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Incubi fiscali all’italiana. Una tassa sui bonifici dall’estero

di F.B.

Secondo una norma contenuta nella legge 97/2013 dal 1° febbraio le banche sono obbligate alla ritenuta del 20% sui bonifici in arrivo dall'estero alle persone fisiche in Italia. Un provvedimento che sta suscitando preoccupazione e polemiche. E partono le petizioni online per abolire l'articolo di legge

Inciampi per caso su una petizione che recita "Abolizione dell'articolo 4, comma 2, Dl n. 167/90 modificato dalla legge 97/2013 che assoggetta a ritenuta d'acconto del 20% qualsiasi bonifico estero in entrata, percepito da una persona fisica". La petizione diventa social: "È una vergogna, un altro furto targato Repubblica italiana!", "Firmate, firmate!". E ti chiedi, da quale parte del futuro fiscale ti sei svegliato? Poi una ricerca sulle principali testate finanziarie italiane, et voilà. Si legge: dal 1° febbraio le banche sono obbligate alla ritenuta del 20% sui bonifici in arrivo dall'estero alle persone fisiche. Tutto questo sul presupposto che il bonifico dall’estero sia frutto di un reddito, in caso contrario sarà dovere del contribuente dimostrare che le somme non hanno quella natura. Ma nemmeno questo step è così facile: anche nell'ipotesi in cui il contribuente presenti un’autocertificazione, dove sta scritto che non si tratta di reddito, la banca avrà egualmente l’obbligo di trasmettere il flusso finanziario all’Agenzia delle entrate. E sì, come recita la petizione nella quale si chiede l'abolizione, è proprio la norma contenuta nella legge 97/2013 ad applicare le nuove regole sul monitoraggio fiscale, il flusso finanziario che transita attraverso i bonifici dall’estero sui conti dei clienti italiani.

Secondo quanto riporta Italia Oggi, gli istituti di credito stanno predisponendo, ognuno per conto proprio, un modello di certificazione da far firmare ai clienti. Se non si riuscisse a provare che le somme dei bonifici non sono originate da reddito, le banche saranno obbligate ad operare come sostituti di imposta e, dunque, a trattenere il 20% della somma a titolo di ritenuta che sarà versata il 16 luglio 2014.

L'organizzatore di una delle varie petizioni che circolano sul web, Massimo Bernacconi, scrive: "Con la crisi di governo può essere che non riescano a convertirlo in legge entro il 31 marzo perché il parlamento è piuttosto intasato, e in quel caso tutto tornerebbe come prima. Comunque è il momento giusto per fare pressione". Su Facebook, chi riceve costanti bonifici dall'estero, lancia segnali poco morbidi e di forte aggressività, perché, di fatto, abbiamo a che fare con una vera e propria "trattenuta" pericolante. In dettaglio, come spiega Il Sole 24 Ore, "il bonifico in entrata potrebbe essere una restituzione di un finanziamento effettuato negli anni passati, oppure la restituzione di una caparra, data per la conduzione di una casa in locazione all'estero". Resta complesso, però, "il meccanismo che prevede un ruolo primario al funzionario di banca che deve ricevere la dichiarazione del contribuente e valutarla. In ogni caso, che si effettui la ritenuta o meno, il nominativo del percipiente andrà segnalato dalla banca all'agenzia delle Entrate. E il contribuente ha tempo fino al 28 febbraio dell'anno successivo a quello della trattenuta per attestare l'impropria applicazione della ritenuta e chiedere alla banca la restituzione". 

Sui forum ecco divampare le impressioni degli utenti. PaolaLo scrive: "Se qualcuno mi invita all'estero per un seminario e mi rimborsa le spese di viaggio, lo stato italiano mi estorce il 20% presumendo che si tratti di reddito?? Il modo di sfuggire a questa rapina è avere un conto bancario in un paese civile?". Segue il commento diFrmonto, che vive all'estero: "Un' altra idea geniale per bloccare il flusso di capitali dall'estero verso l'Italia. Questi fenomeni lo sanno che è possibile aprire un conto corrente in qualunque Stato e usare quello? A questa rapina è avere un conto bancario in un paese civile? Ma ti pare che voglio che il 20% dei soldi che mando in italia per pagare le bollette (vivo all'estero) vengano 'bloccati' da qualche burocrate a cui devo spiegare dove li ho presi? Quelli come me semlicemente apriranno un conto estero in euro e useranno quello, ma chi ha avuto questa idea brillante?". Dall'Italia si dicono preoccupati anche i neo-tirocinanti, come Fapitta: "Se faccio uno stage presso un organismo europeo della durata di 6 mesi pagato 700 euro al mese (che non bastano per il mio mantenimento e quindi continua a mantenermi la famiglia ) e questi 700 euro vengono bonificati sul conto corrente cointestato coi miei familiari in Italia, devo anche pagare un'imposta del 20% sull' emolumento? Mi sembra di sognare! Anzi, è un incubo!". Appunto. 

 

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