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Regione siciliana senza soldi: la gente inizia a scendere in piazza per protestare

E’ successo ieri pomeriggio, a Palermo, davanti la sede dell’assessorato ai Beni culturali. Una trentina di lavoratori senza retribuzione da sei mesi ha preso a calci e pugni il portone dell’assessorato. Immediato l’intervento delle forze dell’ordine. Non è da escludere che la protesta sociale coinvolga altre categorie 

In Sicilia, nel silenzio generale, sta scoccando l’ora x. E’ l’ora in cui migliaia di persone scenderanno per strada per protestare davanti ai ‘Palazzi’ della politica siciliana. Il primo ‘assaggio’ è andato in scena ieri pomeriggio, a Palermo, presso la sede dell’assessorato regionale ai Beni culturali. Una trentina di persone, intorno alle 17 e 30, si sono dati appuntamento davanti il portone dell’assessorato cominciando ad assestare calci e pugni allo stesso portone. Sono lavoratori rimasti disoccupati che, da sei mesi, non percepiscono la retribuzione.

“Abbiamo fame – ci dice una donna -. I nostri figli hanno fame. I signori politici ci hanno gettato in mezzo alla strada. Ci hanno detto che era questione di giorni. Ma sono passati sei mesi. Adesso basta”.

La signora fa parte di un gruppo di lavoratori – sembra una trentina – che, da anni, effettuano i lavori di pulizia nei locali dell’assessorato regionale ai Beni culturali. A quanto ci raccontano questi lavoratori, sei mesi fa sono stati messi alla porta. “Ci hanno detto che hanno problemi di bilancio – ci dice uno di questi lavoratori -. Noi abbiamo risposto che anche noi abbiamo problemi di bilancio. Nel senso che le nostre famiglie, i nostri figli non campano di aria. Ci hanno detto che ci avrebbero dato risposte concrete. Ma queste risposte non sono ancora arrivate. Noi siamo qui. Ora basta”.

Ieri, sul posto, sono arrivati, nell’ordine: Polizia, Vigili del Fuoco, e un’ambulanza. Alla fine, erano più i militari e i Vigili del Fuoco che gli uomini e le donne che protestavano. Mettiamola così: diciamo che per un oggettivo problema numerico i circa trenta disperati – uomini e donne lasciati da sei mesi senza retribuzione – sono stati costretti a sgombrare.

“Ma non finisce qui”, hanno detto in tanti. Parlando con questi lavoratori rimasti disoccupati abbiamo capito che non sanno quello che sta succedendo negli uffici della Regione. Se la prendono con il governo regionale, ed è giusto che sia così. Ma non sanno che i loro soldi sono stati trattenuti da Roma. Insomma, la società siciliana, nel suo complesso, non ha ancora realizzato che i soldi della Sicilia sono finiti perché se li è ‘bevuti’ il governo Renzi per pagare le ‘rate’ del Fiscal Compact, il trattato internazionale che impone al nostro Paesi di pagare 50 miliardi di euro all’anno per restare nell’Europa dell’Euro. Di fatto, l’Italia non è messa meglio della Grecia. Anzi. La differenza è che la Grecia di Tsipras sta provando a ribellarsi, mentre l’Italia sta zitta e paga. Anzi, fa pagare ai cittadini italiani i costi dell’Europa dell’Euro.  

Quello che è successo ieri a Palermo nei prossimi giorni potrebbe ripetersi, coinvolgendo altre categorie sociali. La Regione, infatti, è rimasta senza soldi. Inserendo tra le entrate del Bilancio regionale di quest'anno soldi che non ci sono. Risultato: ci sono problemi per pagare tantissime categorie e interi settori della pubblica amministrazione, a cominciare dai dipendenti delle nove Province siciliane (che non sono mai state abolite!), da molti Comuni dell’Isola, dai precari dei Comuni, delle Province e degli enti regionali, dagli operari della Forestale, dagli ex Pip di Palermo e via continuando.

Tutto questo sta succedendo perché, come scriviamo spesso, il governo nazionale di Matteo Renzi ha praticamente ‘spogliato’ la Sicilia. In pratica, si sta verificando quello che il professore Massimo Costa ha scritto in un articolo (come potete leggere qui) dello scorso gennaio. Non ci sono più soldi e la gente comincia a scendere per le strade.

Forse è per questo che il PD, che di fatto governa la Regione siciliana dal 2008 (ufficialmente dal 2009, ma già nel 2008 ‘pezzi’ del PD siciliano erano sottobanco d’accordo con l’allora candidato del centrodestra alle elezioni regionali: erano pronti ad effettuare il ribaltone che, puntualmente, è andato in scena l’anno successivo), vorrebbe abbandonare al proprio destino il presidente della Regione, Rosario Crocetta?

Voci di corridoio sempre più insistenti raccontano che domani, nel corso della direzione regionale del PD siciliano, il partito potrebbe anche prendere la decisione di uscire dal governo dell’Isola. Ufficialmente, si tratterebbe di una rottura tra il partito e il presidente Crocetta. Di fatto, sarebbe la fine di una sceneggiata politica: il PD ha utilizzato Crocetta, facendogli fare di tutto e di più (come potete leggere qui) per poi ‘scaricarlo’. Sarà così? Domani la risposta.        

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