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“Totò Cuffaro trattato peggio di Renato Vallanzasca”

Oggi sono in tanti ad aver ‘dimenticato’ di essere stati amici di Totò Cuffaro che a dicembre uscirà dal carcere. L’autore di questo articolo non è fra questi. E anzi coglie l’occasione per ricordare una lunga amicizia. Sottolineando il trattamento durissimo che è stato riservato all’ex presidente della Regione siciliana

Caro Totò, amico di lontana data e ora di più, molto di più. Sono contento di avere ricevuto la Tua ultima lettera e sono soprattutto felice che tra pochi giorni riacquisterai la libertà.

Libertà una parola a Te, a me e a tanti cara, sia per ciò che rappresenta e anche perché ci ricorda la scritta Libertas all'interno del simbolo dello Scudo crociato. Quello Scudo crociato a cui abbiamo tanto creduto e sono più che convinto che sia stato la causa dell'accanimento politico-giudiziario nei Tuoi confronti.

La Tua enorme condanna causata da una banale leggerezza e che stai finendo finalmente di scontare mi fa tornare in mente una famosa favola di Fedro: "Il lupo e l'agnello".

"Un lupo e un agnello erano giunti al medesimo ruscello spinti dalla sete; il lupo era superiore (in un luogo più alto), l'agnello di gran lunga in basso. Allora il lupo brigante sollecitato dalla sua insaziabile fame suscitò un pretesto per litigare. «Perché», disse, « mi hai reso torbida l'acqua che bevevo?». L'agnello, timoroso, di rimando : «In che modo posso di grazia fare ciò che ti lamenti, lupo? L'acqua scorre da te alle mie labbra». Quello spinto dalla forza della verità: «Hai sparlato di me, sei mesi fa». L'agnello rispose: «In verità non ero nato». «Tuo padre in verità, quello aveva sparlato di me». E così afferra l'agnello e lo sbrana per un'ingiusta morte". Questa favola è stata scritta per quegli uomini, che opprimono gli innocenti con finti pretesti.

È così la favola è diventata realtà: centinaia di politici inquisiti, democristiani e non, che dopo processi su processi risultavano assolti ed a te invece una pagliuzza te l'hanno fatto pagare e a caro prezzo.

Non ti hanno dato la possibilità di essere presente ai funerali del tuo caro padre. Non ti hanno dato la possibilità di farti incontrare con tua madre e, infine, l'anno scorso, ti hanno negato la possibilità di essere utilizzato ai servizi sociali.

Che strana giustizia in questo bel Paese: quel che si concede al condannato Renato Vallanzasca con quattro ergastoli e tanti omicidi alle spalle viene negato al condannato Salvatore Cuffaro!

Caro Totò, recentemente hai dichiarato alla stampa che, dopo questa triste esperienza, hai messo la parola fine alla politica partitica e che ti prepari a nuove esperienze sociali e umanitarie. Ciò, caro amico mio, ti fa onore anche se penso che, di fronte al vuoto assoluto che ci ha dato negli ultimi anni la politica regionale e che ha causato l'incremento dei disoccupati e dei poveri, la tua rispettabile decisione rischia di continuare a far galleggiare politicanti di strapazzo o avventurieri.

Caro Totò, tu hai già strapagato e con sofferenze tremende sulla tua persona e sulla tua famiglia l'amore nei confronti della politica e della gente e quindi non posso essere io e ritengo nemmeno altri a farti ricredere dalle tue rispettabilissime decisioni, che peraltro portano ancora una volta onore alla tua persona.

Servire e aiutare i poveri e i sofferenti non è di tutti e tu, da vero cristiano, sei pronto a farlo. Il Santo Natale è vicino e finalmente quest'anno spero di abbracciarti di persona non solo per gli auguri per le festività, ma principalmente per la tua ritrovata libertà.

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