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“Caro Governo, basta attacchi alle Ong: fanno ciò che non fanno gli Stati”

Lettera aperta della rete LINK 2007 al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio

di LINK 2007

Migranti recuperati in alto mare nel Mediterraneo (Credits: UNHCR).

In occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati e nel giorno in cui la procura di Palermo ha archiviato le indagini su due Ong impegnate a salvare vite umane in mare, riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta della rete LINK 2007, volta a difendere il mondo della solidarietà dai recenti attacchi ricevuti da alcune tra le massime istituzioni del nostro Paese

Roma, 20 Giugno 2018

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Giuseppe Conte
Signor Vicepresidente, on. Ministro Luigi Di Maio
Signor Vicepresidente, on. Ministro Matteo Salvini

La rete “LINK 2007” è composta da Ong di sviluppo e umanitarie con una pluridecennale storia di solidarietà e impegno nei paesi più poveri del mondo, nelle situazioni di conflitto e calamità naturali e in Italia, riconosciute a livello nazionale e internazionale. Conoscendo i principali paesi di emigrazione è stata alta l’attenzione alle comunità immigrate ed ai nuovi arrivi dal Mediterraneo ed abbiamo approfondito le tematiche relative alla necessità di una corretta gestione dei flussi migratori, tenendo conto della complessità della materia, della nostra esperienza e delle normative internazionali, producendo documenti e avanzando proposte alle Istituzioni.

Giudichiamo fuori luogo, offensiva e ingiusta la dura presa di posizione del Ministro dell’Interno sulle Ong e sul loro lavoro umanitario, che consideriamo generica, superficiale e gratuitamente diffamante. Quanto è stato espresso trasmette un’immagine negativa che non corrisponde alla realtà ma che penetra nelle menti di un’opinione pubblica già abbastanza confusa, producendo un ingiusto ed inaccettabile discredito.

Ad alcuni Ministri piace la franchezza. Anche a noi. Nella correttezza del rapporto istituzionale, pensiamo che essa aiuti a capirsi meglio ed a discernere, auspicabilmente, le migliori opzioni. Se avere impedito l’attracco della nave Aquarius è parso al Governo una “vittoria”, per noi non lo è stata. Il salvataggio delle 629 persone imbarcate, tra cui 7 donne incinte, 15 persone ustionate, 123 minori non accompagnati e 11 bimbi, non è stata un’iniziativa da “taxi del mare” o da “crociera”, né si è trattato di “business” ma, come ben sapete, di un servizio SAR, Ricerca e Soccorso, per dovere di umanità e solidarietà, realizzato in stretta collaborazione e su indicazione, come sempre, dell’IMRCC delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera che ha sollecitato il trasbordo sull’Aquarius di persone – persone, ricordiamolo – salvate da tre navi della marina militare italiana e da una nave mercantile. L’Aquarius ha obbedito quindi ad ordini delle Autorità italiane.

Non esisteva, a nostro avviso, alcun motivo di grave rischio per la sicurezza, come sancito dal diritto e dalla giurisprudenza, tale da orientare la chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius. Né la situazione era tale da creare crisi sociali, a meno di fomentarle. Tanto che, contemporaneamente, 937 migranti salvati dalla Guardia Costiera arrivavano al porto di Catania. I dati, che sono a conoscenza di tutti, non certificano affatto una “invasione”, come spesso esponenti del Governo ripetono. Ne ricordiamo alcuni, ripresi dall’UNHCR. Arrivi dal Mediterraneo per singoli paesi al 19 giugno 2018: Italia 15.521, Grecia 12.587, Spagna 14.914; arrivi complessivi via mare per anno: 40.357 nel 2018, 172.301 nel 2017, 362.753 nel 2016, 1.015.078 nel 2015, 216.054 nel 2014. La percezione degli italiani va tenuta in seria considerazione, così come le paure e il loro disagio nel vedere situazioni incancrenirsi, spesso a causa delle carenze istituzionali. Ma altrettanta attenzione va posta, da parte dell’intero Governo, alla corretta informazione, senza alimentare strumentali e pericolosi allarmismi divisivi e destabilizzanti.

Ricorderete, Signor Presidente e Signori Ministri, che le Ong hanno iniziato ad intervenire solo mesi dopo quel terribile 3 ottobre 2013 che ha visto le acque al largo di Lampedusa trasformarsi in uno spazio di morte. Di fronte alle carenze dell’intervento pubblico italiano ed europeo a seguito della chiusura dell’operazione Mare Nostrum nell’ottobre 2014, di fronte al ritiro delle Istituzioni e alle scelte securitarie e di corto respiro dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, le Ong hanno voluto fare la propria parte. Per esse è stato ed è un imperativo, con l’obiettivo di soccorrere persone in fuga dai lager libici e contribuire a fermare una carneficina insopportabile e inaccettabile. Se ora il Governo si propone di rafforzare la presenza delle navi della Guardia Costiera per le operazioni di ricerca e soccorso nell’ampia area SAR di competenza italiana, come vincolato dagli obblighi internazionali assunti; di dotare di mezzi e accompagnare la Guardia Costiera libica, con la necessaria formazione, anche sui diritti umani e il rispetto e la protezione delle persone soccorse; di contribuire alla chiusura dei centri di detenzione, abuso e tortura in Libia e di favorire quelli di assistenza e protezione dell’OIM, dell’UNHCR e delle Organizzazioni umanitarie, le Ong potranno sentirsi sollevate dalla doverosa azione di supplenza.

Il Governo italiano ha “alzato la voce” verso l’UE e gli Stati europei che “hanno lasciato sola l’Italia”. L’UE poteva indubbiamente fare di più ma il trattato costituzionale europeo non attribuisce all’Unione significative competenze sull’immigrazione, che rimangono invece materia dei singoli Stati membri.“Alzare la voce” significa anche aspettarsi che altri Stati lo facciano: e non è affatto detto che vincerà chi la alzerà più forte. Noi crediamo che solo tutti insieme, in un’Europa più forte e unita, si possa uscire dall’attuale stagnazione e affrontare e governare fenomeni complessi come le migrazioni, che sono mondiali e che dureranno e si amplieranno.

In attesa del maggiore coinvolgimento europeo che tutti auspichiamo, il rispetto del diritto umanitario non può in alcun caso venir meno. Vogliamo sperare quindi che il caso Aquarius non si ripeta. Anche perché sarebbe complicato per il Governo lasciare in mare persone in pericolo se non dovessero aprirsi porti di altri paesi. Siamo convinti che, se alzare la voce possa servire una tantum ad attirare l’attenzione, ciò che rende forte l’Italia sia potersi presentare a testa alta, con tutte le carte in regola, nel pieno rispetto degli obblighi umanitari e con alleanze politiche favorevoli alla collaborazione, alla condivisione ed agli interventi che auspichiamo.

La questione migratoria e della mobilità umana rappresenta una delle grandi sfide globali del nostro tempo e richiede massima attenzione, impegno coordinato, responsabilità condivisa. Non servono decisioni impulsive ma una visione ampia ed una strategia complessiva, europea e internazionale. Quanto agli ingressi, se è giusto che siano regolati, ciò deve avvenire nel pieno rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali. Il Governo intende combattere gli ingressi illegali e irregolari? Emani subito un decreto per ammettere, programmare e normare ingressi legali, regolari, controllati e gestiti quindi, che da anni sono impediti dalle attuali leggi. Togliendo così dalle mani della criminalità coloro che hanno validi motivi per venire nel nostro paese, a nostro stesso beneficio. Permetta a chi ne ha diritto di potere chiedere protezione e asilo senza rischiare la vita in mare. Sarebbe un segnale di grande serietà ed efficacia nell’approccio all’immigrazione e di affidabilità del Governo.

Sull’integrazione degli immigrati e la sana convivenza nelle nostre comunità l’Italia ha un grande ritardo, non avendo messo in atto politiche attive, facendo anche tesoro di quanto realizzato in altri paesi. Alle contrapposizioni tra poveri, perfino fissando priorità artificiali, riteniamo che sia più utile e risolutivo ampliare e rafforzare i servizi generali per tutta la popolazione residente, senza discriminazioni (asili, scuole, ambulatori, abitazioni popolari, centri culturali, sportivi e di aggregazione sociale…). Come riteniamo che la dimensione religiosa, ancorché rispettosa dei diversi credi e non integralista, possa essere occasione di reciproca considerazione e dialogo.

Siamo da tempo convinti che la via intrapresa dall’Italia e dall’Unione Europea degli accordi con i principali paesi di provenienza e di transito degli immigrati – compresa la Libia, per quanto possibile – rimanga la via maestra. Accordi, ascoltando preventivamente le Autorità di quei paesi. Non imposizioni di carattere neocoloniale che produrrebbero effetti disastrosi. Si tratta quindi di un percorso da rafforzare e perfezionare in una prospettiva di lungo periodo, non a senso unico ma a reale vantaggio reciproco, con positive ricadute sulla popolazione e lo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità. Essi dovrebbero contenere anche precise modalità per ingressi regolari per studio e lavoro in Italia e in Europa e per l’attivazione di corridoi umanitari a favore di persone in grave stato di bisogno in tali paesi. L’emigrazione è normalmente legata alla mancanza di speranza nel futuro. Ad ognuno dovrebbe essere garantita la libertà di non dovere emigrare, trovando le condizioni per potere prendere in mano la propria vita, valorizzando il vivere nella propria terra per edificare il proprio futuro.

Si tratta di un’impresa difficile che, per essere vinta, richiede partenariati internazionali per lo sviluppo. La cooperazione internazionale, nelle sue molteplici articolazioni nazionali e internazionali, può avere un ruolo primario a sostegno di questo processo. Ma va intesa correttamente, coordinando le varie iniziative e i vari soggetti e strumenti in una comune strategia di intervento e nella coerenza delle politiche sia italiane che europee. Aiutarli ad essere liberi a casa loro, da slogan deve diventare strumento di cambiamento, con una svolta nei partenariati internazionali ed in particolare con l’Africa: che in trent’anni raddoppierà la popolazione arrivando a 2,4 miliardi di persone; e si troverà con un’ampia maggioranza giovane, in gran parte istruita, pronta al lavoro, di fronte al continente europeo in calo demografico e invecchiato.

Le Ong delle rete LINK 2007, nella propria autonomia, da sempre dialogano con le Istituzioni per contribuire alle migliori risposte alle sfide odierne. Ci permettiamo di segnalarVi alcuni documenti elaborati sulla base delle nostre conoscenze ed esperienze in Italia e nei paesi di origine degli immigrati. Tra i più recenti: L’inevitabile chiusura dei centri di detenzione in Libia, Ott. 2017; Vertice di Parigi sulla politica migratoria, Set. 2017; I salvataggi in mare, le Ong e il codice di condotta (con Aoi e Concord), Ago. 2017; Immigrazione e asilo – Italia, Libia, Africa, Lug. 2017; Aiutiamoli a casa loro: slogan o necessità?, Lug. 2017; Immigrazione e asilo. Dal piano del Viminale al programma del Governo, Gen. 2017; Il transnazionalismo degli immigrati per la cooperazione tra territori, Dic. 2015; Migrazioni e cooperazione internazionale per lo sviluppo, Ott. 2014.

Restando a disposizione, Signor Presidente del Consiglio e Signori Ministri Vicepresidenti, per ulteriori approfondimenti, anche attraverso l’eventuale avvio di un confronto schietto e leale, inviamo distinti saluti,

“LINK 2007” e le sue Ong:  AMREF, CCM, CESVI, CIAI, CISP, COOPI, COSV, MEDICI CON L’AFRICA CUAMM, GVC, INTERSOS, LVIA, WORLD FRIENDS.

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