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A New York, Franceschini chiede ai giovani di andare via dall’Italia ma di tornare

Nelle ore del crollo a Santa Croce a Firenze, all'Italian Academy della Columbia University il Ministro dei Beni Culturali parla di multiculturalismo

David Freedberg (a sinistra) e il Ministro Dario Franceschini all'Italian Academy della Columbia University (Foto VNY)

All'Italian Academy della Columbia University, Dario Franceschini è protagonista dell'incontro "Italy at the Forefront: Innovation versus Constraints", dove difende il concetto di cultura ("Tornata al centro dell'agenda in Italia"), e di multiculturalità, rivendica il suo operato e dice: "Ben vengano che i giovani vadano via dall'Italia a scoprire il mondo e tornino in Italia più ricchi"

Nelle ore in cui una capitello è crollato all’interno del patrimonio della Basilica di Santa Croce a Firenze, patrimonio dell’UNESCO, provocando anche una vittima, il Ministro Dario Franceschini è intervenuto a New York all’Italian Academy della Columbia University per parlare di conservazione del patrimonio archeologico e culturale. Un incontro al quale hanno presenziato anche l’ambasciatore italiano a Washington, Armando Varricchio, e il console generale d’Italia a New York, Francesco Genuardi.

Si sa, quello della cultura è considerato da sempre, in Italia, un ministero di serie B. E i problemi in effetti, non mancano. A dimostrarlo anche una recente analisi statistica che ha evidenziato come, all’interno dell’Unione Europea, l’Italia si posizioni appena settima come Paese esportatore di beni culturali e soltanto sesta come importatore, risultando così quarta nel bilancio totale (pari a 419 milioni di euro) tra i paesi esportatori ed importatori, dopo Regno Unito, Germania, e Polonia. Durante la Settimana della lingua italiana, giovedì 19 ottobre, il Ministro dei Beni Culturali Franceschini ha conversato con David Freedberg (Pierre Matisse Professor of the History of Art, & Director of the Italian Academy, Columbia University), proprio per ribadire un concetto opposto a quei numeri che ci vedono ancora in affanno: la centralità della cultura nell’agenda della politica, un valore capace di mettere a contatto i popoli e anche un modo per fare imprenditoria in modo intelligente. Dopo aver ribadito l’importanza del lavoro fatto dall’Italia all’ONU con “i caschi blu della cultura“, in una chiacchierata di circa un’ora Franceschini ha evidenziato l’estrema importanza “dell’UNESCO nel mondo” e i risultati raggiunti durante il suo mandato da Ministro. Primo fra tutti, l’aumento dei visitatori dei musei negli ultimi quattro anni: dai 38 milioni nel 2013, ai quasi 50 previsti dalle stime per il 2017. In secondo luogo la volontà di porre di nuovo al centro dell’agenda politica la Cultura: “Lo abbiamo fatto e siamo certi che questo caposaldo rimarrà così anche dopo le elezioni, qualunque sarà il risultato. Ricordo che quando mi insediai come Ministro della Cultura mi chiesero cosa stessi provando al tempo: risposi di sentirmi alla guida del più importante ministero dell’economia del nostro Paese”.

Nell’incontro, al quale è intervenuto con una presentazione – dopo Franceschini – anche Dario Disegni (President of the National Museum of Italian Judaism and the Shoah), il Ministro dei Beni Culturali ha toccato principalmente tre punti. Il primo, l’importanza dell’innovazione e dell’autonomia dei musei: “Il nostro Paese non ha un grande museo nazionale e su questo aspetto, sulla valorizzazione delle singole strutture, è rimasto indietro per anni: per questo abbiamo consentito ai musei di usufruire di una certa autonomia attraverso un’apposita legge, con un comitato scientifico e un consiglio d’amministrazione indipendente. Oggi i musei si intrattengono gli incassi e sono guidati da direttori scelti attraverso un concorso”. Una scelta, questa, che ha portato l’Italia ad avere 7 direttori su 20 “stranieri”, provocando all’epoca numerose polemiche: “Ma è un concetto assurdo, quello di ‘stranieri’ e di nazionalità, quando si parla di cultura. Deve contare il CV prima di tutto”, ha detto Franceschini. Che come secondo punto ha evidenziato la necessità delle menti di “mescolarsi nel mondo”, commentando così indirettamente la fuga di tanti giovani italiani dall’Italia: “Il Paese deve darti la possibilità di tornare, ma per conoscere il mondo lo si deve girare. Ben vengano che i nostri giovani italiani viaggino, conoscano nuove culture e tornino in Italia più ricchi. Li incoraggio a farlo. Il problema sta proprio qui: mi piacerebbe offrire ai giovani la possibilità di scegliere se farlo o meno, e non di essere costretti a scappare”. In un contesto globale in cui la multiculturalismo va difeso dalle barriere e in cui si deve incentivare anche la capacità di “accogliere le competenze fuori dall’Italia in Italia, un concetto che è fondamentale: mi riferisco ai Paesi emergenti, ma anche a quelli anglosassoni e così via”: Ultimo punto, tra i più importanti toccati dal Ministro, il ruolo ricoperto dal turismo: “Bisogna fare un grande lavoro di educazione e di tutela, perché il turismo crescerà in modo strutturale e per il nostro Paese questa è una bella notizia”. Va però fatto capire ai turisti che si deve rispettare il patrimonio culturale italiano e deve essere il nostro Paese per primo a incentivare questo aspetto: “Bisogna puntare a un turismo colto, che sia capace di non far valere soltanto il concetto di consumo”, ha ricordato Franceschini.

  • born on the bayou

    Andate e rimanete all estero! sto paese peggiora di giorno in giorno. Un’altra legislatura, e i nodi indistricabili verranno al pettine. Non ascoltate franceschini: l italia non ha futuro, se tornate rischiate di prenderlo in quel posto! Ascoltate il consiglio di uno che se potesse se ne andrebbe via subito!

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