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USA: al via le esecuzioni federali dopo 17 anni, oggi la prima morte

La Corte Suprema (5-4) dà il via libera per l'iniezione letale al suprematista bianco Daniel Lewis Lee. In agenda altre 3 esecuzioni entro l'estate

Una stanza per le esecuzioni capitali negli USA

"Ho fatto molti errori nella vita, ma non sono un assassino. State uccidendo un innocente" ha detto il condannato 47enne Daniel Lewis Lee prima di morire. Mentre il farmaco gli veniva somministrato nelle vene, "sollevò per l'ultima volta la testa per guardarsi intorno. I suoi respiri si fecero pesanti e in pochi istanti, il suo petto rimase immobile, le sue labbra diventarono blu e le sue dita diventarono grigie. Fu dichiarato morto alle 8:07 del mattino"

Era stata annunciata un anno fa l’intenzione dell’amministrazione Trump di riprendere le esecuzioni dei condannati dai tribunali federali. In particolare la richiesta era stata inoltrata dal ministro della Giustizia William Barr, che voleva porre fine alla moratoria sulle condanne a morte federali, e riprendere le esecuzioni applicando una nuova procedura, attraverso l’utilizzo del farmaco pentobarbital.

La pena di morte era rimasta in vigore solo in alcuni degli stati americani; per questo la prassi era stata abbandonata durante l’amministrazione Bush. L’ultima era avvenuta nel 2003.

Oggi, dopo 17 anni, a decidere la morte di Daniel Lewis Lee, 47 anni, è stata a Corte Suprema americana che si è pronunziata con una maggioranza di 5 a 4. L’uomo è stato ucciso con un’iniezione nel penitenziario di Terre Haute, in Indiana, dov’era stato rinchiuso da circa 20 anni.

The Roberts Court, November 30, 2018. Seated, from left to right: Justices Stephen G. Breyer and Clarence Thomas, Chief Justice John G. Roberts, Jr., and Justices Ruth Bader Ginsburg and Samuel A. Alito. Standing, from left to right: Justices Neil M. Gorsuch, Sonia Sotomayor, Elena Kagan, and Brett M. Kavanaugh. Photograph by Fred Schilling, Supreme Court Curator’s Office.

Lee era stato accusato per aver partecipato al massacro della famiglia Muller, avvenuto nel 1996. L’uomo faceva parte di un’organizzazione suprematista bianca, nota come Aryan Peoples’ Republic (Repubblica dei Popoli Ariani). Lee e i membri dell’organizzazione avrebbero ucciso il trafficante di armi William Muller, sua moglie Nancy e la figlia di 8 anni.

È il primo di tre detenuti federali in programma per l’esecuzione federale durante questa estate 2020.

Dustin Lee Honken, 52 anni, condannato per aver ucciso tre adulti e due ragazze nel 1993, verrà giustiziato venerdì, mentre un altro prigioniero, Keith Dwayne Nelson, 46 anni, dovrà affrontare l’esecuzione ad agosto per lo stupro e l’omicidio di una bambina di 10 anni nel 1999.
In agenda, prevista per domani, c’è la condanna di Wesley Ira Purkey, 68 anni, per l’omicidio e lo smembramento di una ragazza di Kansas City nel 1998; ma al momento il tribunale ha emesso una sospensione temporanea.

Nemmeno il dissenso dei giudici ha salvato Daniel Lewis Lee dal braccio della morte.

Manifestazione sull’abolizione della pena di morte (foto di Janet Valder)

I giudici Stephen G. Breyer e Ruth Bader Ginsburg, hanno ripetuto i loro dubbi sulla costituzionalità della pena di morte.
In seguito anche i giudici Sonia Sotomayor, Justices Ginsburg ed Elena Kagan, hanno affermato che la corte ha agito “con pericolosa fretta”.
La scorsa settimana, i familiari della vittima, avevano chiesto al Dipartimento di Giustizia di sospendere la condanna a causa della pandemia di Covid-19; si erano inoltre espressi contro la pena di morte, sostenendo che avrebbero preferito l’ergastolo, come era stato previsto per il complice di Lee, Chevie Kehoe. Il tribunale distrettuale ha concordato e concesso un ritardo temporaneo nell’esecuzione, ma alla fine la Corte Suprema ha rifiutato anche la petizione dei familiari.
Le sue ultime parole: “Ho fatto molti errori nella mia vita, ma non sono un assassino.” Lee ha sostenuto fino alla fine di essere innocente, e ha affermato anche che il giudice, nel processo in Arkansas, ha trascurato le prove del DNA che dimostravano che al momento dell’omicidio, lui si trovava altrove.

Una protesta contro la pena di morte davanti alla Corte Suprema USA (Flickr/Jay Tamboli)

Poco prima di entrare nel braccio della morte, Lee ha scosso la testa, e mentre il farmaco gli veniva somministrato nelle vene, “sollevò per l’ultima volta la testa per guardarsi intorno. I suoi respiri si fecero pesanti e in pochi istanti, il suo petto rimase immobile, le sue labbra diventarono blu e le sue dita diventarono grigie. Fu dichiarato morto alle 8:07 del mattino” (14.07 ora italiana) secondo il report del New York Times.
“È vergognoso che il governo abbia ritenuto opportuno eseguire questa esecuzione durante una pandemia”, ha dichiarato Ruth Friedman, avvocato del signor Lee e direttore del Federal Capital Habeas Project.
Inoltre i critici della pena capitale sostengono che i condannati a morte neri siano maggiori dei bianchi. Nonostante i quattro uomini che dovrebbero essere giustiziati questa estate sono bianchi, il 42% dei prigionieri nel braccio della morte federale è nero.
“Il sistema è infetto dal razzismo”, ha detto Samuel Spital, il direttore del contenzioso per il N.A.A.C.P. Legal Defense and Educational Fund.

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