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Au pair, nanny e nonni: per crescere un figlio a New York ci vuole un villaggio!

Avete mai sentito l'espressione "it takes a village to raise a child"? Ecco, a New York è il mantra delle neo-mamme. E gli aiutanti sono parecchi...

Dal pre-natal yoga teacher alla doula, dalla nanny all'au pair, dalle babysitter alla lactation consultant, passando per la personal trainer, amici e nonni: la squadra, come vedete, è fornitissima. Per una mamma a New York, crescere un figlio assume i connotati di un dono divino di una comunità intera, non solo di una famiglia. Ed è qui che entra in gioco il "villaggio-rete" dei servizi terziari

Durante i miei primi mesi di gravidanza, quando ancora lavoravo a tempo pieno in ufficio, mi ero iscritta ad alcuni gruppi di meet-up (incontri) per conoscere altre future mamme con la mia stessa data di scadenza. Si trattava di incontri settimanali tra donne provenienti da tutto il mondo, dove ognuna esponeva le proprie perplessità, poneva domande, condivideva esperienze tradizionali. È stata durante quella fase pre/post bambina, che ho realizzato la vera differenza per me tra il poter diventare mamma in Italia e qui a New York. Ho quindi proseguito a prender nota di un vocabolario e listino prezzi totalmente sconosciuto, che voglio condividere con tutte voi.

Avete mai sentito l’espressione “it takes a village to raise a child”, letteralmente tradotta come “ci vuole un villaggio per poter crescere i figli”? Qui a New York sembra essere il mantra ridondante di tutte le mamme che “sopravvivono” alla maternità, soprattutto quando si affrontano temi quali “trovare l’equilibrio tra lavoro e famiglia”.

L’origine dell’espressione rimane ancora incerta. Alcuni dicono provenga dalla comunità nigeriana, altri dalle tribù degli indigeni americani. Sta di fatto, che in Africa come in America, il significato principale è il seguente: “Crescere un figlio è uno sforzo della comunità, che va condiviso con la famiglia prossima ed estesa, ovverosia zie, zii, nonni, cugini, senonchè vicini di casa e amici; perchè i figli sono un dono divino per l’intero villaggio”.

Molti neo genitori sono fortunati ad avere famiglie e parenti di supporto, pronti a dare il cambio o una mano all’occorrenza, nelle immediate vicinanze. La maggior parte di noi espatriati, però, deve cavarsela da soli. È qui che entra in gioco il villaggio-rete dei servizi terziari di New York, cioè tutta quella categoria di figure professionali che, solitamente in Italia, si riassume nell’unica persona di nonni/zii venuti in aiuto a cucinare, pulire, stirare, dare il cambio, fare la spesa, etc.

Per scelta o per necessità, molte neo mamme di NY si ritrovano, dunque, da sole e diventa fondamentale assumere un aiuto, come la doula o baby nurse per farsi assistere al parto e alleviare le notti di insonnia dei primi mesi di vita. Budget giornaliero varia tra i 300$-350$ al giorno, così che la mamma possa riposare e rinfrescarsi mentre la “infermiera” accudisce il neonato di notte.

Ho notato un uso interscambiabile di parole che altrimenti si riferirebbero a soggetti diversi, in particolar modo quando si parla di doula, babysitter, nanny, night nurse, lactation consultant. Chiariamo, dunque, chi sono queste persone che fanno di New York il villagio in cui poter crescere i nostri figli.

Pre-natal yoga teacher: l’insegnante di yoga prenatale. Che tu sia una principiante o praticante esperta, lo yoga prenatale è per tutte e aiuta a tenersi in forma e a rilassarsi durante la gravidanza.  Confermo.

Doula: è una figura assistenziale non medica che si occupa del supporto alla donna durante tutto il percorso perinatale, dalla gravidanza al post-partum. Nel mio caso, io e mio marito abbiamo seguito corsi su come affrontare il parto insieme, decidendo in anticipo la strategia medica da adottare ladovve non vi fossero state complicazioni (con o senza epidurale, parto cesario o naturale, etc) facendo pratica e simulando il parto. Un corso che vi raccomando è “Laugh and Learn About Childbirth” di Sheri Bayles.

Nanny: è la persona che accudirà il neonato a tempo pieno, e lavora con contratto e orari fissi, vive o meno all’interno della casa familiare, e molto spesso adempie anche a servizi di pulizia. Io non ho usato la nanny ma temporaneamente ho avuto una fantastica au pair dall’Italia, Barbara, che ha vissuto con noi per pochi mesi.

Au pair: la parola francese si traduce come “reciprocità”, perchè è una persona, solitamente di età compresa tra i 18-30anni, che aiuta una famiglia ospitante nella cura dei bambini, e che in cambio riceve sia vitto e alloggio gratuity, che una paghetta.

Babysitter: è la persona che saltuariamente accudisce i bambini, e le formule possono variare. Si tratta solitamente di studentesse che offrono anche servizio di doposcuola, durante la settimana, oppure lavorano di sera o nei weekend per consentire ai genitori di uscire.

Lactation consultant: la consulente per l’allattamento, che ti aiuta e spiega come allattare. Molti ospedali offrono un corso al momento del parto. L’ho fatto, e ritenuto molto istruttivo.

Personal trainer: ritornare in forma dopo il parto è una priorità per molte. Da sole o con l’aiuto di esperti dello sport, è fondamentale curare il nostro corpo, dentro e fuori. Vi rivelero’ come ho fatto a manternermi in forma durante e dopo la gravidanza, nel prossimo articolo.

Amici & nonni: il mio villaggio a New York include babysitter settimanale, ma anche amici e nonni a cui affidare in caso di necessità la piccola. E voi, come avete costruito il vostro villaggio?

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