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L’incendio della raffineria di Milazzo un anno dopo: cittadini abbandonati da Stato e Regione

Un anno dopo lo spaventoso incendio che ha colpito la raffineria di Milazzo tutto tace. All’inquinamento chimico si aggiunge quello elettromagnetico di un mega elettrodotto che non serve alla Sicilia. In prospettiva c’è anche una centrale elettrica che verrà trasformata in un inceneritore di rifiuti, a cura del governo Renzi e del governo Crocetta

 

A Milazzo e dintorni ad un anno esatto dall’incendio della raffineria gli abitanti di questa cittadina e dei centri limitrofi sono stati praticamente abbandonati. Alle promesse di azioni tese a migliorare la sicurezza e ad informare la gente del luogo non hanno fatto seguito i fatti. I cittadini percepiscono solo una scialba gestione burocratica. Insomma, tutto è rimasto come prima. Scenario tipicamente italiano fatto di pressapochismo e strafottenza istituzionale.  

“Fra i cittadini residenti – si legge in un comunicato dell’ADASC (Associazione per la Difesa dell’Ambiente e della Salute dei Cittadini) e del Coordinamento Ambientale Milazzo Valle del Mela – è ancora impressa nella mente quella notte di fuoco”. Tutt’oggi, aggiunge il presidente dell’ADASC, Peppe Maimone, ogni qualvolta si verifica un disservizio, una fumata, uno sfiaccolamento all’interno delle industrie presenti nel polo industriale, ma anche la presenza di odori molesti, la popolazione si allarma perché ha paura che si possa verificare un episodio analogo il quale ha destato notevole preoccupazione fra gli abitanti. E’ bene ricordare – sottolinea infatti Maimone – che il primo segnale è stato proprio la presenza di intensi odori nauseabondi inizialmente nella frazione di Archi e successivamente a Pace del Mela e San Pier Niceto”.

peppe maimone

Peppe Maimone, presidente dell’ADASC

Milazzo e la Valle del Mela sono zone dove la presenza di industrie che inquinano è elevata (se volete approfondire questo tema potete leggere questo dettagliato studio sull'inquinamento di questa zona della Sicicilia e sui rischi pe rla popolazione). Parliamo, senza ombra di dubbio, di una delle zone della Sicilia più inquinate. Nel polo industriale di Milazzo opera la già citata raffineria di petrolio (dove, come già ricordato, un anno fa si è sviluppato uno spaventoso incendio), una centrale termoelettrica ad olio combustibile, un cogeneratore, un’acciaieria, un impianto per il recupero del piombo dalle batterie esauste e altre industrie minori. Tutti altamente inquinanti. A completare l’opera di distruzione dell’ambiente c’è anche l’inquinamento elettromagnetico. Ovvero un mega elettrodotto in costruzione più altri elettrodotti costruiti negli anni passati.

Il paradosso è che il mega elettrodotto non serve alla Sicilia, che già produce più energia rispetto ai propri consumi. E’ un elettrodotto che serve ad altre parti d’Italia. E’ stato piazzato da queste parti grazie a politici della zona, quasi tutti ‘ascari’, cioè venduti ai poteri forti. A questi signori che gli abitanti della Valle del Mela si ammalino e crepino non gliene può fregare di meno. E infatti le ‘trame’ di questo mega elettrodotto passano a pochi metri dai centri abitati, pur sapendo che le onde elettromagnetiche sprigionate dagli elettrodi danneggiano la salute, specie se sono praticamente attaccati alle abitazioni. Il territorio della Valle del Mela è stata dichiarata Zona ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e Sin (Sito di interesse nazionale).

Lo scorso anno l’incendio della raffineria di petrolio ha messo ancora una volta a nudo uno Stato e una Regione siciliana che, di fatto, hanno abbandonato questo angolo della Sicilia. Le associazioni, i i comitati e i movimenti spontanei di cittadini, all’indomani dell’incendio che ha interessato il serbatoio TK 513 della raffineria, hanno chiesto con forza l’intervento delle istituzioni di ogni ordine e grado. “Ma a tutt’oggi – si legge nel comunicato dell’ADASC e del Coordinamento Ambientale Milazzo Valle del Mela – la popolazione non è al corrente di eventuali iniziative intraprese al fine garantire la sicurezza dei territorio, la difesa dell’ambiente e della salute pubblica. Le richieste avanzate riguardano l’urgente definizione del Piano di Emergenza esterno comprensoriale, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 334 del 1999, con l’avvio delle previste consultazioni delle popolazioni interessate; l’immediata neutralizzazione e rimozione di serbatoi che insistono nelle vicinanze di abitazioni civili; un’urgente verifica della compatibilità degli impianti a rischio di incidente rilevante con tracciati autostradali, stradali e ferroviari; il dirottamento del traffico veicolare dei mezzi adibiti al trasporto di qualsiasi sostanza in transito da e verso le industrie in snodi lontani dal centri abitati; uno studio sul rischio di incidente rilevante nella sua complessità (considerando anche gli impianti per la produzione di idrogeno, Lc-Finer, serbatoi di GPL etc) esteso alle quattro industrie ad incidente rilevante presenti sul territorio di Milazzo e della Valle del Mela, valutando anche l’eventuale ‘effetto domino’ a cura del Ministero degli Interni e alla Commissione Nazionale per la previsione e prevenzione dei Grandi Rischi”.

I cittadini hanno anche chiesto il coinvolgimento di “tutte le amministrazioni dell’Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e del Sito di Interesse Nazionale delle Bonifiche, durante l’iter istruttorio per le Autorizzazioni Integrate Ambientali e durante le procedura per il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di altri impianti e/o industrie potenzialmente insalubri per la salute pubblica; l’immediata comunicazione con adeguata pubblicità ed in forma comprensibile, delle risultanze dei controlli sanitari ed ambientali previsti dalla normativa vigente effettuati immediatamente dopo l’incidente e precisamente quelli di competenza di ARPA, ASP, ISPRA”. Per la cronaca, l’ARPA e l’Agenzia Regione per la tutela dell’Ambiente; l’ASP è l’Azienda Sanitaria Provinciale, in questo caso di Messina (Milazzo e la Valle del Mela, come già accennato, si trovano in questa provincia); mentre l’ISPRA è l’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Ebbene, tutte queste richieste avanzate dai cittadini di Milazzo e della Valle del Mela sono rimate letteratralicci morta. Disinteresse assoluto da parte dello Stato e della Regione. Gli abitanti di queste contrade hanno anche chiesto di “pianificare ed effettuare campagne di monitoraggio nelle zone urbane e rurali del comprensorio a breve e a lungo termine compresi i controlli sulla catena alimentare”. Perché il timore della gente è che l’inquinamento elevatissimo di queste zone non risparmi gli alimenti. Insomma a Milazzo e nella Valle del Mela i cibi a chilometro zero potrebbero rilevarsi un problema per chi li ingerisce.

Di più. I cittadini hanno chiesto anche alle autorità di “rendere pubblici i verbali di sopralluogo e le delibere redatte dal Comitato Tecnico Regionale Sicilia; di implementare la  rete di monitoraggio delle matrici ambientali gestita esclusivamente da ARPA Sicilia tenendo conto di tutte le variabili”.  E il “controllo in tempo reale dei dati emessi direttamente al camino da ogni singolo impianto funzionante e la pubblicazione dei dati con mezzi efficaci di comunicazione”. Magari creando un punto ARPA in uno dei Comuni del comprensorio.

In una zona così inquinata, si legge sempre nel comunicato, “sarebbe più che mai opportuno attuare uno screening tossicologico con campionamento su vasta scala da effettuare sulla popolazione a rischio e sollecitare l’intervento del Dipartimento Epidemiologico della Regione Siciliana, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per indagini sanitarie ed epidemiologiche a breve a medio e a lungo termine sulla popolazione residente”. E “redigere  un progetto per lo sviluppo alternativo dell’intera Area Industriale di Milazzo-Valle del Mela con il coinvolgimento delle Università Siciliane, degli ordini dei professionisti e delle Associazioni Ambientaliste”. Quindi la realizzazione di un dissalatore per evitare il prelievo di acque di falda. E già, perché le industrie del luogo, tra le altre cose, si prendono anche l’acqua della zona.

Associazioni e comitati hanno inoltre richiesto “l’approvazione e il finanziamento del Piano di Risanamento del Comprensorio del Mela e l’avvio di una seria attività di bonifica e di riqualificazione ambientale del Sito di Interesse Nazionale; il potenziamento ed adeguamento delle strutture sanitarie territoriali deputate ad affrontare le emergenze, la prevenzione e la cura di patologie croniche degenerative e neoplastiche”. Questo passaggio è fondamentale perché nella zona di Milazzo e della Valle del Mela – come del resto in altre aree della Sicilia dove l’inquinamento industriale è molto diffuso, da Gela all’area industriale di Siracusa – l’incidenza dei tumori è più alta rispetto ad altre aree dell’Isola.

A un anno dall’incendio della raffineria di Milazzo la popolazione di queste contrade ha chiesto, poi, la predisposizione di “programmi periodici di ricerca, volti ad accertare il grado di percezione e consapevolezza relativa ai rischi ambientali ed eventuali conseguenze sulla popolazione residente”; l’introduzione della “Valutazione di Impatto Sanitario e la Valutazione del Danno Sanitario, da affiancarsi alla Valutazione Ambientale Strategica, all’Autorizzazione Integrata Ambientale e alla Valutazione d’Impatto Ambientale e l’aggiornamento del Testo Unico dell’Ambiente, rivedendo i valori di riferimento degli inquinanti in base alle linee guide indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale e Siti di Interesse Nazionale”.

Uu anno dopo il commento dell’ADASC e, in generale, delle associazioni e dei movimenti dei cittadini di questi luoghi è amaro: “Un anno fa abbiamo letto e sentito dichiarazioni di Ministri, Onorevoli ed Istituzioni, ma a tutt’oggi non conosciamo le risultanze delle eventuali azioni intraprese. Siamo solo a conoscenza di un’indagine da parte della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto”.

In assenza dello Stato e della Regione, in assenza della politica (solo il Movimento 5 Stelle ha provato a difendere le ragioni delle popolazioni di questi luoghi, me nel Parlamento siciliano di questa battaglie è arrivato poco o nulla), uno dei pochi punti di riferimento per le associazioni e i comitati che difendono la salute della gente di questi luoghi è la Chiesa cattolica. Qui, in un certo senso, qualche uomo di Chiesa ha anticipato di qualche anno il messaggio in difesa dell’ambiente di Papa Francesco: “Dopo l’incendio – leggiamo sempre nel comunicato – la Parrocchia di Archi, in collaborazione con il Coordinamento Ambientale Milazzo Valle del Mela, ha affittato una centralina di monitoraggio delle polveri PM2,5, gestita da Epidemiologia e Prevenzione che ha rilevato, in alcune circostanze, dati preoccupanti”. A conti fatti, quello che dovrebbero fare la ASP di Messina, l’ARPA e, in generale, la Regione e lo Stato lo fanno gli stessi cittadini che provano a difendersi approntando a proprie spese l’acquisto dei mezzi per monitorare inquinamento.    

“A breve – conclude il comunicato – grazie all’interessamento dell’Associazione ADASC verrà istallata un’altra centralina di monitoraggio della qualità dell’aria per avere maggiori informazioni sullo stato di salute dell’ambiente”.

inceneritore valle del melaOvviamente, dei danni prodotti alle cose e alla salute della gente dall’incendio dello scorso anno non si sa nulla. Il governo regionale, invece di difendere gli interessi della gente di questi luoghi, difende gli interessi della raffineria. Forse qualcosa si saprà dalla magistratura. Forse.  

Intanto Milazzo e la Valle del Mela si apprestano a ‘godersi’, si fa per dire, la nuova trovata del governo nazionale di Matteo Renzi e del governo regionale di Rosario Crocetta. Ovvero la trasformazione della centrale elettrica di San Filippo del Mela in un inceneritore di rifiuti. Si tratta dell’ultimo imbroglio di questi due governi che, con la scusa “dell’emergenza rifiuti” (creata dagli stessi governi), vorrebbero realizzare in Sicilia un certo numero di inceneritori di rifiuti come quelli che avrebbe voluto realizzare nei primi anni del 2000 il governo regionale di Totò Cuffaro. Insomma, affari sulla pelle dei cittadini.

Nel Messinese l’occasione è offerta Edipower Spa, società che gestisce la centrale elettrica di San Filippo del Mela. Il progetto è di fargli bruciare i rifiuti. Altro inquinamento atmosferico in arrivo. In effetti, a Milazzo e nella Vale del Mela si sentiva la mancanza di un inceneritore di rifiuti.

Invece di occuparsi della salute della gente di questi luoghi, Renzi e Crocetta stanno pensando di aggiungere inquinamento ad inquinamento. Geniale.

     

 

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