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Francesco Menallo: “La gestione dei beni mafiosi? Tutto vecchio. Unica novità, Pino Maniaci”

Avvocato, tra i fondatori del Movimento 5 Stelle, oggi grillino deluso e militante di Un’altra Europa per Tsipras, Francesco Menallo racconta che la gestione scandalosa dei beni sequestrati e confiscati alla mafia è nota da tempo. E’ stata solo ignorata. E portata alla ribalta dal coraggio di Pino Maniaci. Una vicenda, aggiunge, che si inserisce nella caduta di certe antimafie

Francesco Menallo, avvocato, già protagonista, negli anni ’80 del secolo passato, di tante battaglie ambientaliste, tra i fondatori del Movimento 5 Stelle in Sicilia, oggi deluso sia da Casaleggio, sia dai grillini del Parlamento nazionale e del Parlamento siciliano, non ha mai perso la voglia di partecipare alla vita politica. Oggi è vicino all’Altra Europa per Tsipras. E non perde di vista la realtà legata alla sua professione di avvocato.

“La vicenda della Sezione di Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo – ci dice – non è una storia nuova. Nuova, semmai, è la battaglia di Pino Maniaci. Ma i fatti, agli addetti ai lavori, ma anche a tanti giornalisti e cittadini comuni, sono noti da tempo. Come inquadro questa storia? Nel tramonto di una certa antimafia”.

In che senso, avvocato?

francesco menallo

L’avvocato Francesco Menallo

“Nel senso che questa vicenda fa seguito a tre storie non esattamente esaltanti. Mi riferisco all’indagine per mafia che ha colpito il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante. Ai rapporti tra il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, con l’ex pm, Antonio Ingroia. E alle dimissioni di Lucia Borsellino dall’assessorato regionale alla Salute. Se ci ragioniamo, sono tre forme di antimafia, o presunte tali, che vanno via. Non si sono ancora spenti gli echi di queste cadute, che scoppia il caso della gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia a Palermo”.

Come lei dice, le ombre sulla gestione, non esattamente cristallina, di questi beni – soprattutto dei beni sequestrati alla mafia – non sono una novità…

“Infatti. Se non ricordo male, l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara inizia la sua attività di amministratore giudiziario  trent’anni fa, nei primi anni '80 del secolo passato. Mi sembra con i beni di Enzo Piazza. E nessuno si sognò rilevare – come si fa oggi con il figlio del Presidente Virga – che era un giovane alle prime armi”.

Come mai la storia viene fuori ora?

“Intanto non mi pare che ci sia grande interesse attorno a questa storia. Le denunce di Pino Maniaci e delle Iene sono state pesantissime. La Procura di Caltanissetta non poteva fare a meno di intervenire. Ma, ribadisco, non mi pare che ci siano state iniziative clamorose. Non ho visto arresti, pericolo di inquinamento di prove, ecc. I magistrati della Sezione per le Misure di prevenzione, a cominciare dalla dottoressa Silvana Saguto, hanno lasciato gli incarichi ma rimangono – quasi tutti – in loco… L’avvocato Cappellano ritiene che non ci siano conflitti di sorta e mantiene gli incarichi. Qualche altro avvocato coinvolto ha lasciato un incarico, altri tutti. Per ora, insomma, siamo al tanto rumore per nulla. O quasi”.

Perché dice o quasi?

“Perché magari tutto questo rumore serve per ricostruire la verginità a taluni e, come dire?, a ‘deflorarne’ altri”.

Una botta di qua, una botta di là, ma tutto rimane al proprio posto. E non paga nessuno. Soprattutto chi ha gestito questi enormi patrimoni, in molti casi dissipandoli.

“Chi ha gestito questi enormi patrimoni non l’ha certo fatto da solo. L’ho detto e lo ripeto: la storia della gestione di questi beni è stranota. E’ la prassi familistica di quasi tutti i Tribunali italiani; il concetto di ‘fiducia’ nella scelta del collaboratore del Giudice genera mostri”.

Una brutta prassi.

“Sono d’accordo, una brutta prassi. Basti pensare alle consulenze assegnate a prescindere dall’esperienza e dalla professionalità. Ricordo – e parlo da avvocato – che una consulenza di basso livello uccide le cause e, nel caso della gestione dei patrimoni, li predispone al loro depauperamento. Del resto, tutti i sistemi che assegnano poteri discrezionali ampi a soggetti singoli – soprattutto quando di mezzo ci sono beni mobili o immobili – producono mostri. Se a questo poi aggiungiamo che, in alcuni casi, gli incarichi sono stati affidati a soggetti familiarmente coinvolti in vicende di mafia, la frittata è fatta”.

In molti sequestri i beni sono letteralmente spariti. Aziende fiorenti sono state ridotte a strutture fuori da ogni mercato.

“Questo è avvenuto e avviene perché il maggior guadagno degli amministratori giudiziari è legato al conflitto, alle consulenze, non alla risoluzione del conflitto. In Cina i medici si pagano solo se i malati stanno bene… In Italia, invece, un ‘malato’ sofferente è fonte di guadagno per il sanitario…”.

L’avvocato Enrico Sanseverino è stato molto critico verso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo.

“Critiche legittime. Ma non dobbiamo dimenticare che anche l’avvocato Sanseverino, nel passato non remoto, ha fatto parte del Consiglio dell’Ordine, occupando il ruolo di presidente. Quando Sanseverino era presidente, se proprio la dobbiamo dure tutta, l’avvocato Cappellano Seminara aveva più incarichi di adesso. Anche allora il Consiglio dell’Ordine non si è distinto per loquacità. Dico di più”.

Prego.

“Ricordo che, durante la presidenza e durante la presenza, comunque, dell'avvocato Sanseverino all'interno del Consiglio dell'Ordine, due noti avvocati del Foro di Palermo, Francesco Greco (oggi presidente dell'Ordine) e Mario Bellavista (figlio di un ex consigliere dell'Ordine), sono stati chiamati ad occuparsi di due municipalizzate che fanno capo al Comune di Palermo. Nessuno, allora, ha sollevato la questione dell’incompatibilità di questi incarichi con l’iscrizione all’Albo. Incompatibilità dettata anche dalla legge professionale sull’esercizio del commercio tra gli iscritti all’Albo, sia in forma singola, sia societaria. Ricordo che, per risolvere il problema, si fece ricorso all’escamotage di delegare i poteri presidenziali, mantenendo gli onori. In questo caso, un’elegante interpretazione della norma ha consentito, di fatto, l’elusione della stessa norma”.

Tornando ai beni dei mafiosi: che bisognerebbe fare, a suo avviso, per evitare altri problemi?

“Ci sono responsabilità del Legislatore. Non sono chiuso all’evoluzione, ma una norma che si presta a diverse interpretazioni non è una norma, ma una presa in giro. Occorrerebbe l’istituzione di un Albo degli amministratori giudiziari  sulla base di vere competenze. Ed  anche una buona dose di buon senso”.

Andiamo alla caduta di Montante. Anche in questo caso, molte delle ombre che oggi avvolgono questo personaggio non sono nuove…

“Diciamo che nessuno ha preteso, da lui, la prova della verginità. Ed è andato avanti con una certa antimafia. Poi è caduto. Come sono caduti e stanno cadendo altri esponenti di questo mondo di furbi. Che dire? Alla fine ne resterà solo uno, come Highlander”.

Per ora tra alcune ‘famiglie’ dell’antimafia ci sono liti…

“L’antimafia, come la mafia, deve spostare l’asse dei soldi. Ed è quello che sta avvenendo. Questo postula lo sfoltimento dei petali della margherita”.

A proposito della Margherita, con la maiuscola, visto che parliamo dell’ex Margherita confluita nel PD. Anche lì c’è stato uno sfoltimento…

“Da quelle parti, dopo la caduta di Totò Cuffaro, hanno iniziato con il ricatto politico all’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Dopo il ribaltone lombardiano,  si sono sistemati alla guida del governo della Regione, non senza risse e scivoloni. Poi, anche loro, hanno iniziato a sfogliare la margherita”.

Con la maiuscola o con la minuscola.

“Con la maiuscola. Si sono sbarazzati di Nino Papania e Francantonio Genovese, non prima di aver utilizzato i voti di entrambi per far eleggere Crocetta. Gli unici che rimangono in piedi, per ora, sono Giuseppe Lumia e, defilato ma presente, Totò Cardinale…”.

 

 

    

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