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Le autostrade e le strade siciliane? Deliri. Scenario incredibile sulle Madonie

Stanno per arrivare piogge e freddo invernali. Con autostrade e strade della Sicilia che sono, in buona parte, un mezzo disastro. L’autostrada Palermo-Catania è interrotta. La Palermo-Messina è abbandonata. Nella Messina-Catania ci sono frane. La scorrimento veloce Palermo-Agrigento è un disastro. Le strade delle Madonie sono piene di buche e spaccature. Problemi che si propongono in quasi tutte le strade provinciali dell’Isola

In Sicilia le vie di collegamento stradale sono un delirio. L’autostrada Palermo-Catania è interrotta da sei mesi. L’autostrada Palermo-Messina è priva di manutenzioni e, per lunghi tratti, mancano i segnali a terra. Sull’autostrada Messina-Catania, nei giorni scorsi, è andato in scena un crollo. La ‘presunta’ strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento è oggetto di lavori di adeguamento in sede (in pratica, allargamento della carreggiata ed eliminazione di alcune curve a cui si aggiungono i problemi su un viadotto all’altezza di Mezzojuso). Le cose vanno un po’ meglio nell’autostrada Palermo-Trapani-Mazara del Vallo e nel tratto di autostrada che collega Catania a Siracusa. Anche se le autorità fanno a gara per far dimenticare ai siciliani che quasi tutte le strade provinciali sono letteralmente abbandonate. Quasi tutte le strade provinciali della Sicilia sono a rischio. Ma è sulle Madonie che si registra uno scenario allucinante. Con il rischio che, con l’approssimarsi dell’inverno, interi centri abitati rimangano isolati.   

Proviamo a fare il punto della situazione. Senza avere la pretesa di segnalare tutti i problemi legati alla viabilità stradale nella nostra Isola. Sui lavori che vanno in scena – fino ad oggi senza costrutto – lungo l’autostrada Palermo-Catania, con riferimento al viadotto Himera travolto dalla frana di una collina, si sofferma la parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Azzurra Cancellieri.     

“L’idea progettuale presentata dal Movimento 5 Stelle lo scorso giugno al Commissario Guardabassi, nominato dal Ministero dei Trasporti per gestire l’emergenza A19 – scrive Azzurra Cancellieri – prevedeva di investire direttamente il Genio militare che è in grado sia di costruire ponti Bailey, sia di poter effettuare la manutenzione ordinaria delle strade. Ciò per agire in piena e totale autonomia, senza lungaggini burocratiche per gare, imprese e progettisti, eliminando così alla radice possibili infiltrazioni malavitose ed interessi particolari. Ma la proposta dei 5 Stelle è stata bocciata senza, però, che il Genio Militare ne avesse valutato la fattibilità: l’ente è stato interpellato solo dopo la consegna ufficiale dei lavori”, dopo che il governo nazionale ha puntato  “su progetti più costosi e con tempi di lavoro più lunghi rispetto a quelli che il M5S Caltanissetta aveva offerto al Commissario Guardabassi. Una procedura alquanto anomala e che vede ignoto il risultato dell’ispezione”.

Sono questi i motivi che hanno indotto la deputata nissena a presentare un accesso agli atti indirizzato al Ministero dei Trasporti per chiedere copia della relazione del sopralluogo effettuato dal Genio Militare.

“Il dramma che stanno vivendo attualmente i siciliani è oramai risaputo. A ciò, si è aggiunta anche la recente frana sulla A18 (l’autostrada Messina-Catania): in pratica, viviamo in una Sicilia spezzata in tre – commenta la parlamentare 5 Stelle . Dopo avere presentato il nostro progetto di bypass, non abbiamo avuto più notizie, ma abbiamo appreso, tramite una conferenza stampa, che erano stati scelti altri progetti molto più dispendiosi rispetto alla soluzione proposta dal gruppo urbanistica del Movimento 5 Stelle di Caltanissetta. Insomma – continua Azzurra Cancelleri – il nostro progetto è stato scartato senza motivazioni ufficiali che, evidentemente, non potevano arrivare perché il Ministero ha interpellato il Genio Militare, chiedendo di valutarne la fattibilità della nostra proposta solo dopo aver già comunicato la scelta e assegnato i lavori. Riteniamo che questa sia un’anomalia e che l’iter doveva essere esattamente opposto, prevedendo prima l’ispezione del Genio militare e, solo dopo aver avuto tutti i dati su ogni proposta, la scelta del progetto”. 

Per questo motivo – conclude la parlamentare nissena 5 Stelle -chiediamo al Ministro di fare chiarezza: vogliamo sapere se una proposta meno costosa e più veloce è stata scartata a discapito di progetti più dispendiosi, più lunghi e meno sicuri contro le infiltrazioni malavitose. I cittadini devono sapere come vengono spesi i loro soldi e secondo quali criteri vengono prese le decisioni. Noi rimaniamo convinti riguardo la fattibilità della nostra idea progettuale e riteniamo grave quanto accaduto poiché, se la scelta fosse stata condotta secondo criteri oggettivi come fattibilità, economicità e tempi ridotti, oggi noi siciliani avremmo già un bypass pronto e un risparmio economico notevole rispetto al progetto scelto”.

Gli unici che, fino ad oggi, hanno fatto qualcosa per ridurre i problemi in questa autostrada sono i parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle e gli amministratrori comunali di Caltavuturo. L’unica soluzione approntata, al di là delle chiacchiere, è la trazzera Prestanfuso, percorsa ogni giorno da migliaia di automobilisti che, grazie a questa soluzione, risparmiano almeno un’ora di strada. Un’altra ‘certezza’ quasi ‘verghiana’ è che il viadotto sul quale è franata la collina resterà chiuso per chissà quanti anni. Mentre per la ‘bretella’ si annunciano ritardi.   

Ma i problemi, lo ribadiamo, non riguardano solo l’autostrada Palermo-Catania. Ormai, per percorrere la Palermo-Agrigento – spacciata da sempre per una strada a scorrimento veloce, ma in realtà una pessima strada nella quale, per lunghi tratti, tra curve e carreggiata stretta, è impossibile effettuare sorpassi – non passano meno di due ore e mezza. In questa strada l’ANAS sta dando prova di irrazionalità. Come già accennato, è in corso un adeguamento in sede, ovvero l’eliminazione di curve e l’allargamento della carreggiata. Opera meritoria, certo. Ma che viene realizzata mediante scelte poco razionali.

Chi conosce questa strada sa che il tratto più problematico della Palermo-Agrigento è quello che va da Palermo a Bolognetta. E' su questo tratto che dovrebbero essere realizzati un nuovo svincolo tra Villabate e Bagheria e un nuovo tracciato tra lo stesso, nuovo svincolo e Bolognetta. Che ha fatto, invece, l’Anas? Ha iniziato i lavori di adeguamento in sede nel tratto centrale, tra la provincia di Palermo e quella di Agrigento. Risultato: il caos. Infatti, al rallentamento ‘storico’ nel tratto Palermo-Bolognetta si aggiunge il rallentamento per svariati chilometri lungo il tratto centrale di questa ‘presunta’ strada a scorrimento veloce.

Non sarebbe stato più logico avviare i lavori nel tratto Palermo-Bolognetta, realizzando, come già accennato, il nuovo svincolo tra Villabate e Bagheria e il nuovo tracciato per eliminare i problemi di un tratto di strada che esistono da sempre? La razionalità avrebbe suggerito di iniziare da questa seconda soluzione, anche perché lungo il tratto Palermo-Bolognetta il traffico è più intenso. Invece i tecnici dell’ANAS hanno deciso di lasciare immutato il ‘casino’ lungo il tratto Palermo-Bolognetta, andando a incasinare anche il tratto centrale di questa strada.

Come se questi problemi non bastassero, sempre in questa strada va in scena il nulla rispetto al crollo del viadotto Scorciavacche 2 all’altezza di Mezzojuso. Per quello che sappiamo, questo viadotto aveva già avuto problemi ed è stato rifatto. Ma, a quanto sembra, è stato rifatto senza tenere conto di alcuni problemi strutturali. Il nuovo viadotto è stato inaugurato lo scorso 23 dicembre, ma è franato 8 giorni dopo. La competenza su questa strada statale è dell’ANAS. Che finora ha fatto poco o nulla.

Otto giorni dopo l’inaugurazione è sprofondata metà carreggiata, mentre la parte restante è attraversata da un profondo solco. E oggi? Mentre l’ANAS 'accerta' (ma che cosa?) e la magistratura indaga, i cittadini siciliani aspettano. Il nuovo viadotto è stato realizzato dalla Bolognetta Scpa, raggruppamento di imprese che si è aggiudicata la gara da 13 milioni di euro. I tecnici di questo raggruppamento di imprese hanno sottolineato che “si è verificato un cedimento del corpo stradale in rilevato”. Insomma, a cadere non è stato il nuovo viadotto, ma il terreno sul quale poggia questa strada che ha sempre dato problemi. Le cronache hanno registrato anche la ‘rabbia’ del capo del governo Renzi per un cedimento avvenuto otto giorno dopo l’inaugurazione del nuovo viadotto. Quasi un anno dopo, a parte la ‘rabbia’, né Renzi, né l’ANAS hanno risolto il problema.

Allucinante lo scenario stradale nelle Madonie. Chi scrive in questi giorni ha percorso in lungo e in largo le strade che collegano i centri madoniti. Caltavuturo, Petralia Sottana, Petralia Soprana e via continuando. In tutte le strade che abbiamo percorso abbiamo notato buche e spaccature, in alcuni casi profonde e pericolose. Le spaccature di queste strade provinciali testimoniano due fatti. In primo luogo che, chissà da quanti anni, non vengono effettuati i lavori di manutenzione. In secondo luogo, che sono in corso fenomeni di cedimento. Ciò potrebbe significare che, con l’arrivo dell’inverno, la situazione potrebbe peggiorare.

Lo scenario potrebbe diventare gravissimo, perché ci troviamo nel tratto adiacente al blocco dell’autostrada Palermo-Catania. Insomma, ai problemi di viabilità legati a un’autostrada bloccata si aggiungono quelli legati a strade provinciali che definire problematiche è poco. Ci chiediamo e chiediamo: il governo nazionale, il governo regionale e i parlamentari nazionali e regionali che rappresentano – o dovrebbero rappresentare – gli interessi dei centri della Madonie hanno contezza dello stato penoso in cui versano le strade provinciali di queste contrade? Hanno contezza di quello che potrebbe succedere con il freddo e le piogge invernali ormai alle porte?

Incredibile l’atteggiamento del governo nazionale di Matteo Renzi e del governo regionale di Rosario Crocetta. La riforma delle Province siciliane, varata dal Parlamento dell’Isola, è stata impugnata dal governo romano. Le ex Province sono bloccate. E nessuno si occupa delle strade provinciali della Sicilia che cadono a pezzi.    

 

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