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“Ma come fai a far tutto?”: diario di una mamma italiana a New York

Tra consigli e lezioni da apprendere, seguite il mio viaggio su La Voce di New York come mamma full-time nella Big Apple

Miki con sua figlia, a New York

Questa rubrica nasce dall'esigenza di rispondere alle mille domande che continuano a essermi rivolte ogni giorno: "Miki, com'è fare la mamma a New York?"', "Sei sempre in giro, come fai a gestire tutto?", "Come funzionano le scuole li'?", "Miki, meglio una babysitter o daycare?", “Miki ma come fai a tenerti così in forma?”. Nelle prossime settimane ve lo racconterò. E intanto vi dico che il segreto è...

In palestra (Foto da Instagram)

Salve a tutte e benvenute nel mio mondo: una mamma a tempo pieno a New York! La nuova rubrica “Mamma Miki NYC” nasce dall’esigenza di rispondere alle mille domande che ogni giorno amici e parenti oltreoceano, o amiche italiane e non, mi pongono: “Miki, com’è fare la mamma a New York?”‘, “Sei sempre in giro, come fai a gestire tutto?”, “Come funzionano le scuole li’?”, “Miki, meglio una babysitter o daycare?”, “Miki, ma tu li fai i playdate, e cosa sono?”, “Miki ma come fai a tenerti così in forma?”, e così via dicendo. Prima di addentrarci nei particolari, voglio raccontarvi brevemente di me e spiegarvi cosa significa, a mio avviso, fare la mamma a tempo pieno nella Big Apple.

Anni di studi di analisi politica comparata e lavori di costante comparazione tra i due sistemi, statunitense e italiano, mi hanno allargato gli schemi mentali, aiutandomi ad abbandonare preconcetti sociali e culturali, affacciandomi ad una realtà completamente diversa da quella in cui sono cresciuta. L’incontro/scontro tra le due culture non è, dunque, venuto a galla al momento del “matrimonio con l’americano”, o meglio il newyorkese Robert, che adora sempre specificare: I am a New Yorker, New York non è l’America. Le differenze nel voler crescere una figlia a New York sono state evidenti fin dai primi giorni di gravidanza. Da buona studiosa, ho così analizzato il caso: ho fatto tesoro delle esperienze di mamma, zie e amiche mamme italiane; ma ho anche dato adito a questa città di insegnarmi tante cose nuove. Mi sono data da fare, insomma. Credendo nell’autoformazione costante, mi sono armata di libri e DVD, corsi e incontri individuali, con esperti del settore.

E poiché come dico sempre “sharing is caring”, ho fatto tesoro di tutte le notizie apprese, ho preso appunti veri, stampati e quasi memorizzati, alcuni anche a menadito. Non vi è un momento perfetto per diventare mamme, nessuno sa come fare la mamma, ma lo si può apprendere: dicono, a ragione forse, che l’istinto materno subentri al momento del concepimento e ovviamente del parto. È così cominciato il mio viaggio verso un mondo sconosciuto, e ho cercato di combinare e mediare metodologie europee e americane applicandole alla mia famiglia Italo-americana. La mia rubrica quindi non può che essere il punto di mediazione, la sintesi perfetta di quelle che sono mentalità e modi di vedere diversi, su come crescere una figlia a New York. Ho scrutato e analizzato entrambe le metodologie e ne ho fatto tesoro, confermando la tesi che laddove esiste una mamma felice, li si trova la bambina più felice della città. Detto, fatto!

Cominciamo da me, dunque! Prima ancora di lasciare il lavoro, avevo a lungo dibattuto sul concetto, qualora fosse esistito, di “mamma part-time”. Conclusione: non esiste. Il lavoro di una madre è continuo, 24/7, è sia mentale che fisico, e non si esaurisce alle poche ed essenziali ore che si dedicano ai propri figli, dopo il lavoro. Personalmente ritengo di essere stata una mamma a tempo pieno anche quando lavoravo in ufficio, senza sosta, dalle 7am alle 6pm. A quel punto e dopo tanti seminari e letture, quando mia figlia ha compito un anno, ho deciso di diventare una mamma a tempo pieno, nel vero senso della parola. Ciò ha significato dedicarsi interamente a lei, dal mattino alla notte, senza interruzioni né intermediazioni varie. Il tutto con un obiettivo ben chiaro: godermela dall’età di 1-3 anni, così da formarla alle radici. Esiste molta letteratura a tale riguardo, in particolar modo sull’importanza del rapporto diretto mamma-figli nei primi anni dell’infanzia. Gli studi sembrano confermare che l’intelligenza dei figli sia da attribuire primariamente alle mamme.

In questi due anni io e mia figlia abbiamo imparato a mangiare all’italiana con snack americani, a viaggiare come americane, a visitare musei e a imparare entrambe le lingue. Sapevo che all’età di 3 anni Victoria avrebbe cominciato l’asilo privato (che a New York comincia ora a 4 anni, e non più a 5). Quindi mi restava poco tempo per poter far tesoro di questi pochi anni, sole solette. Detto, fatto! Ma quello che più stupisce di me – a loro dire! – è il mio spirito di iniziativa, e la mia resistenza fisica. Da buona torella sono imbattibile. In una giornata tipica riesco a fare mille cose che molte mamme non riuscirebbero a fare in un mese. Documento interamente – da buona Millenial (anche se ricado nella definizione giusto al border line, anno 1982) – la mia esilarante vita on the go sui social media, Instagram e Facebook principalmente.

Tantissimi, e troppi direi, sono i messaggi di amiche mamme, e non solo, che mi chiedono: “Ma come fai a fare tutte queste cose con una bambina così piccola?”. La mia risposta: “Time management ed enorme pazienza, grande capacità di organizzazione, associata a tanta forza di volontà, forza d’animo e fisica. Ecco perché fare la mamma a tempo pieno richiede cura e dedizione prima di tutto per se stesse, attraverso la combinazione di una dieta bilanciata, esercizio fisico (a proposito, ve l’ho confessato che sono una patita di ZUMBA, spinning, Bikram yoga, e corsa?) e vita sociale attiva, oltre che ad una sana relazione con il proprio partner.

Le mie tematiche racchiudono argomenti a me cari. Vi invito, comunque, a suggerire argomenti di vostro interesse, sperando di fornirvi delle risposte adeguate.
Grazie per la lettura e seguiteci, seguitemi!

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