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New York, la città che non lasci mai davvero anche quando te ne vai

La passeggiata si libera nella mente adesso. Francesca Colosi non è più a New York, almeno non lo è fisicamente

New York.

Devo ammettere che mi manchi, sì, mi manchi tanto, e mi mancano persino i tuoi rumori assordanti. A volte mi manca anche il tuo odore che è poco gradevole ma che racconta la moltitudine di vite

Sono in Italia, il mio paese, quello in cui sono nata e in cui sono cresciuta: nata nel sud, da vent’anni al nord. Tu, New York, rimani però nei miei occhi e soprattutto nel mio cuore e poi, la tua anima, quella che si apre a tutti, mi segue sotto forma di aurea che adesso è diventata mia.

La passeggiata che si è liberata con te, da te, non si ferma, perché lo scopo dell’andare in giro soli, è portarsi dietro, sempre, quel senso di liberazione acquisito.

La tua bellezza sfavillante che si offre agli occhi di chi ti guarda dall’acqua di Domino Park di Williamsburg non sfuma quando si è lontani da te perché rimani nel ricordo. E neanche la tua immagine più stupefacente, quella che ti rappresenta sinuosa dall’acqua del Pier a Dumbo, o dal ponte che si sente sempre tremare. Rimane nel ricordo anche la tua silhouette, quella che ti magnifica dal Gantry Park del Queens, tra le onde dell’East River.

La passeggiata si libera ancora tra quelle acque.

La tua parte liquida ti pone sempre al centro dell’universo, con tutte quelle imbarcazioni enormi che trasportano chissà cosa e che vanno verso sud, o verso nord: quando mi sono allontanata da te, era proprio quel tuo volto che ho voluto fissare principalmente nella mia mente. New York dentro l’acqua, New York tra le acque.

Devo ammettere che mi manchi, sì, mi manchi tanto, e mi mancano persino i tuoi rumori assordanti. A volte mi manca anche il tuo odore che è poco gradevole ma che racconta la moltitudine di vite.

Mi manca la tua musica, la tua gente che si muove: tu fai ballare tutti dentro il tuo ventre, la musica è per tutti e non solo nelle discoteche o nelle balere. Tu fai ballare giovani e meno giovani perché chi cresce con te la musica ce l’ha nel sangue. Ballare è cosa naturale. Mi hai lasciato questa eredità, la scoperta di un corpo che si libera con la musica: la musica non è solo per essere ascoltata, la tua musica è anche per essere danzata. House, soul, hip hop e jazz.

Il tuo rumore dicevo. Sì, perché tra le tue strade centinaia di macchine si manifestano con lo stereo acceso, casse che fanno rimbombare musica meravigliosa, note sempre ispirate da te e cantate a squarciagola. È cosa normale vedere automobilisti ballare sui sedili delle loro macchine e costringere i pedoni a farlo a loro volta, tanto è alto il volume dello stereo dentro il loro veicolo.

È sempre l’eccesso a caratterizzarti e questo non posso certo dimenticarlo. Ma anche, soprattutto, ti caratterizza la rottura di molte sovrastrutture, quantomeno di quelle che qui dalle mie parti impongono una certa forma di discrezione e di allontanamento dallo stato di natura. Ecco, mi manca la tua giungla, ma quella resiste comunque nel mio cuore, è impressa ormai nei miei valori.

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