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Tra ricchi e poveri, dove stanno i liberi?

Sentirsi liberi arricchendosi sulla pelle degli altri? No, grazie

ricchi poveri
L’avidità, che soddisfa i bassi istinti della pancia e della borsa, prima o poi svuota quello che c’è dentro. E se è vero che in questa società ricco equivalga a libero, perché con i soldi puoi fare ciò che vuoi, non sono ancora convinta che sia vero il contrario

“Tobia Antonio, bimbo mio, è giusto che tu sappia che il mondo ti aspetta ingrato e feroce. Questo mondo si divide in due categorie di persone: quelle libere e quelle povere. Tu sei libero”. Così la scorsa settimana il comico Maurizio Crozza  alla trasmissione “Crozza nel Paese delle  meraviglie” in onda su La7 dalle 9 di sera – parodiava l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, mentre cullava il figlio avuto, insieme al suo compagno, da un utero in affitto in California, perché in Italia questo sistema di procreazione rimane un’utopia. Ad esclusione dei ricchi, che possono appunto andare all’estero a comprarsi un figlio.

Per inciso: la vexata questio della stepchild adoption nelle coppie omo, tra governanti e parlamentari, non solo ha fatto perdere di vista la necessità di assicurare i medesimi diritti dell’istituto del matrimonio alle unioni civili etero, ma ha spostato ad arte per settimane l’attenzione dalle questioni vitali di banche e fisco, che continuano a mietere vittime tra le famiglie italiane le quali hanno il problema della sopravvivenza piuttosto che della procreazione su commissione. Ho detto per inciso, perché la lapidaria divisione della società tra liberi e poveri mi ha aperto gli occhi, facendomi capire che non ho capito niente del mondo in cui vivo e della vita che mi sono scelta, con la testa infarcita di romanticismo.

La favola è finita quando la Dama Bianca è precipitata giù dalla rupe di Duino, uccisa da un marito geloso. Che poi il suo fantasma tornasse ogni notte a rivedere il figlioletto, è falso: lei non poteva tornare. Quel gesto aveva ucciso l’amore, e basta.  Mille anni fa. Ma a scuola mi hanno insegnato a credere che sia un sentimento che va oltre la morte. Quando è di difficile reperibilità anche in vita. A deliziare la realtà è arrivata una Dama Nera, che non abita in un castello, ma ha costruito un castello di ciliegie.  Perché è golosa di mazzette. Tra gelosia e golosità non c’è poi tanta differenza quando la posta in gioco è il potere sulle persone, che poi venga esercitato con il pretesto dell’amore o dell’arricchimento è secondario. La Dama Nera, che dirigeva il coordinamento tecnico dell’ANAS di Roma, è diventata il simbolo del malaffare chiedendo mazzette in cambio di appalti: “Non puoi venire con queste ciliegie mozzicate così, vieni con una ciliegia definitiva”. Finora sono 36 gli indagati e 19 gli arrestati, anche qui non mancano i politici.

La favola è finita quando i Borbone non hanno più abitato la reggia di Caserta. Ma c’è sempre qualcuno che riesce ad avvantaggiarsi di una sventura. Peccato che si passi di male in peggio ed ora nella reggia anziché i Borbone abitino dei barboni o quasi: ex dipendenti, usceri, i famigerati “lavoratori”, di comunista memoria. I quali si sono presi pure il lusso di denunciare il nuovo direttore perché lavora troppo: “Sta in ufficio fino a tardi”.

La favola è finita quando, oibò, si è scoperto che nelle casse della Banca Popolare di Vicenza non c’erano i soldi degli azionisti, ma i chicci d’uva dell’agricoltore-presidente Gianni Zonin. E mentre tutti credevano pigiasse l’uva, lui si mangiava i soldi divenendo, più che una casa vinicola, un impero. Lo incontrai in Sicilia a una festa del vino: cercava terreni da acquisire. Il suo p.r. mi telefonò poco tempo dopo invitandomi a visitare la loro cantina in Veneto, affinché scrivessi un articolo, e per invogliarmi mi disse: “Poi riparte con l’auto piena di vino”. Mi infuriai per la maleducazione e risposi: “A me il vino non piace”. Mi sono chiesta poi per anni come un’azienda con una comunicazione così grezza potesse avere tanto successo e che il patron della casa godesse di tanta rispettabilità. Certo è che la maggior parte della gente non capisce più niente quando si tratta di svuotare bottiglie di vino, quasi fosse oro fuso. L’avidità, che soddisfa i bassi istinti della pancia e della borsa, prima o poi svuota quello che c’è dentro. E se è vero che in questa società ricco equivalga a libero, perché con i soldi puoi fare ciò che vuoi,  non sono ancora convinta che sia vero il contrario. Perché alla lunga, e la vita è lunga, una persona è libera proprio perché rifiuta di arricchirsi sulla pelle degli altri o anche solo di vendere la propria pelle, non pensando che ricrescerà immacolata.

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