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Roberto Vecchioni amaro e duro sul Sud e sulla Sicilia

A Palermo per un seminario dal titolo: “Educare oggi”, il noto cantautore non ha incantato la platea di giovani. Molti dei quali sono andati via prima della fine dell’incontro. Vecchioni si è anche lasciato andare a frasi scurrili, suscitando imbarazzo e perplessità

“Mercanti di luce. Narrare la bellezza tra padri e figli”. Un titolo ad effetto per un incontro tanto atteso, soprattutto da una platea di insegnanti che hanno occupato ogni sedia dell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo. Molti si sono presentati anche con un’ora di anticipo all’edificio di Viale delle Scienze, per partecipare al secondo appuntamento in programma, organizzato dall'associazione “Genitori e figli”, in collaborazione con  il CIDI di Palermo, acronimo di Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti.

In realtà sono stati loro i veri protagonisti dell’incontro, che ha lasciato la gran parte dei partecipanti delusa. In molti si sono alzati e sono andati via. Il professor Vecchioni ha creato malessere con le sue provocazioni, soprattutto nel linguaggio, per nulla pedagogico. Eppure il tema di questo percorso formativo “a pagamento”, è di quelli ad effetto: “Educare oggi”… al pensiero creativo, tra umanesimo e Scienza”.

L’immagine romantica descritta  nella sinossi che accompagna il depliant informativo: “Cantautore, paroliere, scrittore, poeta, insegnante e attore italiano, Roberto Vecchioni è stato insegnante di scuola media superiore, in diversi licei classici della provincia di Milano ed ha tenuto e tiene come docente vari corsi universitari. Nel 1999 – 2000, su richiesta del Ministero della Pubblica Istruzione ha tenuto più di ottanta conferenze nelle scuole ed università italiane e francesi, incontrando oltre 80.000 studenti sul tema ‘Musica e Poesia’ e illustrando l’evoluzione storica e letteraria della ‘forma’ canzone dalle origini ai giorni nostri”, non corrisponde perfettamente all’aria surreale che si è respirata nella cittadella universitaria. Vecchioni si lascia andare spesso a delle parole scurrili (ve lo raccontiamo qua), una insegnante si alza e dice: “Canta, canta, evita di parlare, oppure te ne vai”. A spegnere i focolai ci pensa Vincenzo Favara, al tavolo dell’organizzazione, a leggere le tante domande raccolte su fogli di carta.  Vecchioni a volte sembra poeta ,a volte  si infuria come un metalmeccanico della Fiom CGIL.

Imbarazzato Nuccio Vara, giornalista della Rai, moderatore e metaforicamente arbitro di un incontro di “pugilato verbale”. Ma ci sono dei passaggi del suo intervento degni di nota: “La bellezza della poesia salverà il mondo. Insegnate ai vostri figli la Magna Grecia. Attingete dalla letteratura dei greci, non esiste altra al mondo.  Io sono un suddista, mio nonno era di Messina e mio padre di Napoli.  Eppure il Sud non decolla… Non insegnate ai vostri figli di piegarsi al favore o al potere”. Dal pubblico una insegnante  grida: “Professore ma lei lo sa ogni mattina in Sicilia quanto sia difficile alzarsi dal letto?”. Il riferimento è alla cronica carenza di lavoro. Vecchioni rilancia e dice: “Esistono due grandi antinomie: Scienza e progresso al Nord, bellezza e arte al Sud. Mentre il Nord fa affari e guadagna,  il Sud si impoverisce”.

La platea si infiamma quando il cantautore  tira fuori  la differenza tra licei del Nord e del Sud; nel primo caso soltanto l’11 per cento degli studenti ottiene il massimo alla maturità, al Sud il 40 per cento… Poi aggiunge: “Il vostro problema  è che non conoscete il Nord e il Nord non conosce il Sud… pregiudizi dall’una e dall’altra parte”.  Qualcuno mugugna e lui risponde: “Se non volete capire o non capite… io sono comunista e vorrei vedere la Sicilia in capo all’Italia… Ma da 150 anni qui non succede nulla. Insegnate ai vostri figli a correre i rischi; e amate la vita”.

Racconta poi la storia  di un professore di greco stanco di vivere, vedovo e con un figlio ammalato di progeria, una malattia rara che provoca l’invecchiamento precoce. Il figlio ricoverato in clinica a 17 anni stava per morire e suo padre decide di andare a trovarlo ogni giorno per raccontargli la sua vita e tutte le cose che ha amato, per esempio la poesia e la letteratura greca. Tutti hanno attinto da lei: Shakespeare, Tasso, Leopardi. Il padre dice al figlio di non avere paura della morte e il figlio gli risponde di non avere paura della vita.

 

* Ivan Scinardo è giornalista professionista. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, è anche un grande appassionato di cinema e teatro. E' il Direttore della sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia, impegno che non gli impedisce di lavorare all'altra sua grande passione: la scrittura. Per noi de La Voce di New York scrive di cinema e di teatro. Oggi, invece, ci racconta la presentazione di un libro. 

 

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