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Meno positivi al COVID-19 a NYC, ma continuano a preoccupare alcuni quartieri

Le "zone rosse" a New York ancora soffrono, soprattutto i quartieri del Queens e Brooklyn, ma la percentuale di positivi ritorna di nuovo attorno all'1%.

Un uomo indossa una mascherina a New York City (Foto: Terry W. Sanders)

"Il tasso di positività del test nelle aree di messa a fuoco "Zona rossa" è del 4.13%. Il tasso di positività in tutto lo stato escluse le zone rosse è dell'1.2%. Stiamo intraprendendo un'azione decisa per rispondere a questi focolai e per fermare la diffusione. Mask Up, New York.", così dice Andrew Cuomo. La città vede un miglioramento, ma rimane attenta alle zone rosse.

Le vittime del COVID-19 negli USA hanno raggiunto i 213.000, e la situazione non sembra andare verso il miglioramento: il Dr. Fauci, infatti, ha detto che si potrebbe arrivare a 400.000 morti solo negli Stati Uniti. La città di New York, che per mesi è stata il centro dell’epidemia del paese, continua a resistere. Il tasso di positività rimane all’1%, e si contano circa 1.000 nuovi casi giornalieri, a fronte di oltre 100.000 tamponi.

I dati per la città oggi sono i seguenti: dei 99.070 test, 1.393 sono risultati positivi (1,4% del totale). I ricoveri totali sono 923, i decessi 11. Ieri Cuomo ha commentato su Twitter l’andamento dei contagi dicendo che “Il tasso di positività del test nelle aree di messa a fuoco “Zona rossa” è del 3,70%. Il tasso di positività in tutto lo stato escluse le zone rosse è dell’1,05%. Stiamo intraprendendo un’azione decisa per rispondere a questi focolai e per fermare la diffusione. Mask Up, New York.”

 

I dati del Dipartimento di Sanità della città di New York per le ultime quattro settimane

La situazione era peggiorata nelle scorse settimane, quando New York si accingeva a ritornare alla situazione da incubo dei mesi primaverili. Il tasso di positività era infatti risalito al quasi 4%, impennata causata dalla riapertura delle scuole nei quartieri del Queens e di Brooklyn. Parte dell’aumento era stato causato anche da assembramenti a fini religiosi, e si erano registrati molti casi fra membri della comunità ebrea ortodossa.

In risposta, dopo un po’ di contrasti fra De Blasio e Cuomo, i business non essenziali e le scuole erano state chiusi in 9 aree dei quartieri di Brooklyn e del Queens. La strategia, negli Stati Uniti quanto nel resto del mondo, sembra infatti essere quella di effettuare “mini lockdown”, prendendo di mira soltanto le zone maggiormente infette, piuttosto che richiudere intere città. E lo stratagemma ha funzionato: dopo giorni in cui i contagi erano in constante aumento, fino a triplicarsi, la città è ritornata ad un tasso di positività dell’1%.

Cuomo ha infatti affermato in una conferenza stampa ieri: “A New York la nostra strategia è identificare i micro-cluster. Facciamo più test di qualsiasi altro stato, quindi abbiamo più dati. Siamo anche quasi ossessivi nel voler ricevere i numeri dei casi in arrivo dagli ospedali. Poi mappiamo quei casi e cerchiamo se vi sono dei micro-cluster “, ha affermato il Governatore Cuomo. “Abbiamo un tasso di infezione di circa l’1% in tutto lo stato, che è molto basso rispetto ad altri stati. Se troviamo un’area in cui il tasso è del 2%, si tratta di un micro-cluster. Il 3% in molti stati sarebbe una zona sicura – a New York, lo consideriamo un micro-cluster. Quindi stiamo facendo un’analisi molto mirata perché abbiamo così tante capacità di test, e continueremo a lasciare che i dati e la scienza guidino il nostro approccio per tenere sotto controllo il virus “.

Dei commensali a New York City indossano mascherine dentro ad un ristorante. Foto: Terry W. Sanders

Il miglioramento della situazione non è del tutto inaspettato: sono mesi infatti che la grande mela si muove con cautela, e in anticipo. I ristoranti hanno appena ripreso la possibilità di servire i commensali all’interno, con capacità limitata al 25%, e ogni assembramento è comunque controllato. Lunedì, per esempio, in onore di Columbus Day, la parata annuale è stata celebrata virtualmente. 

La cautela mostrata dai newyorkesi, però, sta avendo anche delle ripercussioni negative. A parte le difficoltà causate dalla pandemia in termini economici, che per esempio stanno causando la chiusura di moltissime attività imprenditoriali più piccole, si registra anche un aumento del crimine. Il New York Times riporta infatti che, data la pochissima concentrazione di passeggeri sulle metro, si registra un aumento di omicidi, stupri, e furti. 

Quando la pandemia ha colpito New York e il traffico della metropolitana è precipitato, i reati di natura inferiore sono scesi ai minimi storici: tra gennaio e la fine di settembre, il numero di crimini denunciati nel sistema è sceso di circa il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La subway di New York deserta (Foto di Terry W. Sanders)

Ma anche se la criminalità generale è diminuita, i crimini violenti e gli episodi di vandalismo stanno aumentando, una tendenza che alimenta la paura tra i passeggeri e pone un’altra sfida per un sistema di trasporto paralizzato da un’epidemia di virus che lo ha privato di passeggeri e denaro. Finora quest’anno, secondo le statistiche del Dipartimento di Polizia, il numero di omicidi, stupri, furti con scasso e rapine denunciati nella metropolitana è più alto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Anche gli episodi di vandalismo sono aumentati, dicono i funzionari di transito.

L’arrivo dei mesi invernale presenta un’incognita importante, per tutto il mondo. Ma forse per New York specialmente: il clima gelido che affligge questa città nei mesi invernali sarà una difficoltà da aggiungere alla gestione della pandemia; fra i problemi principali? L’arrivo dell’influenza, della cosiddetta “epidemia gemella”, ma sopratutto la necessità dei newyorkesi di riparare all’interno durante i mesi invernali. Per ora, New York ha potuto contare sugli spazi aperti, ma come farà quando bisogna stare tutti dentro?

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