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I Trumpiani bloccano il traffico in vari stati e le tensioni pre-elezioni aumentano

A poche ore dall'Election Day, supporter di Trump hanno manifestato bloccando il traffico in autostrada, minacciando future proteste e restando impuniti

Votare negli USA non è mai stato così importante, ma non è mai stato neanche così pericoloso: da settimane si verificano proteste vicino a siti per votare, o scontri durante manifestazioni politiche. Le ultime sono nel New Jersey e a New York, dove alcuni supporter di Trump hanno bloccato il traffico su ponti e autostrade, ma sopratutto hanno minacciato di "fare danni" dopo il risultato delle elezioni

Le elezioni americane del 2020 sono ormai da mesi al centro di ogni notiziario, e queste saranno forse quelle più significative per il futuro del paese. A solo un giorno dalla fatidica Election Night, quando si dovrebbe avere un’idea abbastanza chiara per poter predire accuratamente il vincitore, i disordini continuano. Gli USA infatti, collettivamente, si stanno preparando al possibile subbuglio dopo il 3 Novembre, specialmente considerando che il Presidente Trump ha ripetutamente affermando di non voler accettare una sconfitta. Le manifestazioni, spesso violente, avvenute fino ad ora sono solo l’antipasto rispetto a ciò che potrebbe succedere da Mercoledì in poi, in un paese già estremamente diviso e arrabbiato.

Le ultime proteste da parte dei Trump supporter si sono verificate domenica 1 Novembre negli stati di New York e New Jersey, storicamente democratici, dove quindi i repubblicani sono una minoranza. Un corteo di automobili con affisse le bandiere di Trump hanno fermato il traffico sulla Garden State Parkway nel New Jersey e hanno bloccato il ponte Mario M. Cuomo tra Tarrytown e Nyack, nello stato di New York. Un altro convoglio pro-Trump, in Virginia, si è scatenato in una tesissima sfida “all’ultimo urlo” con i manifestanti democratici, mentre si avvicinava ad una statua di Robert E. Lee a Richmond.

Già da tempo New York City vede scontri fra repubblicani e democratici, come quelli avvenuti domenica scorsa fra un corteo di “Ebrei per Trump” e contro-protestanti, manifestazione che è terminata in risse e arresti. 

I sostenitori del presidente Donald Trump si sono scontrati con i protestanti a Times Square domenica scorsa, provocando risse e lancianco oggetti contro le auto (YouTube).

Funzionari del New Jersey hanno detto che il corteo si è fermato vicino all’area di servizio di Cheesequake – a circa 30 miglia da New York City – e ha bloccato il traffico per circa cinque miglia. I sostenitori di Trump, indossavano cappelli con scritto “Make America Great Again”, e affacciandosi dai loro veicoli, suonavano il clacson e applaudivano. Il ponte Mario M. Cuomo potrebbe essere stato un obiettivo simbolico per i repubblicani, che prende infatti, il nome dal defunto padre del governatore Andrew M. Cuomo, un democratico che spesso ha litigato con il presidente Trump.

E’ normale domandarsi, però, come sia possibile che queste manifestazioni possano restare impunite: certo, da sempre la popolazione scende in strada e crea disordini, ma di solito i manifestanti vengono arrestati. Se normali cittadini americani, per esempio newyorkesi, prendessero le loro macchine e decidessero di bloccare il traffico, verrebbero subito catturati. Come mai ai  supporter di Trump questo non accade? Forse perché il Presidente continua a rendere esplicito il suo supporto per questi manifestanti. Twitta che il gruppo AntiFa è un’organizzazione terroristica, ma allo stesso tempo si rifiuta di condannare i neo-nazisti che predicano la white supremacy. 

Donald Trump ha concentrato molto della sua campagna politica sul supporto per le forze dell’ordine, cosa che accende ancora di più le tensioni alle urne (Gage Skidmore, Flickr)

Le forze dell’ordine sono sempre più preoccupate, non solo per ciò che hanno già visto, ma anche per ciò che è stato minacciato, soprattutto online. La maggior parte delle intimidazioni presentate su Internet, per ora, non sono migrate nelle strade della nazione, ma il timore è che i post online di istigatori possano concretizzarsi in atti violenti. Di particolare interesse sono i gruppi di milizie come i Proud Boys: “Li stiamo tenendo d’occhio”, ha detto Joanna Lydgate, come riporta il NY Times, direttrice nazionale del programma di protezione degli elettori, che lavora a stretto contatto con la polizia sulle questioni di voto.

La presenza degli agenti alle urne, però, non è un fattore rassicurante, perlomeno non per tutti. Dopo un’estate segnata dalle tensioni razziali e proteste contro la polizia, non tutti si sentono protetti. La settimana scorsa, per esempio, alcuni poliziotti che presiedevano i seggi elettorali in varie zone degli USA, da NYC a Miami, sono stati sospesi per aver espresso supporto al Presidente mentre erano in servizio. In risposta, tanti si sono equipaggiati da soli: i negozi di armi hanno infatti visto le loro scorte esaurirsi, dato l’aumento spaventoso nelle vendite. Il fenomeno si spiega anche in luce ad un sondaggio condotto sugli adulti di tutto il paese, secondo cui circa tre quarti degli intervistati temono che le elezioni stimoleranno disordini civili. La sensazione è che ci saranno conseguenze fondamentali per la determinazione del futuro del paese.

Il 2020 è stato un anno segnato da un generale malessere, tanta paura e caos. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno appena rotto il record per il maggior numero di casi giornalieri (e anche settimanali) di COVID-19; i risultati delle elezioni si avvicinano e ci si aspetta che, qualsiasi sia il vincitore, vi sarà parecchia agitazione nelle strade, soprattutto nei giorni dopo il 3 Novembre, in attesa del conteggio di tutti i voti.

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