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In GB discriminano napoletani e siciliani… o vedono il futuro?

In Inghilterra per l'ammissione a scuola si fa distinzione tra italiani, napoletani e siciliani. Protesta l'Italia, Londra si scusa, ma...

di Antonella Sferrazza e Giulio Ambrosetti
italia mappa 1860

Una mappa britannica dell'Italia poco prima del 1860

La Gran Bretagna ne sa molto della storia del 1860 e della fine del Regno delle Due Sicilie... Chissà, forse oltre manica vedono già l'Italia che torna "espressione geografica" e cominciano a riconoscere nei napoletani e siciliani popolazioni a sé, definite e distanti dal resto della penisola. Intanto dal Sud si riprende ad emigrare all'estero, come dopo l'unità...

In Sicilia tutto è cominciato con la Gran Bretagna. Sono stati gli inglesi, nel 1860, a pensare, programmare e organizzare, la spedizione dei Mille. Sono stati loro a corrompere i generali borbonici per consentire ai ‘desaparecidos’ di Garibaldi di ‘vincere’ le ‘battaglie’ in Sicilia. Sono stati gli inglesi a non dire no all’annessione della Sicilia allo sgangherato Regno dei Savoia.

E, oggi, sono gli inglesi a prendere atto che, dopo oltre 150 anni, l’Unità d’Italia, è solo una fiction. L’Italia è tornata quella fotografata da Metternick: “Una espressione geografica”. Da questa espressione geografica, gli inglesi salvano la Sicilia e Napoli con il suo ex Regno. Che vengono riconosciute come popolazioni a sé, definite e distanti da ciò che si chiama Italia.

Un riconoscimento, va da sé, che arriva indirettamente attraverso un episodio che sta facendo molto discutere.

Si è scoperto che, nel Galles, ma anche in Inghilterra secondo le testimonianza che circolano in queste ore, alcuni istituti scolastici, nello stabilire, attraverso dei moduli, le etnie dei propri aspiranti studenti distinguono tra Italian (any other), Italian (Sicilian) e Italian (Napoletan).

inglesi napoletani siciliani

Il modulo di alcune scuole britanniche

Apriti cielo: i giornaloni parlano di razzismo e ignoranza,  ricordano agli inglesi che nel 1861 l’Italia è stata unita (come se non lo sapessero), mentre l’ambasciatore Pasquale Terracciano, parla di visioni ottocentesche legate a distinzioni di natura linguistica e pur preciasndo che si tratta di fatti locali, protesta con il Foreign Office con tanto di indignazione. C’è anche chi collega l’episodio alla presunta chiusura inglese dopo la Brexit (chissà da quanto tempo i moduli sono così). Insomma, le solite sceneggiate all’ italiana.

Quelli del Foreign Office saranno balzati dalla sedia nel constatare che in Italia proprio non hanno niente meglio da fare. Tanto che ha inviato le sue scuse, promettendo il ritiro dei moduli colpevoli di avere messo nero su bianco una verità storica. Bisogna vedere come reagiranno in Galles, tradizionalmente allergici ai diktat di Londra e dotati di Autonomia.

In ogni caso con le scuse (chi è stato a Londra sa che non è difficile ottenere un sorry da quelle parti), ora sono tutti contenti.

Va tutto bene, tutto bello, ora si che siamo Italia.

Pazienza se il Governo, per tramite di questo ambasciatore, invece di preoccuparsi dello spopolamento del Sud, ridotto, grazie all’Italia Unita, in uno stato di povertà tale da costringere la sua gente ad andare all’estero (l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes della CEI conferma che il 51,4% degli emigrati iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero è composto da meridionali) si preoccupa dei moduli inglesi.

La verità è che gli inglesi hanno solo descritto una realtà. Non è da escludere, a volerla dira tutta, che in qualche parte del Regno Unito si possa avere qualche pregiudizio sui Siciliani e sui Napoletani, ma anche questo è merito di una Italietta che si diverte a finanziare fiction mediocri che danneggiano l’immagine del Sud . Danno su danno.

E più probabile invece che gli inglesi, intelligenti come sono – e lo prova tra le altre cose la loro non adesione al fallimentare Euro e la loro fuga da un’Unione Europea governata da Paesi furbi (i tedeschi) che sfruttano i Paesi deboli (la Grecia e purtroppo anche l’Italia) – non ce la fanno a pensare alla Sicilia, cui sono sempre stati vicini, ‘infognata’ in questa Italia e schiavizzata da una Europa e da una Germania che attende famelica di papparsi le sue miniere di sale potassico (a Pasquasia, provincia di Enna, ma anche in altre parti della Sicilia) e di mettere le mani su alcune delle Riserve più belle (Torre Salsa, Agrigento) per costruirci Resort dove fare svernare i pallidi concittadini.

Insomma, gli inglesi, piuttosto che vedere ridotta così quella meravigliosa terra di cui si sono sempre occupati, preferiscono pensarla così come dovrebbe essere: altro dall’Italia.

Non ci avrà riflettuto bene neanche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che parla di “discriminazioni degli studenti napoletani“. Dove è la discriminazione? Qualcuno è stato discriminato? Qualcuno è stato licenziato o non iscritto nelle scuole perché Siciliano o meridionale? Niente di tutto questo. Il Regno Unito è il secondo Paese, sempre secondo il rapporto della Fondazione Migrantes che ospita più migranti italiani e la maggior parte di questi, come detto, sono meridionali.

Siamo certi che De Magistris, che sogna una Napoli Autonoma e che non risparmia strali contro il Governo per il trattamento riservato al Sud Italia, non appena avrà il tempo di riflettere capirà che la visione inglese coincide con la sua.


Giulio Ambrosetti e Antonella Sferrazza sono rispettivamente direttore e vicedirettore del giornale online TimeSicilia.it

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