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Blue Sea Land di Mazara Del Vallo, laboratorio del dialogo nel Mediterraneo

La cittadina siciliana, capitale d'incontri dell'industria ittica, lo diventa anche della diplomazia gastronomica e culturale per la pace tra i popoli

Il presidente del Distretto alla Pesca Giovanni Tumbiolo (al centro) con il sindaco di Mazara del vallo Nicolò Cristalidi (a sin) all'inaugurazione del Blue Sea Land

Intervista con Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca di Mazara del Vallo, sull'ultima edizione della manifestazione Blue Sea Land che ha attirato 150 mila persone: " Delegazioni dall’ Europa, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente, oltre 600 imprese ed operatori economici più di 1200 fra incontri... perché in questa città c’è già forte l’elemento del dialogo, del rispetto dell’altro"

Veduta dei tetti di Mazara (Foto VNY)

Un laboratorio di diplomazia gastronomica nel cuore del Mediterraneo diventa esercizio di dialogo tra popoli e culture diverse che si incontrano per parlare di pace, cibo, pesca, blue e green economy, in una cornice, quella della città di Mazara del Vallo, che è ormai simbolo di tolleranza, accoglienza, convivenza.

Il Blue Sea Land, l’Expo dei distretti, dei cluster dell’Africa, Mediterraneo, Medio oriente ha appena chiuso i battenti della sua sesta edizione confermando numeri in crescita: oltre 150 mila visitatori, 58 delegazioni, incontri tra imprese, eventi gastronomici e culturali.

Le novità di questa sesta edizione sono state tante: il tema scelto dell’economia circolare, la cassata da record, un protocollo d’Intesa con la Fondazione Banco Alimentar, la Carta di Mazara.

Giovanni Tumbiolo

Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca, racconta a La Voce di New York, come nasce il Blue Sea Land e quali sono gli obiettivi, lo spirito di convivenza e tolleranza multiculturale nella sua città, Mazara del Vallo, dove la manifestazione è nata.

Si é appena conclusa la sesta edizione del Blue Sea Land 2-17, qual è il bilancio di queste giornate?

E’ stato un grande successo premiato dal pubblico con oltre 150 mila visitatori. Sono state 58 le delegazioni dall’ Europa, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente, oltre  600 imprese ed operatori economici più di 1200 fra incontri B2B e C2C.

Circa 600 studenti hanno partecipato attraverso specifici progetti legati alla Green e la Blue Economy nell’Economia Circolare ed è stato  raggiunto il Guinness dei Primati della Cassata Siciliana di 1319 kg.

L’assessore all’agricoltura siciliana, Antonello Cracolici, ha riunito tutti gli assessori regionali italiani insieme al ministro nazionalle martina con l’obiettivo di stilare in futuro la Carta di Mazara legandola ai temi che vengono affrontati da anni”.

La cassata siciliana più grande del mondo (1319 kg) offerta in occasione del Blue Sea Land 207 a Mazara Del Vallo

Perchè Blue Sea Land nasce a Mazara

Nasce a Mazara del Vallo perché in questa città c’è già un elemento forte: l’elemento del dialogo, del rispetto dell’altro. E questo lo troviamo nella vita quotidiana della Kasbah. Piazza San Francesco è il simbolo della convivenza religiosa: la moschea e la Chiesa. I bambini che giocano a pallone in quella piazza, escono dalla moschea ed entrano in Chiesa. Sono siciliani di origine diversa, loro non lo sanno ma sono i più grandi portatori sani di un elemento innovativo: il dialogo. Lo esercitano senza pensarci, in maniera naturale, il che vuol dire che si può fare.

Ormai tutte le diplomazie si danno appuntamento a Mazara per parlare di dialogo nel Mediterraneo, coinvolgendo la comunità a livello culturale, emotivo, sociale e proiettando un modello all’esterno. Se questo riesce diventa un fatto di grande valore e abbiamo raggiunto l’obiettivo di aver dato un contributo sostanziale alla comunità internazionale nell’impresa di tessere un dialogo pacifico”.

Di quali valori, idee si fa portatore Blue Sea Land?

“Blue Sea Land è portatore di elementi innovativi del dialogo attraverso la blue e green economy e quest’anno attraverso l’economia circolare, che è un valore aggiunto.

Quest’ultima, rappresenta un elemento ideale per il rispetto dell’ambiente, del mare e della terra,la rigenerazione delle risorse.

Blue Sea Land è un’agorà dove si incontrano molti elementi e il tutto avviene in maniera armonica, informale. I ministri che si incontrano con l’uomo della strada, gli incontri B2B,  quelli istituzionali e quelli commerciali. Sullo sfondo un’atmosfera di grande dialogo, informalità. Non si fanno solo affari ma si discute, si fa prova di convivenza di diverse culture.

Blue Sea Land rappresenta un laboratorio di diplomazia enogastronomica, un importante strumento di dialogo attraverso i sapori ed i saperi dei territori del Mediterraneo, Africa e Medioriente e riesce nella capacità di mettere insieme valori, opera, innovazione, ricerca”.

Sono diversi i temi scelti per ogni edizione.

“Ogni anno il Blue Sea Land cresce perché abbiamo approfondito dei temi importanti e diversi. Come quello dell’acqua, declinandolo in tutte le sue sfaccettature, la lotta allo spreco alimentare, impegnandoci di esportare questo modello fuori dalla Sicilia.

Il tema dell’edizione che si è appena conclusa è stato quello della “Green e Blue Economy: i distretti produttivi nell’economia circolare”.

Quali sono gli obiettivi raggiunti?

Quest’anno, le aziende riunite nel Distretto della Pesca e Crescita Blu, hanno firmato  un protocollo d’Intesa con la Fondazione Banco Alimentare impegnandosi in uno stop agli sprechi nelle aziende siciliane che trasformano il pesce e nei pescherecci. L’impegno è, insieme ai giovani del Maghreb, quello di esportare il modello del Banco Alimentare, che è nato in Italia e nel nostro paese ha una forte importanza e identità, in Africa, dove abbiamo scoperto si spreca molto di più che in Europa”.

In che modo state costruendo un ponte con l’Africa, Il Medio Oriente e tutta l’area del Mediterraneo?

“Ricordiamoci che Blue Sea Land è l’Expo dei distretti, dei cluster dell’Africa, Mediterraneo, Medio Oriente.

Noi promuoviamo un modello di svilupo: il cluster della pesca, mare, fatto di piccolo imprese, attività artigianali.

Il modello del cluster è opposto a quello delle grandi industrie perché fa leva sulle piccole attività, sull’artigianalità. Questo modello consente all’Italia di andare avanti nonostante la crisi perché i cluster conservano un’economia reale, un lavoro di tradizione, identità, artigianato, connessione con il territorio.

In Sicilia, sono molti i distretti, da quello agroalimentare a quello del vino, e quello della pesca che nasce a Mazara.

Il nostro sforzo, come città titolare del distretto della pesca è quello di esportare in Africa, Medio Oriente il  modello del cluster della pesca attraverso la creazione di un ponte con la Sicilia, creando opportunità, senza l’obiettivo di delocalizzare ma cooperare. Un modello vincente nell’era della globalizzazione”.

Lei è il presidente del Distretto della Pesca. Come si pone oggi il Distretto all’interno del complicato contesto del mediterraneo?

Intanto il Distretto ha inventato la blue economy in tempi non sospetti, quando nessuno ne parlava. La vera identità della blue economy è stata fatta qui con esperimenti nelle micro imprese, con artigiani che hanno capacità di innovare senza avere grandi sistemi di ricerca, anche se tra gli associati abbiamo il CNR.

Il futuro del distretto è quello di cooperare con i paesi della sponda sud del Mediterraneo nonostante la situazione complicata con la Libia.

Per riuscire a risolvere questa situazione, che dura da oltre cinquanta anni e che al Distretto è costata oltre 250 sequestri, 3 morti, diversi prigionieri, dobbiamo lavorare con il dialogo”.

Dialogo che però non sembra aver risolto certe questioni

La difficoltà sta nella mancanza di chiarezza nella delimitazione degli spazi nell’uso del mare. Le problematiche costanti sono legate agli sconfinamenti.

Il problema è fare chiarezza su cosa si intende acque territoriali e internazionali”.

Come bisogna intervenire allora per sviluppare un concetto moderno e sostenibile nel  mondo della pesca?

“Programmare meglio tempi e modi di pesca. Il  mediterraneo è ancora  troppo sovraffollato di pescatori. Penso all’Egitto che ancora per ragioni sociali lascia fare senza regolamentare perché è difficile stabilire delle regole mentre Mazara e i suoi pescherecci hanno fatto grandi sacrifici. Un grande sforzo per Mazara è quello di trovare un tavolo comune per ragionare al di là dei tavoli ufficiali istituiti dall’Unione europea che non ha prodotto risultati sperati. Ci vuole qualcosa che parta dal basso, che parli direttamente ai produttori con un linguaggio semplice e non burocratico. Ecco perché  Mazara ha un ruolo e una responsabilità molto importante”.

Mazara è la città del Gambero rosso. Cosa bisogna fare per proteggerlo e promuoverlo?

Bisogna identificarlo e proteggere soprattutto la fascia più alta. Il distretto ha lanciato una sorta di Opa, chiamando a raccolta produttori e distributori. Noi abbiamo creato un disciplinare che non si può imporre ma deve essere implementato dai produttori e distributori. Abbiamo messo a punto strumenti identificativi: con dei kit banali si può identificare il dna del prodotto. Il problema è la volontà degli operatori.

Il gambero rosso se tutelato e ben promosso si fa portavoce di un’identità territoriale specifica: quella di Mazara del Vallo. In questo modo può non solo trainare l’economia ma anche il turismo”.

Mazara del Vallo è fuori dai circuiti turistici significativi ma ha un potenziale immenso…

“Il turismo di Mazara per decollare non può prescindere dal suo mare, sarebbe un errore grave pensare che il turismo sia slegato dall’identità marinara. Purtroppo bisogna dire che a Mazara non c’è un livello di servizi adeguato per un turismo moderno.

Noi nel nostro piccolo, con il nostro Expo, siamo riusciti a creare turismo legandolo all’evento Blu sea land.

Non è solo la massa di persone che arriva ma la qualità.

Quelli che vengono sono attratti dal  modello di valore che è il cluster e dalla filosofia della blue economy”.

Mazara del Vallo è città del dialogo e convivenza. In che modo siete diventati un modello di integrazione?

“L’accoglienza è nel nostro Dna. La nostra storia di immigrazione ha radici lontane ma negli anni 60 e 70 arriva un numero significativo di immigrati dalla Tunisia perché c’era bisogno di manodepera nei pescherecci.

Il peschereccio di Mazara è la quintessenza della convivenza perché ci vivono persone che parlano lingue diverse, professano religioni diverse in uno spazio ristretto e per lunghi periodi.

La convivenza pacifica è basata sul lavoro.

A Mazara non c’è solo tolleranza ma accettazione e rispetto”.

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