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Barilla e la gaffe sui gay: Guido si scusa, ma in azienda sono giorni drammatici

Da sinistra, i fratelli Paolo, Luca e Guido Barilla

Da sinistra, i fratelli Paolo, Luca e Guido Barilla

Il presidente del colosso alimentare su Facebook scrive di “aver molto da imparare dal dibattito in corso sull’evoluzione della famiglia: ho sentito le numerose reazioni in tutti il mondo alle mie parole che - ha scritto - mi hanno rattristato e depresso”. Per il fratello Luca è tutta colpa di "piccoli" giornalisti

 

E’ ovvio che il caso non poteva finire così.

Mentre sui giornali di tutto il mondo scoppiava il caso e sul web e sui social network rimbalzavano adesioni in tutte le lingue agli appelli al boicottaggio, Guido Barilla, presidente del Gruppo, cercava di mettere una toppa alla voragine provocata dalle sue quanto meno improvvide dichiarazioni sui gay rilasciate ai microfoni della trasmissione “La Zanzara” di Radio24. Travolto e letteralmente stordito dalle reazioni polemiche planetarie, Guido Barilla ha diffuso una nota nella quale, con tono dimesso, affermava di “aver molto da imparare dal dibattito in corso sull’evoluzione della famiglia: ho sentito le numerose reazioni in tutti il mondo alle mie parole che – ha scritto – mi hanno rattristato e depresso”.

Ma la vicenda non appare affatto conclusa, anche se in Italia – con quello che sta succedendo in queste ore a livello politico, poi… – c’è spesso la tendenza a dimenticare. In prospettiva, ora, c’è anche una possibile, quanto clamorosa, spaccatura al vertice dell’azienda di famiglia.

Che qualcosa di commercialmente grave in Casa Barilla stia succedendo, è confermato dal vicepresidente dell’azienda Luca Barilla, fratello di Guido, che non ha esitato a definire “drammatici” questi giorni per la multinazionale dell’alimentazione.

Intervenendo ieri ad un incontro con gli studenti di Fidenza (25 chilometri da Parma), non ha esitato ad affrontare la vicenda dando inizialmente – ma questo è un vizio tutto italiano – la colpa ai giornalisti che, a suo parere, avrebbero cercato ”di focalizzare l’attenzione su quei piccoli elementi che avrebbero potuto scatenare la polemica”.

Li ha definiti proprio così: “Piccoli”.

Poi, con la voce rotta dall’emozione, ha confessato con preoccupazione cosa sta succedendo in questi giorni alla Barilla: “Si è creata una situazione drammatica che ha portato decine di nostri clienti in tutto il mondo a chiedere immediatamente quale fosse il pensiero aziendale sulla questione sollevata da mio fratello, e quali atteggiamenti avremmo tenuto con i consumatori appartenenti ad ‘altri mondi’. Il rischio per noi è stato quello di essere buttati fuori dai loro negozi. Per noi questa situazione avrebbe potuto rappresentare un danno molto grave all’azienda e alle migliaia di suoi dipendenti”.

“E’ stato”, “avrebbe potuto rappresentare”: utilizza i verbi al passato, Luca Barilla, quasi a far trasparire ottimismo. Come dire che l’Azienda di Parma quasi considera il caso “Guidobarilla versus gay” ormai alle spalle.

Chiuso.

Ma non appare affatto così, né dal punto delle possibili ricadute commerciali – che evidentemente si potranno verificare solo nei bilanci aziendali dei prossimi mesi – né dal punto di vista “societario”.

Anzi, per la prima volta, nel granitico gruppo fondato da Pietro Barilla nel 1877 – e guidato, via via, dai figli Riccardo e Gualtiero, e poi dai nipoti Pietro e Gianni e ora dai pronipoti Guido, Luca, Paolo ed Emanuela – Luca Barilla sembra voler separare formalmente le responsabilità dell’Azienda da quelle individuali, da quella del fratello Guido: “Mio fratello ha sbagliato a non esprimersi meglio nel corso di una intervista concessa spontaneamente e senza nessuna pianificazione al programma di Radio24. Ha sbagliato, ma ha chiesto scusa. Perché noi in azienda rispondiamo alla regola che ci diede nostro padre: che nessun dipendente abbia mai a vergognarsi di ciò che fa la Barilla”.

Abbastanza prevedibile anche il fatto che il caso potesse dare il via, in Italia, a simpatiche risposte pubblicitarie da parte altre aziende.

Prima è arrivata la Mercatone Uno, azienda di mobili da 800 milioni di Euro l’anno, 85 negozi in tutta Italia, tra l’altro già sponsor del compianto ciclista Marco Pantani. Fondata nel 1978, in poche ore i suoi copy hanno buttato giù questa semplicissima campagna pubblicitaria, visibile, oggi, in un’intera pagina del quotidiano La Repubblica:

Mercatone Uno

La pubblicità di Mercatone Uno

   

D’altronde, Romano Cenni – Presidente del Gruppo Mercatone Uno – con una certa (e senz’altro inconsapevole) lungimiranza, a proposito della “mission” della sua azienda, tre anni fa scrisse sul sito: “Ho costruito la mia azienda perché potesse sempre essere il punto di riferimento per gli acquisti di qualità a prezzi convenienti, e anche adesso che siamo diventati grandi continuo ad essere guidato da un solo pensiero: essere vicino alle famiglie”.

“Alle famiglie”.

Senza specificare formate da chi.

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