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A New York con la memoria della Shoah: le emozioni degli studenti Learn Italy

Le riflessioni dei giovani del Master in New Media Events and Communications dopo aver partecipato al Consolato alla lettura dei nomi dei deportati ebrei italiani

di Diego Morgera, Cristina Pignoli, Savina Del Giudice, Nicole Volpe, Luca Michele Piscitelli, Sara Arduini, Claudia Aversano, Simona Calderone

Alcune studentesse durante la lettura al Consolato d'Italia a New York dei nomi degli ebrei italiani deportati

Per tutti è stata la prima volta: quei 9700 nomi, uno dietro l'altro, che costituiscono storie diverse di ebrei italiani, deportati durante il nazifascismo. Storie di persone normali, vittime di una furia cieca e ignorante. Tante le sensazioni, tante le emozioni nel pronunciare quei nomi, durante la consueta lettura al Consolato Generale d'Italia a New York. Ecco le loro testimonianze

Siamo un gruppo di studenti del Master Learn Italy in New Media Events and Communication. All’interno delle nostre esperienze didattiche ci è sembrato doveroso partecipare all’iniziativa del Consolato Italiano Ceremony of the reading of the names”, una delle tante manifestazioni per il Giorno della Memoria che il Consolato Generale organizza. Una piccola ma solenne cerimonia, dove chiunque può avvicinarsi e leggere ad alta voce i nomi degli ebrei italiani perseguitati e deportati nei campi di concentramento. Ognuno di noi ha voluto partecipare, nel suo piccolo, a questo solenne momento di celebrazione. E ognuno di noi ha voluto ricordare. Quelle che leggerete qui di seguito sono state le nostre esperienze, le nostre emozioni.

Diego Morgera, Fondi (LT), 29 anni, docente di Storia e Filosofia

Una lunga fila di persone: adulti, anziani, bambini; di ogni nazionalità, colore, estrazione sociale. Un piccolo corteo, tra pianti e sorrisi, che si stringeva nei cappotti con un caffè caldo tra le mani. E i nomi. I nomi di coloro che più di cinquanta anni fa furono uccisi dalle barbarie nazifasciste. Tutti noi, accenti diversi, diverse nazionalità, diverse età, li abbiamo letti. Ad alta voce. Sperando che il vento li porti lontano quei nomi, e che nessuno li dimentichi.

Cristina Pignoli, Frosinone, 28 anni, analista delle relazioni Internazionali

Primo Levi diceva: “Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga”. Ecco, mi avvicino al microfono e nome dopo nome le corde vocali si fanno sempre più strette. Puoi spiegarlo a chi non lo sa, nei nomi tante cicatrici e tutte ben visibili.

Il Console Generale d’Italia a New York Francesco Genuardi durante la lettura dei nomi degli ebrei italiani deportati dal nazi-fascismo (Foto VNY)

Savina Del Giudice, Frosinone, 28 anni, praticante avvocato

Lungo la via della commemorazione oggi, al Consolato Generale d’Italia a New York, per ricordare gli Ebrei deportati dall’Italia e dei territori italiani. Un vento freddo sullo sfondo ci ha accolto ed avvolto ,quasi fungendo da eco a quei nomi, tanti nomi, di cui ognuno di noi  ha dato a turno lettura. Un momento toccante, in cui ho sentito la mia voce chiamata a dare corpo alla memoria, a donarle quella profondità fulgida ed autentica tipica dei veri sentimenti.

Nicole Volpe, 25 anni,  Roma, giornalista

Un elenco di nomi davanti a me. Nomi di persone, vittime del più grande genocidio che la storia abbia mai conosciuto. La paura di sbagliare la pronuncia di un cognome e, inevitabilmente, pensare di poter compromettere la memoria. E’ il mio turno. Inizio a leggere. Leggo i loro nomi in un flusso naturale di rispetto, solennità, dolore. Arriva l’ultimo nome. Dopo, il silenzio, il mio. La persona che mi sta accanto riprende a leggere, mentre in me rimane un senso di vuoto. Vuoto dopo un turbinio di emozioni racchiuso in pochi minuti di lettura. Lascio il leggio. Qualcuno prende il mio posto e continua a ricordare insieme a noi.

Luca Michele Piscitelli, 28 anni, Roma, Giornalista

Fermi a leggere dei nomi e ricordare delle vittime lontane nel tempo e nello spazio nel mezzo di una città che non si ferma mai e che guarda costantemente al futuro. Un contrasto netto che riempie ancor più di significato l’evento di oggi al consolato italiano, per ribadire di nuovo che c’è sempre tempo e bisogno di ricordare. Anche quaggiù.

Sara Arduini, 28 anni, Frosinone, sinologa

Una fila di nomi davanti a me. Nomi di donne, di uomini, di anziani, di bambini. Li leggo ad alta voce, trattenendo a stento l’emozione. Sono avvolta da un silenzio solenne, sono avvolta dal calore delle tante persone lì presenti per non dimenticare l’orrore, per meditare su ciò che è stato, per commemorare, ora e sempre, le vittime dell’Olocausto.

Claudia Aversano, 23 anni, Frosinone, Studentessa di lingue e civiltà orientali

Puoi percepirlo tra i volti, in ogni angolo, tra le righe dei nomi incisi nella nostra memoria. E puoi percepirlo tra le voci di chi non vuole dimenticare, perché conoscere è necessario, ricordare è essenziale. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, qualcosa che giunge al cuore, che fa parte della nostra esistenza.

Simona Calderone, 37 anni, Viterbo, Insegnante

Guardali, tocca a te. Leggili quei nomi che avevano fattezze, pensieri, linfa vitale.  Leggili ancora nonostante la barbarie abbia cercato di privarli dell’ essenza che si portavano dentro. Ora sono ricordi. Freddo, gelo, stasi da cui mi smuove la voce tutta di una donna che è  venuta a prestare la sua emozione. E le emozioni sono elettricità ad alto voltaggio con adattatore del mondo. Olocausto. La scossa dell’ Universo.

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