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Banksy a New York: c’è da crederci?

Bufala o no, il suo nome ha smosso migliaia di persone

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Banksy rivelerà la sua vera identità: secondo quanto annunciato dall'evento Facebook “Banksy meet and greet", lo street artist più famoso del mondo incontrerà i suoi fan al Waldorf Astoria di New York. L'annuncio, ovviamente, ha mobilitato migliaia di persone

Il countdown per gli ammiratori di Banksy è quasi terminato: domani finalmente potranno sperare di incontrare il loro eroe a New York. È proprio così: a quanto annuncia l’evento su Facebook intitolato “Banksy” meet and greet, sabato 16 gennaio 2016 lo street artist più famoso del mondo sarebbe disposto a incontrare finalmente il pubblico a volto scoperto. C’è di più: a quanto annuncia l’evento i primi 100 fortunati a rispondere all’invito avranno il privilegio di avere un ritratto personale realizzato dall’artista. C’è da crederci? Ovviamente no.

Che si tratti di una bufala è evidente già dalla fantomatica promessa di fare avere ai primi 100 un ritratto realizzato sul momento dall’artista. Quale ingenuo può pensare che Banksy realizzi dei ritratti? La tecnica per cui è diventato lo street artist più famoso del mondo è lo stancil e non ci vuole certo un diploma all’Accademia di Belle Arti per capire quanta preparazione ci voglia per realizzare un’opera così. Di certo non si può improvvisare su due piedi per realizzare un ritratto express, figuriamoci un centinaio. Oltretutto, l’idea della “promozione” ai primi cento e il luogo stesso, scelto per la performance sono ben poco nello stile di Banksy.

La verità è che Banksy è uno dei più controversi artisti contemporanei ed è veramente impossibile capire che cosa ci si può o non ci si può aspettare da lui. Ma una cosa è certa: da quando ha iniziato la sua attività, attorno al 1994, ad oggi ha mantenuto segreta la sua identità. Sembra certo che l’artista sia di Bristol dove, in effetti, i muri parlano di una sua forte presenza. I quotidiani britannici si occupano di lui come di una vera star.

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Mr Brainwash in “Exit through the giftshop”

Nel 2008 il Mail on Sunday, poi ripreso dalla stampa internazionale, è uscito con la rivelazione dell’identità di Banksy che sarebbe un certo Robin Gunningham. Dopo la smentita, si è parlato di un certo Mr Bank e sono circolate diverse foto sul web di ipotetici Banksy (una di quelle che vengono date per certe sarebbe dell’artista al lavoro in Jamaica nel 2004). Il Daily Mail addirittura si è spinto ad andare in cerca della moglie di Banksy, una certa Joy Millward. Non si contano poi i falsi allarmi sul web in cui lo street artist è stato dato per arrestato e “smascherato”. Eppure Banksy è riuscito a riempire il mondo di opere dissacranti, attraversando territori difficili come la Cisgiordania, facendo arrabbiare il sindaco di New York, dando sempre fastidio ai potenti e allo stesso tempo interessando i collezionisti più facoltosi e le star.

È davvero credibile che l’artista più provocatorio di tutti i tempi abbia scelto di smascherarsi così, per un semplice “meet and greet” al Waldorf Astoria? Poco. Eppure più di 12.000 persone hanno confermato la partecipazione all’evento, che ne conta anche altre 5.200 interessate. Addirittura, leggendo sulla bacheca dell’evento Facebook, pare che in molti si siano organizzati da diverse parti del mondo, prenotando appositamente dei voli. Insomma, Banksy forse sabato 16 gennaio non sarà al Waldorf Astoria, ma in qualche modo sarà comunque presente perché potremo vedere che cosa il nome di questo artista è in grado di muovere. Sì, stiamo parlando del suo nome. Solo ed esclusivamente quello, viene speso, tra l’altro tra virgolette, nel titolo dell’evento, organizzato, a guardar bene, da Steven Rausch, originario di Alexandria in Virginia. Che cosa può avere questo ragazzo che pubblica tenere fotografie di sé con il suo gattino in comune con Banksy? Probabilmente niente. O almeno così pare a leggere l’articolo di The Village Voice, la cui redazione si è messa in contatto con Rausch.

È dunque tutto uno scherzo? I fan di Banksy sono davvero così ingenui o si aspettano che dietro a tutto questo ci sia una delle solite genialate dell’artista? Non dimentichiamo che una delle teorie dei suoi fan è che nel suo documentario sul mondo dell’arte Exit through the giftshop, Banksy compaia in qualche modo con un cammeo. C’è addirittura chi è arrivato a ipotizzare che l’artista Mr Brinwash, che Banksy prende in giro nel film in maniera dissacrante come paradigma del marcio del mercato dell’arte, sia in realtà Banksy stesso travestito. Mr Brainwash potrebbe essere un’invenzione di Banksy. Tutto questo evento organizzato da un ragazzo medio americano a cui hanno aderito migliaia di persone su un social network potrebbe essere un’invenzione di Banksy. Che cosa potrebbe non essere un’invenzione di Banksy?

Quello che è certo è che il nome di Banksy è in grado di muovere migliaia di persone, questo è un fenomeno culturale ancora più incredibile di quella che sarebbe la rivelazione della sua vera identità. Evidentemente questo steet artist/artista concettuale sa davvero il fatto suo e sa scatenare l’interesse delle masse come pochi altri grandi comunicatori. Vedremo sabato 16 gennaio alle 3 pm che cosa succederà.

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