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Peccato Vecchioni, questa volta hai stonato

"Sicilia isola di merda": il cantautore Roberto Vecchioni a Palermo provoca i siciliani, che non gradiscono.  Si possono anche apprezzare le tue parole, sembrano sincere, soprattutto quando dici “non amo questa Sicilia che si butta via”. Ma hai sbagliato Vecchioni a fare il professore all’antica, criticando (giustamente) senza riuscire a tenere gli studenti in classe. Li hai fatti andare via, forse era meglio cantare, ragionare sui versi

Sicilia, isola di merda. E adesso, caro Vecchioni, che cosa rimane delle tue provocazioni?
Tanti stupidi strascichi sul web: “ha ragione Vecchioni, non ha ragione, nord, sud, i Greci, la bellezza, la sporcizia…”
A che serve questo  confronto?
Che ce ne facciamo del professore e dell’artista?

Sono siciliano, ho vissuto per più di 20 anni a Milano e poi sono tornato. Mi mancava la bellezza, non solo quella antica della Magna Grecia, mi mancava la bellezza della luce e della penombra siciliana, le parole del mare nel silenzio d’inverno, il freddo della sabbia a due passi appena dai fumi caldi delle sagre del carciofo. Avevo bisogno della bellezza e mi sa che sono tornato perché pensavo di poterla coltivare.

E poi? Poi la vita di tutti i giorni a Palermo è come l’hai vissuta tu in poche ore, con i molti senza casco, con le macchine in terza fila e con la bellezza offesa ai nostri piedi e sopra di noi, con palazzi e facciate decadenti che ormai non hanno più nulla da raccontare se non ad occhi particolarmente curiosi.

Mentre gli occhi distratti dei siciliani restano bellissimi, pieni di sfumature, non solo di grigio. Neri, nerissimi, marroni, castani, verdi, azzurri, blu. Mare e cielo, terra e vento. Sono gli occhi degli arabi, dei fenici, dei romani, degli spagnoli, dei francesi e dei normanni. Gli occhi del mondo, saggi e ormai socchiusi. Vivi, vivissimi, eppure spenti.

Ecco il punto: siamo vecchi e ad occhi chiusi facciamo fatica a immaginare nuovamente la bellezza.

L’Italia è vecchia, come la tua provocazione, che non porta spunti nuovi.

La Sicilia non è un’isola di merda, e tu lo sai benissimo.

Io ho apprezzato le tue parole, mi sembrano sincere, soprattutto quando dici “non amo questa Sicilia che si butta via”.

Mi è sembrato corretto anche il contesto, un incontro con professori e genitori per “narrare la bellezza tra padri e figli” in un’aula magna dell’Università di Palermo.

Ma come hai potuto notare, non c’è stato dibattito, messa in discussione, reazione costruttiva. E poi ovviamente forse anche tu avresti dovuto ascoltare e capire meglio. 

Nel tuo discorso hai detto al siciliano: “tu non hai capito cos’è il senso dell’esistenza con gli altri”, ma hai salvato il pubblico in sala: “..non voi eh, figurarsi, se siete qui…”.

Sei sicuro?

Sei sicuro che siano sempre gli altri a dovere imparare? Sei sicuro che educatori, docenti, genitori e professori siano anche maestri?

E così hai dato nuovamente ragione a te e a loro, a tutti quei docenti siciliani e italiani che faticano come tutti di fronte alla tecnologia, ai ritmi e ai valori-miti di oggi, e che si rifugiano in Omero, Dante e Michelangelo, senza però riuscire a trasmettere nulla che davvero emozioni i loro studenti. E così, quando interrogano sui Promessi sposi convinti che siano l’unica ricetta contro il Grande Fratello, fatalmente bocciano, rimandano, condannano al rogo, giù nell’inferno voi giovani senza cultura e senza speranza.

Per fortuna non tutti sono così, e qui la tua provocazione purtroppo diventa banalità.
È vero che a Segesta e a Selinunte non trovi nessuno ad accoglierti e a farti da guida, ma a Palermo trovi Pio Mellina, un uomo semplice e di cultura che ha fondato con alcuni amici l’Associazione Stanze al Genio e l’omonima Casa Museo, oggi pluripremiata, visitata e recensita a livello nazionale e internazionale.  Da soli i soci hanno finanziato e prodotto una tra le più grandi collezioni esistenti in Europa di mattonelle antiche in maiolica, 2300 già esposte che prestissimo diventeranno il doppio grazie a formule di finanziamento sul web, il cosiddetto crowfunding.

Ecco, mi piace citare Pio Mellina per parlare di nuovo e soprattutto di testimonianze silenziose e vere di bellezza.

Le strade di Palermo puzzano, ma la Sicilia non è un’isola di merda.  

Forse è possibile ricominciare a coltivare la bellezza riconoscendo e condividendo il sacrificio del suo seme. Tu qualcosa avresti potuto dire, e non perché sei professore, ma perché scrivi canzoni.

Quanta fatica ci vuole a scrivere una canzone? Una canzone vera, che sappia emozionare, che possa essere in qualche modo compagna della tua vita.

Come facevano Battisti e Mogol? E come fa Jovanotti, e Ligabue, e tu?

Hai sbagliato Vecchioni a fare il professore all’antica, criticando (giustamente) senza riuscire a tenere gli studenti in classe. Li hai fatti andare via, forse era meglio cantare, ragionare sui versi.

Abbiamo bisogno di dialogo, di riflettere, di metterci in discussione. E chi può dare deve mettersi al servizio, ben sapendo che il seme porterà frutti, spazzando via la merda.
E succede, anche a Palermo, proprio in questi giorni: il nuovo arcivescovo Corrado Lorefice sceglie di cominciare il suo nuovo cammino al Carcere dell’Ucciardone, tra gli applausi e le lacrime dei detenuti. “Quando si diventa preti – dice- la prima messa la vai a celebrare nella tua parrocchia…ieri sono stato ordinato vescovo e oggi sono qui”.

Caro Vecchioni, tu lo sai che "pure questo è amore…”.
 

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