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L’Italia alla conquista del West

Un piano strategico per preparare le aziende italiane al mercato post TTIP, con un occhio a territori ancora inesplorati e dall'alto potenziale. Tra formazione e visite degli operatori americani in Italia, il vice-ministro Carlo Calenda illustra le azioni studiate, in collaborazione con ICE, per favorire l'allargamento dell'export made in Italy negli USA

In attesa dell'accordo commerciale per abbattere le tariffe sugli scambi tra Europa e USA, il governo prepara una strategia di lungo periodo per posizionare il made in Italy sul mercato americano puntando su territori ancora inesplorati.

Ci vorranno almeno 18 mesi prima di arrivare alla firma del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), e l'Italia non ha intenzione di arrivarci impreparata. Il governo vuole giocare d'anticipo e con questo obiettivo, il ministero dello Sviluppo Economico ha mandato in avanscoperta il viceministro Carlo Calenda e una cordata di rappresentanti dei vari settori di Confindustria che, con il coordinamento dell'ICE, a New York hanno incontrato i rappresentanti della distribuzione statunitense e delle aziende italiane presenti negli USA, per pianificare una strategia comune.

L'obiettivo è conquistare quella parte di mercato americano in cui il made in Italy, seppure conosciuto e apprezzato, non è ancora diffuso e su cui quindi i prodotti italiani hanno ampi margini di sviluppo. Invece di puntare su mercati più distanti geograficamente, quanto culturalmente, l'Italia si rivolge a un territorio dal più facile accesso e in cui futuri accordi potrebbero ulteriormente favorire l'ingresso. Gli occhi sono puntati soprattutto verso il Texas, ma anche Florida e Georgia. Un singolo stato degli USA può essere più appetibile di intere nazioni in altre parti del mondo: il Texas, per esempio, è una delle prime 14 economie mondiali ed ha, da solo, un PIL che è quasi pari a quello dell'India. “Inoltre questi sono mercati più facili da approcciare – ha spiegato Calenda – soprattutto in un momento in cui i paesi BRIC si stanno orientando verso politiche più protezionistiche”.

Il mercato USA è già un importante bacino per l'export italiano: attualmente assorbe il 7 % del totale delle esportazioni italiane e rappresenta il primo mercato extra UE. Nel 2012 le esportazioni italiane negli USA hanno registrato un aumento del 16,8%, rispetto all'anno precedente, e sono ammontate a 26.6 miliardi di euro. In caso di un accordo che preveda l'abbattimento quasi totale delle barriere tariffarie e non, L'Italia è il paese europeo che otterrebbe maggiori benefici: la stima è una crescita delle esportazioni pari all'8%. E se da un lato c'è un'Italia affamata di esportazioni, dall'altro c'è un'America che si sta sforzando di attirare investimenti esteri. Il matrimonio, ne sembra certo il vice ministro, avverrà: “Sicuramente i negoziati per l'accordo sull'abbattimento delle tariffe non saranno facili. Qualche problema sorgerà di certo, alcuni prodotti potrebbero essere derubricati, ma credo che le trattative saranno rapide perché c'è un interesse reciproco”.

Il vice ministro, Carlo Calenda

Il vice ministro, Carlo Calenda

In vista di quell'obiettivo, la strategia italiana si sviluppa su più fasi: si comincia, nel primo semestre 2014, con la formazione delle aziende italiane sull'approccio al mercato americano. Una seconda fase sposterà il focus verso il consumatore americano che dovrà essere educato a riconoscere la qualità del prodotto italiano. Questo obiettivo sarà perseguito anche con attività di formazione al personale di vendita della distribuzione americana. Infine il piano prevede di portare operatori commerciali, media e opinion leader americani in Italia perché vedano di persona i processi manifatturieri e abbiano modo di comprendere cosa determina i prezzi. Si tratta di interventi mirati e focalizzati su specifici settori. “Eviteremo di buttare i soldi dei contribuenti in iniziative di dancing e singing, come è stato fatto in passato – riprende Carlo Calenda – Vogliamo portare avanti azioni concrete e mostrare il made in Italy direttamente agli operatori americani. Inoltre non vogliamo lavorare su singoli accordi, ma vogliamo metterci tutti insieme per capire cosa cercano i potenziali clienti”.

I settori su cui il potenziale è maggiore sono quelli carratteristici del made in Italy come la moda e l'alimentari. “Il TTIP farà scendere il prezzo delle esportazioni verso gli Stati Uniti del 20%. Quest'anno anche con un dollaro debole siano cresciuti del 7%" ha commentato Claudio Marenzi, presidente Sistema Moda Italia (Smi). Grossi margini esistono anche per la meccanica e il settore auto.

Dopo New York, la missione del viceministro negli USA proseguirà a Fort Lauderdale dove Calenda visiterà la più importante fiera nautica da diporto al mondo ( un ambito in cui gli USA valgono il 17% dell'export italiano) e presenterà un prototipo di imbarcazione progettata da Italia, USA e India per il mercato americano. Poi il vice ministro andrà a Washington dove si terrà un forum organizzato da Confindustria, Ambasciata Italiana e ICE, rivolto a 25 aziende italiane dei settori aerospazio, ICT e biomedicale.

 

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