Cerca

EconomiaEconomia

Saccomanni e gli investimenti dagli USA: gli americani hanno posto il problema della giustizia lenta

Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni durante l'incontro con i giornalisti al Consolato Italiano di New York

Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni durante l'incontro con i giornalisti al Consolato Italiano di New York

Tre giorni del ministro dell'Economia tra Washington e New York, per convincere a investire nell'Italia in ripresa. Ma senza quella riforma...

 

NEW YORK. Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha trascorso tre giorni tra Washington e New York. Nella prima tappa ha incontrato il Segretario al Tesoro Jacob Lew, poi anche il presidente uscente della FED Ben Bernanke e la presidente entrante Janet Yellen. A New York, oltre ad incontrare il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, 

Saccomanni Ban

Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni con il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon

Saccomanni ha avuto incontri per pranzo e cena con i maggiori responsabili di fondi d'investimento. Poi, durante una intervista col Wall Street Journal, avrebbe detto: "L'uscita di Silvio Berlusconi dal Parlamento italiano dovrebbe rendere più facile per il governo spingere per le necessarie riforme economiche". Saccomanni era negli USA per dare "un segnale forte" sulla tendenza verso la ripresa dell'economia italiana e sulle privatizzazioni. In una intervista rilasciata precedentemente alla Bloomberg, Saccomanni aveva detto che "L'Italia sta facendo passi da gigante" sul fronte del debito pubblico. "Il quarto trimestre – aveva poi aggiunto – sarà positivo e ci aspettiamo che l'economia sia positiva" anche nel 2014 perché "siamo a un punto di svolta". Comunque ci vorrà del tempo prima che "la ripresa italiana si veda anche nei numeri sull'occupazione", ma "i dati sulla produzione, sulla fiducia dei consumatori e delle imprese mostrano che l'economia è in ripresa". 

Mercoledi in un incontro con i giornalisti a New York al Consolato di Park Avenue, il ministro ha detto che non ha promosso singole società oggetto di nuovi collocamenti sul mercato. "Non sono venuto qui a fare un road show per singoli cespiti. Vogliamo dare un segnale forte sul capitolo privatizzazioni. Ma questo tema è stato toccato meno di altri come i crediti in sofferenza e la gestione del patrimonio immobiliare", ha detto Saccomanni alla domanda sulle privatizzazioni che prevedono anche il collocamento di un 3% del gigante dell'energia ENI.

Sui crediti ha detto: "Ho percepito la disponibilità degli operatori americani a gestire le problematiche dei crediti in sofferenza. In Italia non c'è necessità di creare un meccanismo di bad banks gestito con fondi pubblici. Ma c'è spazio per iniziative del settore privato. Il problema c'è. Se si trovasse il modo per liberare i bilanci delle partite in sofferenza, si potrebbe aprire la strada a nuovi prestiti".

Sulla mozione della Camera che chiede al governo di destinare i proventi della spending review per la riduzione del cuneo fiscale, il ministro risponde: "E' troppo presto per dire se i fondi della spending review potranno essere usati per ridurre il cuneo fiscale".

A chi gli chiedeva come rispondeva alle ulteriori richieste per combattere il debito pubblico avanzate ieri dal commissario agli Affari economici Olli Rehn, il ministro ha risposto: "Richieste arrivate dove?… In realta' non è arrivata nessuna richiesta. Si tratta di una intervista data tempo fa e poi interpretata in un certo modo dai giornli italiani. Fa testo lo statement dell'Eurogruppo che dice che non c'è nulla che dobbiamo fare adesso oltre a quello che stiamo già facendo. Quel che ha presentato l'Italia è ritenuto adeguato", ha detto Saccomanni .

C'e' un rischio di deflazione? E' "prematuro parlare di rischio deflazione di tipo giapponese in Europa. Agli interlocutori americani ho fornito indicazioni che la politica monetaria in Europa sta diventando meno restrittiva", ha aggiunto.

La VOCE di New York, durante la conferenza stampa, ha chiesto a Saccomanni sui motivi che fanno dell'Italia il paese che attrae meno investimenti americani in Europa. Da almeno dieci anni, l'ambasciata USA a Roma sostiene pubblicamente che la lentezza della giustizia italiana sarebbe la causa principale del mancato arrivo di investitori dall'estero in Italia. Allora, abbiamo chiesto, nei suoi incontri con gli interlocutori sia a Wasghington che a New York, questo aspetto scoraggiante e' stato discusso? "Si, il punto e' stato posto" ha ammesso Saccomanni "La giustizia lenta in Italia e' vista qui come un problema per gli investimenti, ma questo esula dalle mie competenze di ministro…  Ma per attrarre gli investimenti stranieri questo e' sicuramente uno dei punti da risolvere. Il ministero della Giustizia sta facendo gia' un gran lavoro. Bisogna dare maggiore certezza sui tempi del diritto. Da parte del mio ministero, noi cerchiamo di dare maggiore certezza sul campo della legalita' fiscale". 

Quando sullo stesso punto rifacciamo la domanda al ministro questa volta mentre viene filmato, Saccommani aggiunge: "Io credo che i processi legali in tutti paesi sono abbastanza complessi… In Italia bisogna innanzitutto dare chiarezza su quali sono gli obblighi che questi investitori stranieri si trovano a fronteggiare, per dare maggiore  celerita' per l'attuazione dei contratti e dare delle garanzie…. Vedo che questa e' una materia di competenza di altri colleghi ministri pero' io certamente mi faro' portavoce di queste esigenze al mio ritorno in Italia".

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter