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Questa UE che non sa di nulla

Venditori di angurie in un mercato di Palermo

Venditori di angurie in un mercato di Palermo

Le angurie che si vendono negli angoli delle strade di Palermo, una volta gustosissime, sono immangiabili, senza sapore. Cosí come tantissimi prodotti agricoli sugli scaffali dei supermercati italiani. A Bruxelles, burocrati e massoni sanno bene il perché

In tutti i centri, piccoli e grandi della Sicilia, sulle bancarelle dei rivenditori di frutta, in questi giorni di sole campeggiano le angurie. Rispetto a quindici-vent’anni fa sono un po’ più piccole. Nessuno sa da dove arrivano. Non si capisce se sono coltivate in Sicilia o se arrivano da chissà quali Paesi del mondo.

Ecco, per capire che cosa è, oggi, l’Unione Europea si può cominciare dalle strade di Palermo, capoluogo della Sicilia. E si può cominciare dalle angurie. Direte: che c’entra la frutta con l’Unione Europea? E invece come ora vi racconteremo c’entra, c’entra eccome!

Lo sfascio dell’Unione Europea si può ‘leggere’ dalle politiche della Banca centrale europea (Bce). Dalle scelte economiche di stampo monetarista. Dalla ricerca ossessiva del pareggio di bilancio. In realtà, dietro le politiche restrittive della Bce ci sono cose ben più gravi. A cominciare dalla distruzione sistematica del tessuto produttivo di alcuni Paesi – e tra questi c’è l’Italia – caduti nella trappola dell’euro.

Così il discorso torna alle angurie. Negli anni ’70 e negli anni ’80 le angurie siciliane erano uno spettacolo. Soprattutto nella parte occidentale dell’Isola, a giugno e a luglio, le bancarelle erano piene di angurie dal gusto strepitoso. Si acquistavano già ghiacciate e si portavano a casa. Dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata si gustavano nelle stesse bancarelle: servite a fette, sempre ben ghiacciate. Un trionfo del gusto.

Oggi, nella stragrande maggioranza dei casi le angurie che invadono la Sicilia sono immangiabili. Non hanno alcun sapore. Perché? Semplice: negli anni ’70 e negli anni ’80 le angurie si coltivavano nelle aree di pregio della Sicilia, a cominciare dalle Sciare di Mazara del Vallo, zona d’elezione per la coltivazione delle angurie.

Oggi, complice l’Unione Europea, non solo la Sicilia, ma quasi tutta l’Italia è invasa da angurie che arrivano da chissà dove. Sono, come già detto, angurie in larghissima parte immangiabili, ma hanno un grande ‘pregio’: sono coltivate a costi di produzione sette-otto volte inferiori a quelle prodotte in Sicilia.

Di fatto, la ‘pioggia’ di angurie che arriva dal Nord Africa e da altri luoghi ha distrutto le aziende dei produttori di angurie della Sicilia. Il discorso non riguarda solo le angurie – che sono comunque un esempio eclatante – ma tantissime produzioni agricole siciliane e, in generale, italiane.

In questi ultimi mesi “Striscia la notizia” ha documentato, con estrema dovizia di particolari, il ‘taroccamento’ sistematico delle più importanti produzioni agricole e zootecniche italiane. In tanti supermercati dell’Europa Unita (o presunta tale) si vendono frutta, ortaggi e e formaggi spacciati per italiani che di italiano non hanno nulla.

Questo fenomeno – che come denuncia in solitudine da tempo la Coldiretti – sta distruggendo l’agricoltura italiana non è il frutto, come si cerca di far passare, di una ‘distratta’ politica agricola europea: al contrario, è la risultante di politiche dell’Unione Europea, in materia di agricoltura, che puntano, appunto, a distruggere le agricolture di tanti Paesi della stessa Unione Europea, soprattutto dei Paesi del Sud Europa.

Agli osservatori attenti non sarà sfuggito che il gioco dello spread, durante il periodo in cui l’Italia è stata governata da Mario Monti, si concentrava sulla Grecia, sulla Spagna e sull’Italia: guada caso i Paesi dove le rispettive agricolture sono da tempo sotto scacco.

Contrariamente a quello che cercano di fare credere, l’Unione Europea, a partire dal 1994-1995, non ha più avuto nulla a che spartire con l’europeismo degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. L’odierna Unione Europea – e l’euro, che di questa Unione Europea è non solo la moneta unica, ma lo strumento di ricatto verso i Paesi che sono caduti in questa ‘trappola – è l’espressione di una pericolosa congregazione massonica che governa al di fuori delle regole democratiche.

Di fatto, già da un pezzo, l’Europa è ripiombata  negli anni bui del passato. Con la differenza che quello che si faceva prima con le armi oggi si fa con la finanza. A differenza degli Stati Uniti d’America, dove il Senato e il Congresso controllano democraticamente il Presidente, in Europa il Parlamento Europeo non conta nulla: è un simulacro di personaggi che guadagnano, in media, da 25 mila a 40 mila euro al mese per non fare assolutamente nulla di utile, a parte le chiacchiere.

Nell’Unione Europea tutto il potere esecutivo si concentra nella Commissione, che non è eletta dal popolo, ma è nominata dalle varie massonerie finanziarie.  La Commissione divide il potere con la già citata Bce, controllata sempre dalle massonerie finanziarie e dalla Germania.

In questo scenario istituzionale dove la massonerie finanziarie si sono sostituite alla democrazia, si stabilisce chi è che dovrà produrre e chi dovrà essere un semplice mercato di consumo. Chi produce e vende comanda; chi acquista obbedisce. Da qui l’attacco all’agricoltura italiana che è solo una parte dell’economia del Belpaese che deve essere sottomessa.

A dimostrare che quello che state leggendo è vero non ci sono solo i servizi puntuali di “Striscia la notizia”, non ci sono soltanto le denunce della Coldiretti: c’è, soprattutto, l’assenza – nelle politiche europee – della cosiddetta ‘tracciabilità’ dei prodotti.

Qui le direttive ‘europeiste’ dell’Unione Europee si combinano con il malgoverno del Governo centrale italiano e della maggior parte delle Regioni. Grazie alla ‘tracciabilità’ – ovvero l’indicazione del luogo di provenienza di un prodotto: luogo di produzione, di lavorazione e tecniche utilizzate per conservazione  – i consumatori italiani si potrebbero salvare, cercando prodotti locali: i cosiddetti prodotti a “chilometro zero”.

Ma, tranne pochi casi, la ‘tracciabilità’ dei prodotti, in Italia, è merce rara. In Sicilia, poi, non esiste proprio. Tranne casi rarissimi – rintracciabili solo in certi luoghi di produzione, in Sicilia è praticamente impossibile sapere da dove proviene un pomodoro o una zucchina. O un’anguria.

Ma cosa c’è dietro un’Unione Europea non democratica, governata dalle Massonerie finanziarie, che sta distruggendo le agricolture di interi Paesi? C’è un progetto di dominio – probabilmente sempre d’ispirazione massonica – che, per fortuna, sta andando a farsi benedire. Ma di questo parleremo lunedì prossimo.          

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