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Midterm Elections: cosa sono le elezioni legislative dove Trump rischia grosso

Pochi giorni alle Midterm Elections: le elezioni legislative che porteranno gli americani al voto, e potrebbero cambiare faccia alla presidenza Trump

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, durante un discorso.

Le midterm elections si tengono ogni due anni, entrando in sincronia con l’elezione del Presidente da un lato, e a metà del suo mandato di quattro anni dall’altro. Fondamentalmente, le midterm elections mirano a rinnovare la fibra politica del congresso per rispecchiare quella del popolo.

Martedì i cittadini americani torneranno alle urne, per la prima volta da quando Donald Trump è diventato il 45esimo presidente degli Stati Uniti. A due anni dalla conclusione delle clamorose elezioni del 2016, questo 6 novembre l’America voterà nelle midterm elections, in italiano “elezioni di metà mandato”. Da esse non dipenderà il destino della presidenza Trump, poiché alle midterm elections si vota non per chi sede nell’ufficio ovale della Casa Bianca, ma per rinnovare parte del Congresso.

Quando si tengono e chi viene eletto
Le midterm elections si tengono ogni quattro anni, cioè ogni due anni dalle presidenziali. Fondamentalmente, mirano a rinnovare la fibra politica del Congresso per rispecchiare quella del popolo. Il congresso americano è diviso in due camere, la House of Representatives, dove tutti e 345 i seggi hanno un mandato di due anni, e vengono dunque rinnovati ogni elezione, e il Senato, dove si vota invece per rinnovare il mandato di trentatré senatori su cento, visto che un mandato senatoriale è della durata di sei anni.

Cosa comporta per la Presidenza
Come già detto, dunque, la presidenza Trump non è a rischio. Tuttavia, dato l’enorme potere legislativo del Parlamento Americano (il Congresso), la sua composizione influenza direttamente il Presidente, che, nonostante certe dichiarazioni, è fortemente limitato in quel che può decidere senza appoggio parlamentare. Dunque, le midterm elections diventano uno pseudo-referendum, mirato a giudicare i sentimento riguardo la Presidenza Trump, e, eventualmente, a porgli contro forti blocchi legislativi sotto forma di un Congresso più democratico.

Il congresso Americano, riunito a Capitol Hill.

Come sempre, la lotta rimane quella: Democratici contro Repubblicani, blu contro rosso. Ciò che è singolare di questo periodo elettorale è che, dalle elezioni del 2016, il partito repubblicano controlla tutte e due le camere del Congresso americano. La totalità del controllo parlamentare da parte dei Repubblicani, ha, per molto versi, reso la vita legislativa di Trump molto più agevole di quanto sarebbe stata con un’equilibrio parlamentare diverso. Quello che sperano i Democratici, dunque, è di riuscire a sfruttare il momento di bassa popolarità del Presidente, e riprendere controllo della House of Representatives.

Previsioni
Stando a quanto dicono le prime proiezioni, visto il bassissimo approval rating del 42% verso la Presidenza Trump, i democratici hanno motivi per essere ottimisti, quotati al 85% di probabilità di riuscire effettivamente a riprendere il controllo della Camera. Per quanto riguarda il Senato, invece, visti i pochi seggi in bilico, le prime proiezioni vedono i Repubblicani rimanere in controllo del senato con l’80% delle probabilità. La posta in palio, dunque, è il controllo della House of Representatives, che potrebbe cambiare mano, passando dai Repubblicani ai Democratici.

Essenzialmente, dunque, le midterm fungeranno come una sottospecie di referendum popolare sul lavoro svolto dal Presidente nei primi due anni del mandato. Se la bassa popolarità del Presidente sarà effettivamente riflessa nei risultati elettorali di queste elezioni e se la House of Representatives dovesse tornare in mani democratiche, le condizioni legislative dell’opposizione a Trump cambierebbero radicalmente. Con il controllo della Camera, il partito potrà intraprendere molteplici investigazioni mirate al Presidente, dall’evasione fiscale fino alle collusione con la Russia, ma, fino ad ora, continuamente bloccate dalla maggioranza repubblicana. Più generalmente, una spiccata vittoria democratica creerebbe le giuste condizioni per avviare il processo di impeachment che il partito blu chiede ormai da diversi anni. Questo, che è naturalmente impossibile con i Repubblicani in controllo della Camera, non significa che l’uno porti necessariamente all’altro. Significa, però, che se il controllo della Camera dovesse tornare ai democratici, le vie investigative percorribili dai rappresentati democratici per avviare un processo d’impeachment si moltiplicherebbero di numero, diventando inoltre più facilmente percorribili. La procedura d’impeachment si avvia con relativa semplicità all’interno della Camera, con un voto di maggioranza, il quale, se i democratici dovessero riprendere il controllo, sarebbe quasi certo. Serve poi però, oltre alla maggioranza della Camera, il voto anche di due terzi del senato, cosa che, nei 242 anni di storia degli U.S.A, non è mai successa. I due Presidenti messi sotto impeachment dalla camera, Johnson e Nixon, furono entrambi assolti dal Senato, dimettendosi però pochi giorni dopo la richiesta d’impeachment da parte della Camera.

Nonostante sia sicuramente troppo frettoloso parlare di impeachment, queste elezioni rappresentano la vera prima luce elettorale per i democratici dopo i due anni più bui della storia recente. Rappresentano, in conclusione, la prima vera occasione per tamponare le azioni del Presidente, e tentare di esercitare anche un minimo d’influenza rilevante nel sistema politico statunitense, che per gli ultimi due anni ha visto i blu schiacciati su ogni fronte. Senza dubbio, sarà un’elezione da tenere attentamente sott’occhio, per capire esattamente che sorti aspettino il complesso panorama politico di questi Stati Uniti.

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