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L’Europa al bivio

Horizon 2020 è il nuovo piano di ricerca e innovazione presentato dalla Commissione europea con 70 miliardi di euro di finanziamenti concentrati su tre obiettivi strategici. Riuscirà ad evitare il declino? Intanto sembra aver ragione Maurizio Molinari, il XXI secolo sarà ancora americano

L’Europa è a un bivio, imboccare una nuova strada nel settore della ricerca e dell’innovazione oppure continuare sulla vecchia strada già tracciata. Per far questo la Commissione europea ha presentato la proposta Horizon 2020.  Il nuovo Programma raggrupperà tutti i finanziamenti dell'UE per la ricerca e l'innovazione in un unico quadro di riferimento e inizierà nel 2014 e terminerà nel 2020.

I finanziamenti di 70 miliardi di euro sono stati organizzati su 3 obiettivi strategici: per la Excellent Science, destinati a garantire il primato dell'Europa nel settore scientifico a livello mondiale; per la Industrial Leadership  rivolti a sostenere la ricerca e l'innovazione dell'industria europea, con una forte attenzione verso le tecnologie abilitanti e gli  investimenti a favore delle piccole imprese; per  le Societal Challenges, destinando  le risorse per affrontare le grandi sfide globali ai settori: della Salute e del cambiamento demografico e del benessere; della sicurezza dell'alimentazione, agricoltura sostenibile, bio-economia; dell' Energia sicura, pulita ed efficiente; dei  Trasporti intelligenti, "verdi" e integrati; delle  azioni climatiche ed efficienza delle risorse ( incluse materie prime), per una Società inclusiva, innovativa e sicura.

Nel frattempo è iniziata la programmazione congiunta (Joint Programming Initiative) per porre rimedio agli squilibri tra la portata europea o mondiale delle sfide attuali e la natura nazionale o regionale degli strumenti di cui disponiamo per risolvere questi problemi.

Fra le varie tematiche proposte sono state lanciate le seguenti dieci tematiche di programmazione congiunta:

1 Lotta alle malattie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer
2 Patrimonio culturale e cambiamenti globali: una nuova sfida per l'Europa
3 Agricoltura, sicurezza alimentare e cambiamenti climatici
4 Una dieta sana per una vita sana
5 Vivere di più, vivere meglio – potenzialità e sfide del cambiamento demografico
6 Europa urbana – Sfide globali, soluzioni locali
7 Resistenza agli agenti antimicrobici – una minaccia emergente per la salute umana
8 Mari e oceani sani e produttivi
9 Sfide idriche per un mondo che cambia                                                                                                10Mettere insieme le conoscenze sul clima per l'Europa

In particolare il nostro Paese ha ottenuto il coordinamento generale della JPI sul Patrimonio culturale e i cambiamenti globali.

Questi temi e soprattutto lo svolgimento di questi temi potranno far ricuperare un ruolo di leader nel settore della Ricerca all’Europa?  La sfida non è solo verso gli Stati Uniti, ma anche verso  la Cina e l’India.

Libro Molinari

La copertina del nuovo libro di Maurizio Molinari

Per ora la declinazione della progettazione comune sembra piuttosto teorica e tale da non incidere sullo sviluppo dell’Europa, ancora ancorata alle diverse culture, una del Nord e l’altra del Sud.
Nel suo ultimo libro dal titolo “L'Aquila e la farfalla. Perchè il XXI secolo sarà ancora americano”, il corrispondente della Stampa Maurizio Molinari analizza con grande minuzia i diversi comportamenti del vecchio e del nuovo continente. Il suo giudizio sta nel titolo. Tuttavia è interessante la sua valutazione sulla capacità di innovazione degli Stati Uniti, che non ha eguale in Europa. Prima di tutto per i ritardi accumulati dalla società della comunicazione Europea e poi per l’incapacità delle minoranze di diventare motore dello sviluppo di tutta l’Europa.

Ho recentemente partecipato alla discussione della programmazione congiunta e ho purtroppo ricavato l’impressione che il ritardo Europeo nasce proprio dalla mancanza di obiettivi comuni. Il Nord ricco e il Sud povero non hanno nulla a che spartirsi se non l’omologazione al Nord che è richiesto al Sud, con imperio. Il Sud è d'altronde incapace di porre sane basi per un riequilibrio, in primis nel settore della ricerca, che come si vede dalle tematiche sono estremamente generiche.
Sulla base di questo ha ragione Molinari: il XXI secolo sarà ancora americano con la possibilità che la Cina sia il secondo incomodo.

In tutto questo l’Italia ha perso ormai la possibilità di competere. Certo ci sono ancora eccellenze, ma fino a quando? Le nuove generazioni emigrano verso altri paesi che sanno meglio tutelare la persona e la professionalità. Per questo non ci possiamo permettere di perdere ancora pezzi della nostra industria e soprattutto dobbiamo riconsiderare il nostro ruolo in Europa con una politica di medio periodo e non di brevissimo periodo come quello che stiamo facendo puntando solo ai conti.

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