Cerca

Sicilia

Commenti: Vai ai commenti

Perché in Sicilia il referendum di Renzi ha perso il doppio

Voci di importanti esponenti della politica siciliana che hanno anche dei consigli per Matteo Renzi

Renzi in Sicilia
Bruno Mancuso: "Il Partito Democratico prenda atto che l’esperienza Crocetta si è dimostrata del tutto inadeguata...". Totò Cuffaro: "I siciliani hanno compreso che dovevano salvare i grandi valori della libertà e della democrazia". Alessandro Pagano: "Ora parte la riscossa dei siciliani con un evento insieme a Matteo Salvini". Giuseppe Bruno: "Occorre svolta"

Il referendum sulle riforme costituzionali per Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dimissionario, è stato un disastro ma al peggio non c’è fine. Nonostante la forte attenzione rivolta dall’esecutivo di Roma nei confronti della Sicilia, i siciliani hanno risposto con un doppio No. Infatti se a livello nazionale il Sì ha avuto il 41% dei consensi, nella terra di Pirandello si è attestato sul 28% dei consensi.

Da parte di personaggi politici di rilievo, come il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando che aveva dichiarato da mesi e mesi che avrebbe votato No ma non si sarebbe impegnato in Comitati, viene fuori che “il voto riguardava i quesiti sulle modifiche della Costituzione e non i giudizi sui Governi”. Orlando, a nostro avviso con chiarezza, ha affermato: “Gli italiani sono contrari a stravolgimenti della Carta Costituzionale a colpi di risicate maggioranze. Avevo già dichiarato, in molteplici occasioni, il mio voto contro la riforma ma contemporaneamente mi ero tenuto estraneo dai Comitati per il No. Oggi constato di aver visto bene perché  come previsto viene strumentalizzato da più parti l’esito del referendum”.

Bruno Mancuso, Senatore della Repubblica del Nuovo Centro Destra la pensa diversamente e infatti a La Voce di New York, dichiara: “Il risultato del referendum è netto ed inequivocabile, una sconfitta chiara di Renzi che non lascia spazi a letture diverse ma che genera riflessioni sul prossimo scenario politico interno e sul ruolo dell’Italia in Europa. Sono convinto che l’Italia ha perso un’opportunità di cambiamento, ma il referendum purtroppo era carico di un significato politico troppo forte per essere valutato diversamente: ‘Un voto pro o contro Renzi’. Ha vinto il No con un vantaggio tale da non lasciare scelte a Renzi, dimissioni e crisi di governo. Credo che, a questo punto, il Presidente della Repubblica debba puntare ad un governo di transizione per cambiare l’Italicum e fare la legge elettorale del Senato e poi subito al voto in primavera”.

Per quanto attiene il futuro politico della Regione, il senatore Mancuso ci ha dichiarato:

“Rosario Crocetta e la sua Giunta proseguano il mandato fino alla scadenza naturale della legislatura. Per quanto riguarda le prospettive future il Partito Democratico prenda atto che l’esperienza Crocetta si è dimostrata del tutto inadeguata e proponga agli alleati una candidatura  da condividere e di alto profilo che sia in grado di far fronte alle aspettative della Gente fortemente delusa dalle ultime esperienze governative.”

Infine, in merito all’impopolarità e alla triste esperienza  dell’attuale Governatore Crocetta, Mancuso ci dichiara: “Che l’ARS eviti per il futuro, attraverso modifica di leggi e regolamenti, che se viene sfiduciato il Presidente della Regione decadono anche dall’incarico i parlamentari. Si potrebbe, ha concluso l’esponente del Nuovo Centro Destra, concretizzare con la maggioranza dei due terzi la cosiddetta sfiducia costruttiva vigente in altre realtà europee ed in particolare nella Germania: si sfiducia il Capo del Governo e contemporaneamente  ne viene  eletto un altro.”

Ricordiamo ai lettori che Bruno Mancuso era contrario all’ingresso nella maggioranza del suo partito. Infatti all’atto della costituzione del quarto governo Crocetta aveva dichiarato:

“L’ingresso in Giunta-Crocetta del NCD sarebbe una scelta autolesionista e oltraggiosa per ogni più elementare principio di coerenza politica, un’operazione di dubbia utilità per il partito e la Sicilia”.

Per leggere meglio il significato dei dati referendari siciliani abbiamo interpellato un personaggio che è fuori dalla politica ma è rimasto nel cuore di tanti siciliani. Si tratta dell’ex Presidente della Regione Salvatore Cuffaro, che dopo avere scontato la sua lunga pena carceraria resta tutt’ora privato di alcuni diritti di cittadino ed elettore. Ma Totò qualche diritto c’è l’ha: poter esprimere le proprie idee. E in quest’occasione ha utilizzata questa libertà per invitare i propri amici con continui sms e video ad esprimere un chiaro No sulla scheda referendaria.

Ecco cosa ha dichiarato dopo il referendum Totò Cuffaro a La Voce di New York:

“Accade di rado ma accade, nei momenti critici, quando è minacciata la libertà, l’Italia richiama le sue forze e si presenta all’appuntamento con la Storia. Quella che abbiamo visto correre ai seggi è stata questa Italia. Paese di gente piena di umanità, che lavora si sacrifica e lotta nella quotidianità. Mentre tutti i supponenti media erano schierati da una parte, un tam tam sotterraneo ha percorso la Penisola il popolo italiano ha compreso che doveva salvare i più grandi valori di una comunità: la libertà e la democrazia. Sono contento che i Siciliani lo abbiano compreso bene. Ho avuto paura, mai avuta tanta paura! Poi andando in giro incontravo i sorrisi di chi mi offre il caffè, del fruttivendolo che mi propone i suoi prodotti, del panettiere, del meccanico, del poliziotto, della signora che mi aiuta e tutti dicevano noi votiamo tutti No, del tassista che mi diceva che tra 10 persone ne ha portato al voto 9 votavano No…. e la paura non passava comunque.

La notte? Alla prima proiezione ho tirato un lungo sospiro di sollievo ma la paura non è andata via, anche se in maniera diversa è rimasta. Adesso credo sia necessario coltivare la speranza. I prossimi giorni saranno determinanti non solo per il futuro ma anche per dare un senso alla nostra storia.”

Sulle prospettive politiche nazionali, l’ex presidente della Regione Cuffaro si esprime così:

“Penso che il Presidente Mattarella debba chiedere a Renzi di rimanere con responsabilità al suo posto e se necessario ridargli l’incarico. So per esperienza che dagli errori s’impara e si diventa più umili. Renzi è giovane ed è un politico che ha capacità e passione saprà fare tesoro di questa sua battuta d’arresto che non pregiudica la sua leadership e ha ancora tanto da dare e da fare”.

Sulle conseguenze del voto sulla politica regionale Totò ‘vasa vasa’ (bacia bacia, per quel suo modo di abbracciare e baciare chiunque incontri, ndr) ci dichiara:

“Crocetta deve portare a termine il suo mandato utilizzando al meglio il tempo che gli resta. Non credo possano essergli imputate colpe sul Referendum. Si è limitato a fare la sua parte e mi risulta che chiudeva i suoi interventi invocando, giustamente, una libertà di coscienza nel voto”.

Com’è ovvio è di diverso avviso la posizione della Lega dei Popoli e per bocca del suo esponente siciliano e parlamentare nazionale, Alessandro Pagano, afferma:

“L’alta affluenza alle urne, anche in Sicilia, quasi al 60 per cento e comunque superiore alle ultime elezioni Regionali, dimostra che gli elettori hanno voluto esprimere un giudizio politico sulla classe politica che amministra e governa. In Sicilia gli sponsor del Sì erano Renzi, il Pd e Crocetta anche se quest’ultimo, con l’ipocrisia che lo contraddistingue, ne ha preso subito le distanze. E in Sicilia una valanga di No li ha seppelliti tutti, in alcuni centri percentuali anche all’80%. Percentuali che sarebbero state ancora più alte se davvero tutti i residenti fuori sede, soprattutto giovani, avessero avuto modo di rientrare in Sicilia. Anche il fallimentare governatore Crocetta, che ricordo fu eletto con il voto di un siciliano su sei e che si è speso a favore del referendum, dovrebbe dunque prendere atto di questo giudizio netto e politico del popolo e rassegnare le dimissioni, così come da parte sua ha annunciato Renzi. La Sicilia deve andare presto al voto, sia perché ha bisogno di una scossa per evitare il tracollo e sia perché non può più andare avanti con una classe politica così delegittimata. Anche il Pd renziano, da Faraone a Raciti, ha fallito su tutta la linea. Oggi i dati Istat confermano uno scenario impietoso: alla Sicilia il primato del rischio povertà. È la regione con la più alta percentuale, 55 per cento. Primo posto anche per la più bassa percentuale lavorativa. Palermo e il governo regionale meritano subito un cambio di marcia per ripartire. Il 17 dicembre proprio da Palermo parte la riscossa dei siciliani con un evento insieme a Matteo Salvini, parte la sfida della Lega dei Popoli. Ci candidiamo ad essere valida e credibile alternativa nelle amministrazioni locali, in particolare a Palermo dove abbiamo già ottimi e tanti candidati al consiglio e un candidato sindaco eccellente professionista e molto noto, e poi al governo della Regione. Senza tentennamenti ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono ridare dignità alla sovranità e all’identità dei siciliani”.

Il 17 dicembre, quindi a Palermo presso l’Astoria Palace Hotel alle ore 15,30 un nuovo appuntamento  della Lega dei Popoli col motto: “La Sicilia nell’Italia che vogliamo” con l’introduzione di  Alessandro Pagano e Angelo Attaguile e con l’intervento di Franco Busalacchi, Luca Bucca, Sandro Siniscalchi, Gianfranco Scoglio, Carmelo Montagna e Sandro Oliveri. I lavori saranno conclusi dal big nazionale Matteo Salvini.

Infine abbiamo raccolto il punto di vista del Presidente dell’Assemblea Regionale del Partito Democratico, Giuseppe Bruno, che com’è noto fa parte dei renziani doc.

Bruno ci ha dichiarato: “Occorre che il governo nazionale e anche quello regionale concretizzino azioni positive nei confronti dei giovani con particolare riferimento all’occupazione in Sicilia e nel mezzogiorno. Ci rendiamo conto che occorre una svolta anche nella politica economica siciliana e che al più presto bisogna elaborare strumenti di sviluppo. Non con le parole ma con i fatti saremo in grado di diventare, anche in Sicilia, il punto di riferimento della nuova generazione. Si fa rilevare che l’attuale Assessore economia è riuscito a risanare i conti in Sicilia è ciò rappresenta la base di partenza necessario per il rilancio dell’economia dell’isola. A questo punto è inutile pensare a rimpasti o ricambi nel Governo Regionale, cosa che si poteva fare benissimo tre anni fa. Il Governo Crocetta vada avanti fino alla fine della legislatura”.

Ma qual è la verità? Secondo l’interpretazione nostra il voto referendario siciliano è stato espresso per metà sui quesiti e per l’altra metà sulla protesta. Nell’isola come abbiamo scritto a più riprese su La Voce permane uno stato di malessere dovuto all’incremento della povertà.  L’occupazione non decolla. Al Governatore Rosario Crocetta si addebitano parecchie responsabilità al riguardo e in particolare quella relativa alla transazione relativa al contenzioso Stato Regione che ha privato la Sicilia di avere la speranza di ricevere circa sei miliardi di Euro dallo Stato.

Renzi consapevole di questi disastri ha cercato in questa consultazione referendaria di riparare i danni con varie promesse su occupazione, infrastrutture, viabilità, etc. ed i siciliani però visto i precedenti impegni non ci hanno creduto e sono andati ad esprimere con livore un No alla politica condotta da coloro che gestiscono le istituzioni ed in particolare da Rosario Crocetta.

Non rinnoviamo l’invito alle dimissioni del Governatore ma se Crocetta crede veramente al bene della sua terra e del suo stesso partito dovrebbe quantomeno dichiarare di condurre collegialmente la sua gestione fino alla scadenza naturale della legislatura e di rinunciare a ricandidarsi. Sarebbe un gesto nobile nell’interesse della comunità siciliana. Lo farà? Chi scrive è certo di no.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter