivata la connessione internet senza fili”.

Resta da capire che cos’ha fatto fino ad oggi Cartabellotta, se è vero che della partecipazione della Regione siciliana all’EXPO si occupa da anni, cioè da quando ricopriva la carica di assessore regionale all’Agricoltura prima di Caleca. Tant’è vero che, quando è stato ‘silurato’ dall’assessorato, per non alterare gli ‘equilibri’, è stato nominato dirigente generale del dipartimento della Pesca, mantenendo le competenze sull’EXPO, si dice per grazia ricevuta non si capisce se dal Pd o dal Megafono o da entrambi (per la cronaca, il Megafono è il movimento politico del presidente della Regione siciliana e del senatore, Giuseppe Lumia, grande manovratore degli affari made in Sicily).

Anche in questo caso il diavoletto si è divertito a giocare con il coperchio: possibile che Cartabellotta si accorga solo ora dello sfascio in cui versa il padiglione che ospita la Regione siciliana e altre realtà del Mediterraneo? Passato indenne da ben tre governi regionali, Cartabellotta sembra nato per ‘navigare’ nei procellosi mari della politica. Scoperto e promosso sul campo nei primi anni del 2000 dall’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, Cartabellotta è stato lestissimo, nel 2008, a passare, armi e bagagli, sotto le bandiere di Raffaele Lombardo, che in quell’anno prendeva il posto di Cuffaro alla guida della Sicilia.

A conti fatti, Cartabellotta è stato anche un fedelissimo di Lombardo, il governatore dell’Isola protagonista del celebre ribaltone: eletto nel 2008 nel centrodestra con quasi il 70% dei voti di lista, Lombardo ha governato con il centrosinistra nella speranza, dimostratasi poi vana, di non beccarsi una condanna per mafia. Invece il trasformismo (e qui torniamo a I vecchi e i giovani di Pirandello…) non gli è servito a nulla, visto che è stato condannato lo stesso in primo grado. Ovviamente per mafia. Così, nel 2012, con un anno di anticipo, ha lasciato il posto al già citato Crocetta. Sempre ovviamente, Cartabellotta ha spiccato un nuovo salto della quaglia e, da tre anni, è diventato un ‘fedelissimo’ di Crocetta e, soprattutto, del senatore Lumia.

In attesa di un quarto presidente della Regione (e magari del quarto salto della quaglia), la Sicilia assiste tra l’attonito e il divertito a un assessore all’Agricoltura – il già citato Caleca – che, per l’appunto, dovrebbe occuparsi dell’Expo, visto che il mondo lo si nutre con i prodotti agricoli e che invece non se ne occupa perché ad occuparsene è Cartabellotta. Logico che l’assessore Caleca, spodestato di una competenza che dovrebbe essere sua, non sia moto felice di tutto quello che accade: non solo è stato privato delle competenze sull’EXPO, ma pagare e sorridere davanti allo sfascio, beh, questo sembra veramente troppo…

Intanto sulla vicenda interviene Antonio Ferrante, responsabile regionale Turismo e Cultura del Partito Democratico Sicilia: “Quanto accaduto – dice Ferrante a proposito del fango di pirandelliana memoria che si è abbattuto sul padiglione della Regione siciliana – rappresenta già un danno incalcolabile per la Sicilia e tutta l'area mediterranea. In un momento già difficile per la nostra Regione siamo costretti a vedere la foto del commissario Caltabellotta che, insieme ad alcuni volontari, tenta di pulire il padiglione. E' una situazione inaccettabile che in nulla si accorda con il concetto alla base dell’intera manifestazione”.

“L’importanza del ruolo che la Sicilia riveste sotto l’aspetto geopolitico, ma anche e soprattutto per quanto riguarda gli aspetti legati all'incoming turistico e al patrimonio culturale ed enogastronico – prosegue l’esponente del Pd siciliano – impone che questa grave defaillance organizzativa venga immediatamente risolta e se ne accertino le responsabilità. In un momento di grave disagio come quello che la Sicilia sta non possiamo accontentarci delle solite scuse di rito: ce lo impone il rispetto nei confronti dei cittadini siciliani che, per l’ennesima volta, si trovano a sopportare una grave onta di fronte agli occhi del mondo”.

“Vogliamo risposte immediate e credibili – conclude Ferrante – altrimenti, come dichiarato dall’assessore Caleca, sosterremo il ritiro della Sicilia dalla manifestazione con tutte le conseguenze, politiche e non solo, del caso”.

 

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