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New York Pride 2020 nonostante Covid-19: la bellezza e la libertà di essere se stessi

Non si potrà sfilare quest'anno a New York per l'orgoglio della comunità LGBTQ+, così ho creato un mio omaggio personale alla giornata più bella

di Claudio Napoli
Vi invito anche a prestare attenzione alla musica che accompagna il video qui sopra e cogliere il contrasto con le immagini: non è casuale, ma voluto...

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Quest’anno la marcia del Pride a NYC, come in tante altre città nel mondo, non ci sarà. Il motivo lo conosciamo tutti, ma in una città come New York, dove il Pride è nato nel 1969, fa un certo effetto sapere che per la prima volta non vedremo quel fiume di umanità che declama, canta, sventola il proprio orgoglio sulla Fifth Avenue durante un probabilmente afoso giorno di fine giugno. Ma come si dice: di necessità virtù, così ho pensato di riempire il silenzio di questo Pride invisibile con un personale ricordo degli ultimi 3 Pride ai quali ho partecipato. Un gioco di specchi dove prende forma una marcia ideale, ma al tempo stesso palpitante e attuale, anche se non datata 2020.

Da quando vivo a New York, il Pride mi è sempre apparso come una festa di tutta la city, che avvolge l’onda felice della marcia, e si estende ben oltre le giuste rivendicazioni della comunità LGBTQ+, diventando una festa che coinvolge persone di tutte le età e famiglie intere, e ci libera un po‘ tutti dai pregiudizi, almeno per 1 giorno, in nome della bellezza e della libertà di essere se stessi.

Vi invito anche a prestare attenzione alla musica che accompagna il video e cogliere il contrasto con le immagini: non è casuale, ma voluto. Un vezzo in ricordo di una delle persone che mi ha insegnato di più. Nel 2005 ho avuto la fortuna di lavorare all’ultimo film di Mario Monicelli, uno dei più grandi registi di sempre. Tre settimane nel deserto e tante ore al montaggio per definire e verificare gli effetti visivi del suo Le rose del deserto. Un giorno, mi raccontò uno dei suoi piccoli grandi segreti: lui le musiche le sceglieva quasi sempre a contrasto. Per Monicelli spesso una scena leggera chiedeva musiche più serie mentre una scena drammatica funzionava con una musica che la sdrammatizzasse. Nel mio piccolo è quello che ho cercato di fare con questo video racconto, facendo danzare tutti, con spensieratezza, sulle note di Sul bel Danubio blu (An der schönen blauen Donau) di Johann Strauss.
«Quando tutti gli Americani saranno trattati alla pari, non importa chi siano o chi amino, saremo tutti più liberi».

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