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Un giovane su 4 non studia né lavora Consumi giù, mai così male dal 1990

Il rapporto Istat fotografa la crisi. Un milione di occupati in meno, boom del part-time. Sempre più donne mantengono la famiglia. Crolla il potere d’acquisto: -4,8%

L’Italia ha «la quota più alta d’Europa» di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet, arrivati a 2 milioni 250 mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. Basti pensare che in un solo anno sono aumentati di quasi 100 mila unità. È quanto emerge dal rapporto annuale dell’Istat. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2% (dal 31,4 al 37,3% nel Mezzogiorno); dal 2008 l’incremento è di dieci punti. Sono stati relativamente più colpiti, spiega sempre l’Istat, i giovani con titolo di studio più basso, in modo particolare quanti hanno al massimo la licenza media (+5,2 punti). Il numero di studenti è rimasto sostanzialmente stabile attorno ai 4 milioni (il 41,5% dei 15-29enni; 3 milioni 849 mila nel 2008). 
 
PERSO UN MILIONE DI POSTI  
Tra il 2008 e il 2012 si sono persi 506.000 posti di lavoro ma con differenze consistenti tra le tipologie. Dall’inizio della crisi sono diminuiti di 950.000 unità gli occupati “standard” (a tempo pieno e indeterminato sia dipendenti che autonomi) mentre sono aumentati di 425.000 unità quelli part time. Gli atipici (collaboratori e contratti a termine) sono cresciuti di 20.000 unità. Nell’ultimo anno si sono persi 69.000 occupati (-410.000 posti standard, +253.000 part time, +89.000 atipici). Il calo di 506.000 occupati registrato dal 2008 al 2012 è da imputare nella gran parte alla componente maschile con 623.000 posti persi nel complesso in 4 anni (-852.000 standard) mentre per le donne si registra un aumento da 2008 al 2012 di 117.000 posti (-98.000 standard). Tra il 2011 e il 2012 si è registrato un calo complessivo di 69.000 occupati ma questo è il risultato di un aumento di 110.000 posti per le donne e un calo di 178.000 posti per gli uomini. 

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