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La scienza triste a Trento

Si parlerà di sovranità, crisi e globalizzazione al Festival dell'Economia, in programma dal 30 maggio al 2 giugno

Chi comanda oggi, nel mondo? Chi è il detentore della sovranità? Chi decide di cose come tasse, credito, dazi, pensioni? Gli stati, le banche, gli istituti di rating, gli organismi sovranazionali come Unione europea, BCE, FMI? Di questo e altro si parlerà dal 30 maggio al 2 giugno nell'ottava edizione del Festival dell'Economia di Trento, grande kermesse italiana dedicata alla cosiddetta scienza triste (ma con apporti anche da altre discipline), che ospita alcuni dei maggiori esperti mondiali nei temi di volta in volta sollevati, e assieme ad essi anche molta classe politica. Quest’anno nella città del Concilio arriveranno fra gli altri il Nobel per l’Economia 2001 Michael Spence, il primo ministro italiano Enrico Letta, giornalisti come di Federico Rampini, inviato di Repubblica negli Usa che segue regolarmente il presidente Obama nelle sue trasferte.

Attualissimo anche quest’anno il tema individuato dal comitato scientifico, presieduto da Tito Boeri: parliamo della sovranità e dei conflitti di sovranità, con riferimento tanto alla globalizzazione quanto alla crisi economica. Nelle tante conferenze e dibattiti in cui si articolerà l’evento, ci si chiederà innanzitutto che cosa rappresenti oggi la sovranità in un contesto che consente di produrre un bene parte in Italia, parte in Cina o a Mumbay, con capitali rastrellati su mercati finanziari per loro natura transnazionali e con forza lavoro proveniente dai quattro angoli del globo. Ci si chiederà inoltre quanto sia giusto, efficace, desiderabile che i soggetti tradizionalmente detentori del potere sovrano, ovvero gli Stati, rinuncino ad una parte di esso in favore di entità meglio capaci di affrontare le sfide dell’economia globalizzata.

Temi molto cari oggi agli europei, fra i quali ormai serpeggia un crescente scetticismo nei confronti dell’Euro, la cui adozione ha impedito ai singoli stati di utilizzare le leve a cui ricorrevano in passato per fronteggiare la crisi, svalutazione e inflazione. Al tempo stesso, l’Europa, o almeno una parte di essa, percepisce anche che ci sarebbe forse bisogno di una “devoluzione” di poteri ancora maggiore agli organismi europei per affrontare i problemi rimasti irrisolti in seno all’Unione, e che i singoli membri da soli non sono in grado di risolvere, pensiamo fra tutti alla necessità di un sistema fiscale comune. Il tema della sovranità investe però anche i rapporti fra Europa e Stati Uniti: Rampini ne parlerà nel suo intervento dedicato al nuovo patto di libero scambio che Obama sta cercando di negoziare con la UE, inserendo (per la prima volta) anche alcune clausole di carattere sociale, riguardanti i diritti dei lavoratori o i vincoli ambientali.

Chi appartiene alla generazione dei 40-50enni – come chi scrive – ha visto in passato nella cessione di sovranità dagli Stati a forme di governo più ampie l’unica risposta possibile a problemi complessi come quelli ambientali (pensiamo all’effetto serra). Non solo: essa era vista anche come un possibile rimedio ai nazionalismi, che avevano scatenato nel XX secolo ben due guerre mondiali, nelle quali erano morti tanti nostri padri e nonni. Se queste sono le ragioni che spingono verso le alleanze, gli accordi o le istituzioni sovranazionali, esse mantengono oggi tutta la loro validità. Quello a cui stiamo assistendo in questa fase, tuttavia, in particolare dopo lo scoppio della crisi economica, pone almeno due ordini di interrogativi. Il primo: a chi viene delegata la sovranità degli Stati? A realtà legittimate democraticamente, come (in diversa misura) l’Unione Europea o l’Onu, oppure a soggetti “opachi” quanto a natura, composizione e finalità, come le agenzie di rating o le grandi banche d’investimento? Il secondo interrogativo si lega al primo: quali obiettivi si possono perseguire attraverso la rinuncia, da parte dei governi nazionali, a quote crescenti di sovranità? Rientrano fra questi, ad esempio, una più equa redistribuzione delle ricchezze o un welfare più efficace? E comunque, come conciliare l’esigenza di una nuova governance mondiale con la crescita di attori come la Cina? Su questi e altri interrogativi, l’economia (e il Festival dell’Economia) è chiamata – non da sola – a dare delle risposte.

Il programma completo dell'evento è disponibile sul sito internet del Festival: www.festivaleconomia.it

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