Cerca

NewsNews

Commenti: Vai ai commenti

Il cuore politico di Berlusconi ormai non batteva più

Silvio Berlusconi ha rischiato di morire e sarà operato: lunga vita al Cavaliere, il leader era già morto

silvio-berlusconi-sorriso
La grave cardiopatia, l’imminente intervento chirurgico, il riposo voluto dai medici, non hanno più alcun significato politico. Il dopo-Berlusconi oggi non conta, perché quello che dovrebbe essere il “prima”, è già “dopo” da cinque anni. Auguri simpatico Cavaliere, tanto con la politica non c'è stato mai amore

Silvio Berlusconi ha cessato di essere un soggetto politico dal Novembre del 2011. Non c’è stato un crepuscolo. E’ stata una caduta. Dopo quel momento, solo brandelli, ombre, tentativi di autoemulazione, sempre più asfittici, sempre meno probabili. Sicchè, non pare che le notizie di queste ultime ore: la grave cardiopatia, l’intervento chirurgico della prossima settimana, la quiete caldamente suggerita dai medici per il tempo avvenire, abbiano alcun significato politico. Non ci si può interessare del dopo-Berlusconi, perchè, semplicememente, quello che dovrebbe essere il “prima”, è già “dopo” da quasi cinque anni.

Ha dichiarato che il suo cuore ha sofferto per “i processi”. Non stupisce che lo abbia detto. In questa materia non ci sono prove. Cercarle sarebbe persino sciocco. Un numero innumerabile di udienze, di citazioni, di decreti, di ordinanze, di sentenze, ciascuno esposto e commentato sui media, di ogni specie, ad ogni ora, prima, durante e dopo, sempre in Italia, spesso anche nel mondo; e sequestri, e conversazioni intercettate, sue, di altri su di lui, viste, ascoltate, diffuse, costituiscono una tale sequela, che quel “sono stati i processi”, non stupisce. Non può.

Il frutto più cospicuo, e cospicuamente improprio, che la magistratura italiana ha raccolto da questa vicenda, però, non è stato, se questo fosse, il cuore di Berlusconi. No. In questi venti anni, la magistratura italiana, si è persa il suo, di cuore. Non parlo di bontà, di longanimità, s’intende. Un’istituzione è bene si astenga dal perseguire simili attributi. La magistratura ha perduto la sua anima istituzionale, la sua dignità, la sua rispettabilità. Non occorrono sondaggi, né simposi. E’ un fatto notorio. Purtroppo.

Oggi non farò elenchi. Non serve.

Non può essere una giustificazione, per la magistratura, che di fronte alle anomalie compendiate da quel nuovo soggetto politico: il conflitto di interessi, il potere editoriale, quello finanziario, avvolti e rinvigoriti dal potere parlamentare e di governo, non ci fosse altra scelta che rispondere costruendosi essa stessa come anomalia e, “per il bene della causa”, dire: ad anomalia, anomalia e mezza.

No, perché, la magistratura era già un’anomalia prima del Marzo 1994; e lo era perché, con l’Operazione Mani Pulite, aveva dichiaratamente preso di mira un sistema politico nella sua interezza, veicolando un’istanza politica generale entro istituti e regole pensati per la singola persona. Trasformando la contestazione politica in coercizione giuridica. Storicamente, era persino ovvio che Tangentopoli creasse profondi scompensi democratici.

Se la quinta potenza industriale del mondo, in poco più di dodici mesi, vede liquidata l’intera dirigenza politica, partiti esistenti da cinquant’anni, la trasformazione non è contingente: è strutturale.

Liquidata la politica, come categoria dell’agire collettivo imperniata sui grandi partiti di massa democratici (non tutti lo erano), pur se in crisi, viene Berlusconi: che, si potrebbe dire, con ineluttabile razionalità storica, tutto era, meno che un uomo politico. Meno che mai un uomo politico moderato. Preciso, per la nota storiella della madre sempre incinta: non era moderato nel senso che, per evidente temperamento, sconosce la mediazione, il passo indietro, l’attesa, il silenzio, la retrovia, le ritirate strategiche, gli aggiramenti. Non per alterità morale rispetto ad un metodo asseritamente opaco (che tale non è quello tipicamente politico), ma perchè, semplicemente, non è My way.

Parte con Titti Parenti e Tiziana Maiolo, capaci, discretamente navigate, e arriva con Carfagna e Brambilla. Comincia con Antonio Martino, con Raffaele Della Valle e finisce con Giovanni Toti e Alfio Marchini. Va, sin dal famoso summit di Napoli del Novembre 1994, al muro contro muro con la magistratura e, nel 2000, con il referendum radicale sulla separazione delle carriere, che fa? Invita all’astensione. Proprio quando, dopo la sconfitta del 1996 era risalito, giungendo pressocchè al suo apogeo (l’anno dopo tornerà a Palazzo Chigi, l’anno prima il Centro-destra più i radicali, con il conteggio proporzionale delle elezioni europee, avevano ottenuto oltre il 55% dei voti). Scelta confusa, incoerente.

L’anno dopo vincerà le elezioni nazionali ma, avendo mancato quella decisione politica, gli alleati, Fini, Casini, Bossi (meno), che sono invece politici, fanno quello che fanno gli alleati: cominciano a guardare al trono del re. Hai rinunciato alla reale questione posta dal Referendum? Allora, pensano, sono più forti loro: i magistrati. E hanno ragione. Perciò, poco alla volta, comincia la fronda con la sponda interessata della magistratura: che è soggetto politico, invece, abilissimo. Quando, anni dopo, Berlusconi affermerà, un pò vittimisticamente, che gli alleati non gli consentirono mai di andare fino in fondo con la questione costituzionale della giustizia, lo farà sempre accantonando il valore decisivo della sua erroneissima decisione su quel Referendum.

Quello è stato il crinale della sua sconfitta politica. Il Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, fatto affondare nel 2000.

Essendo, però, l’uomo fatto per il proscenio, e, avendo talento e mezzi per conquistarlo, tornerà alla battaglia, occuperà il campo. E la magistratura impegnerà tutta la sua forza, consapevole tuttavia di avere superato il punto più pericoloso, e, così, fiduciosa nella vittoria finale. Che arriverà 11 anni dopo, con l’inqualificabile scherno della condanna per evasione fiscale di colui che ha pagato più tasse nella storia della Repubblica italiana, o giù di lì. Con l’occasione, abbiamo conosciuto i magistrati Esposito, padre e figlio.

Ho evitato di scrivere che la magistratura ha avuto alleati. Perchè non li ha avuti. Ha saputo costruire convergenze momentanee, lasciando anche che i designati, di volta in volta, credessero di condurre il gioco contro il comune avversario. Oggi, dalle parti del PD, come della Lega, dovrebbero avere le idee un pò più chiare. Degli scomparsi, non mette conto occuparsi.

Silvio Berlusconi è rimasto un uomo simpatico. E’ il Milan; è le barzellette; è anche la sua vita notturna improvvidamente offerta alla Polizia dei Costumi; è il gaffeur; è l’uomo d’oro che ha attratto ogni sorta di amici, di cortigiani, di petulanti e talvolta minacciosi scrocconi. E’ stato l’uomo sbagliato al posto sbagliato per oltre vent’anni. Ma è un uomo simpatico. E’ un uomo simpatico vale a prescindere.

Molti auguri.    

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter