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New York, che succede alla tua cara vecchia metropolitana?

Video-reportage della Voce di New York nei meandri della Subway newyorkese, tra cittadini (delusi) e turisti

Il servizio della metropolitana dipende dallo Stato di New York, presieduto dal governatore Andrew Cuomo, ma le conseguenze negative dei numerosi disservizi ricadono sulla città, amministrata dal sindaco Bill De Blasio. E mentre la politica litiga, ad una manciata di mesi dalle elezioni cittadine, i newyorkesi chiedono un cambiamento

Sporca, vecchia, perennemente in ritardo, per i newyorkesi la metropolitana di oggi è più un problema che un servizio. Ad una manciata di mesi dalle elezioni amministrative di novembre, che vedranno il sindaco Bill De Blasio correre per un secondo mandato, il futuro della Subway è sempre più sotto la lente d’ingrandimento dei cittadini di New York, e al centro delle polemiche. E il domani è incerto, sotto ogni punto di vista.

La storia della metropolitana newyorkese è lunga. Anzi, lunghissima. Costruita dai migranti di primissima generazione, giunti ai piedi della Statua della Libertà alla ricerca di fortuna – molti erano italiani –, la prima linea fu inaugurata il 27 ottobre 1904. È passato più di un secolo da quella giornata d’autunno, e il servizio avrebbe oggi tutto il potenziale per rappresentare un fiore all’occhiello della città, con le sue 472 stazioni, 25 linee e oltre 380mila chilometri di tracciato. In realtà, però, nonostante la metropolitana newyorkese sia la settima al mondo per numero di passeggeri trasportati e una delle poche funzionanti 24 ore su 24, la situazione è più grave di quello che possa apparire.

E a dimostrarlo non sono solo i volti spazientiti dei pendolari newyorkesi, quando i treni si fermano a lungo sotto le gallerie “because of signal problems and traffic ahead” (una specie di “ci scusiamo per il disagio” di Trenitalia-memoria, introdotto dopo gli attentati dell’11 settembre per tranquillizzare i pendolari sul fatto che i motivi del treno fermo non fossero legati a nuovi attacchi terroristici). A confermarlo è anche una recente case study della Metropolitan Transportation Autorithy (conosciuta con l’acronimo MTA), la società che ha in gestione il servizio della metropolitana newyorkese. Nel documento, che ha preso in considerazione il numero di treni delle linee 4, 5 e 6, in transito lungo la fermata Grand Central – 42 Street, si vedono tutti i limiti di un servizio che non solo è in ritardo, ma che spesso risulta completamente assente. Nei mesi di giugno e luglio 2017, infatti, dei 90 treni in programma nella fascia di punta che va dalle 8 alle 9 del mattino, in media ne sono passati appena 77 (con picchi al ribasso, fino a 65). Mentre dalle 5 alle 6 del pomeriggio, ben 12 degli 88 treni previsti in media sono stati cancellati. Senza spiegazione. Numeri simbolici e che riguardano una sola delle principali direttrici della metropolitana, sì. Ma numeri al tempo stesso significativi, perché danno l’idea di quanto poco e male funzioni la Subway newyorkese oggi.

Metropolitana ferma a Brooklyn, direzione Manhattan (Foto VNY / D.M.)

La partita del trasporto pubblico locale sta diventando sempre più politica, e non solo per le imminenti elezioni che vedranno la città di New York andare al voto. Il problema è di fondo. Il servizio della metropolitana è gestito oggi attraverso MTA dallo Stato di New York, presieduto dal governatore Andrew Cuomo. Le conseguenze negative del servizio, però, ricadono direttamente sulla City, che ad oggi è amministrata dal sindaco Bill De Blasio. Entrambi sono democratici, ma il loro rapporto è tra i più strani e politicamente controversi negli Stati Uniti oggi, e i soldi che vengono investiti dalle due istituzioni per il miglioramento del servizio non si tramutano mai nella risoluzione strutturale dei problemi. Una situazione che farebbe impallidire persino chi si lamenta di Roberto Maroni (presidente di Regione Lombardia) e Beppe Sala (sindaco di Milano) a Milano, e di Nicola Zingaretti (presidente di Regione Lazio) e Virginia Raggi a Roma. Un po’ cane e un po’ gatto, infatti, i dissidi tra Cuomo e De Blasio sono all’ordine del giorno, su più fronti. E quello della metropolitana sta diventando il problema più difficile su cui trovare un compromesso.

Da sinistra: Bill De Blasio, Andrew Cuomo e Bill Thompson del Partito Democratico newyorkese festeggiano la nomina di De Blasio a candidato democratico alle elezioni del 2013 a New York. Sarà uno degli ultimi sorrisi insieme (Foto Flickr)

Da una parte il governatore, il 28 giugno, aveva dichiarato lo stato d’emergenza della metropolitana, motivandolo con parole forti: “La metro sta crollando, i binari collassano e il servizio è pessimo: il materiale rotabile è da museo”, aveva detto Cuomo. E proprio a MTA e al suo capo Joe Lhota, aveva chiesto un piano di riorganizzazione della società, promettendo da parte sua fondi per un miliardo di dollari e lanciando online il progetto “MTA Genius Transit Challenge”, una competizione internazionale nella quale sono state chieste a ingegneri e imprenditori soluzioni innovative per migliorare il servizio. Dall’altra, invece, Bill De Blasio ha avanzato di recente una proposta che dal sapore elettorale: tassare le fasce sociali più abbienti dei cittadini newyorkesi, per trovare i fondi da destinare all’ammodernamento della metropolitana, e per permettere il dimezzamento del costo degli abbonamenti per le fasce più deboli. Un’idea accolta tiepidamente da Cuomo – democratico sì, ma decisamente più conservatore di De Blasio -, che non si sa se vedrà la luce o meno (il City Council ne sta discutendo la fattibilità, ma i litigi non mancano) e che ha trovato reazioni discordanti persino tra i cittadini. Perché del resto, un problema così grande non lo si può risolvere con uno slogan né con un progetto lanciato su una piattaforma online. E questo, anche i cittadini di New York in perenne attesa del loro treno, sembrano averlo capito.

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