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Hotspot migranti: macchina di clandestinità

Con l'entrata in funzione degli hotspot, aumentano i migranti cosiddetti clandestini

hotspot migranti
Dovevano servire a velocizzare le procedure di identificazione dei migranti, ma a due mesi dall'entrata in funzione dei nuovi hotspot voluti dall'UE, il bilancio della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema accoglienza è negativo: più clandestini e meno diritti

Nei piani della Commissione europea dovevano servire a velocizzare le procedure di identificazione dei migranti, quelle relativa al riconoscimento del loro status e alla loro ricollocazione, grazie anche alla collaborazione di agenzie europee come  EuroPol (l’Ufficio di Polizia Europeo), EASO (l’Agenzia europea per il diritto d’asilo). Nei fatti, hanno solo aumentato il numero di cosiddetti clandestini che vagano per le strade delle nostra città.

Parliamo dei cosiddetti hotspot, i centri destinati ai migranti allestiti all’inizio di quest’anno – su input dell’UE, come detto –  che, lungi dal migliorare il sistema di accoglienza, stanno complicando la vita ai migranti e alle comunità che li ospitano.

In Italia, su cinque previsti, solo tre sono entrati in funzione: a Lampedusa, la più grande delle isole Pelagie, a Trapani e Pozzallo, nel ragusano. Il bilancio di questi primi mesi di attività parla chiaro: “Il numero dei migranti segnalati come irregolari e quindi respinti è cresciuto notevolmente da quando sono entrati in funzione gli hotspot. Dal primo gennaio sono 5.234, ovvero 1.588 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso quando i cosiddetti irregolari erano stati 3.666”, ha dichiarato Erasmo Palazzotto, deputato nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà e segretario della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza che ha incontrato la stampa a Palermo insieme con le associazioni Diritto e Frontiere, L’Altro Diritto e l’Arci.

Come si spiega questo incremento a fronte dello stesso numero di sbarchi (intorno ai 7.800 sia nei primi due mesi del 2015 che nello stesso periodo di quest’anno)? Sul banco degli imputati, innanzitutto, la cattiva informazione fornita ai migranti al momento dello sbarco, ai quali viene consegnato un foglio notizie confusionario: “Al momento dello sbarco – dice Palazzotto – vengono fatte loro domande sommarie sul paese di provenienza e nella maggior parte dei casi vengono classificati come irregolari a cui non può essere concesso diritto di asilo. Si tratta di  quelli che vengono definiti migranti economci. Entro 48 ore viene dato loro il foglio di via e vengono accompagnati alle stazioni ferroviarie, dove hanno l’obbligo di lasciare il paese entro sette giorni. Lì vengono abbandonati, senza denaro e lasciati in un limbo dove non possono né andare via né restare in Italia. Una parte di loro fugge e se ne perdono le tracce, andando quindi a ingrossare le fila dei cosiddetti clandestini. Quella degli hotspot è quindi una vera e propria macchina di clandestinità”.

Gli fa eco Fausto Melluso, di Arci Palermo: “Quello che stupisce è che nessuno si stia rendendo conto che stiamo procedendo a clandestinizzare intere fasce di migranti che vengono ritenuti migranti economici in maniera presuntiva e abbandonati vicino alle stazioni. I provvedimenti di respingimento differito che queste persone subiscono sono dichiarati illegittimi nella totalità dei casi e sono evidenti i profili di incostituzionalità. Tuttavia le questure continuano a emetterli”.

Il risultato? “Migliaia di persone appena sbarcate, con i traumi fisici e psicologici del viaggio ancora addosso, sono per le nostre strade ma devono nascondersi. A chi giova tutto ciò? A chi deve speculare sulla loro pelle”. Il riferimento è anche allo sfruttamento dei migranti irregolari nell’agricoltura, vera piaga, soprattutto nel Sud Italia.

“Queste persone – sottolinea Melluso – se non vengono intercettate da reti di solidarietà private, dovranno infatti campare nascondendosi dallo Stato senza aver fatto nulla di male. A Palermo, grazie al numero verde dell’Arci Nazionale, sono state intercettate decine di casi del genere e, grazie ad una rete, si è riuscito ad offrire ai migranti tutela legale e sopperire ai bisogni primari. L’unica struttura che può ospitarli oggi è però la missione di Biagio Conte, una struttura che nonostante gli sforzi degli operatori è satura”.

Quindi, ci sarebbe una strategia precisa dietro l’apparente confusione dei processi di identificazione degli hotspot: “È evidente che la classificazione tra migranti economici e aventi diritto d’asilo viene fatta il maniera totalmente sommaria e svolta dai funzionari della Polizia di Stato che secondo le direttive europee non sono nemmeno legittimati a farlo”, ha detto Alessandra Sciurba di L’altro diritto Sicilia.

“Purtroppo in questa fase – ha aggiunto Fulvio Vassallo Paleologo, dell’associazione Diritti e frontiere – verifichiamo come alcune questure, come quella di Agrigento, continuano ad adottare piani di respingimento ed espulsione sconfessati, oltre che dalla magistratura, anche da una recente circolare dello stesso Ministero dell’Interno, che in alcune province siciliane resta lettera morta”.

Vassallo ha anche fatto riferimento all’ipotesi di un intervento militare in Libia da parte dell’Italia: “Questo aumenterà la pressione migratoria, anche se probabilmente saranno le regioni adriatiche a subirne le conseguenze. Dalla Puglia al Friuli. Il Governo, in questa prospettiva, si sta solo limitando a cercare alloggi aggiuntivi”.

Sull’argomento c’è da registrare la presa di posizione del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ma anche degli altri sindaci dei centri che ospitano gli hotspot e della Caritas: “Il meccanismo degli hotspot – ha detto   Nicolini – ha due gravissime criticità: la prima è avere escluso dal ricollocamento gran parte delle persone che ci chiedono aiuto. Hanno accesso al ricollocamento solo eritrei, siriani, iracheni e centrafricani. La seconda riguarda le modalità degli hotspot: per accedere al ricollocamento bisogna totalmente annullare il soggetto. È come se davanti avessimo delle merci, dei pacchi postali che non possono scegliere il paese di destinazione. Gli hotspot sono stati attivati per respingere invece che accogliere”.

Per quanto riguarda il numero dei migranti  sbarcati in Italia, il trend è simile a quello dell’anno scorso quando in totale sono stati 153.842. Nei primi due mesi di quest’anno sono, come detto, 7.892 pressapoco lo stesso numero dello stesso periodo dell’anno scorso. Quello che è cambiato è la nazionalità di provenienza: non ci sono più siriani che ormai, come altri migranti,  scelgono la via dei balcani per entrare in Europa. Ma anche in quella parte d’Europa ormai la situazione è esplosiva: in questi giorni si registrano violenti scontri con la polizia lì dove vengono erette barriere, come al confine tra la Grecia e la Macedonia.

Nel 2016 la maggior parte dei migranti che sono arrivati in Italia provengono dalla Nigeria (1.001) e dal Gambia (935). Seguono il Senegal, Mali, Costa d’Avorio. Guinea, Marocco, Somalia, Eritrea ed Etiopia.

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