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Padoan: formule magiche non ne ho, ma le riforme sono necessarie

Dal Festival dell'Economia di Trento, il ministro lancia un messaggio: è urgente cambiare sul breve termine ma servono anche misure per modificare in profondità le regole del mercato del lavoro. L'Italia porterà in Europa il tema della crescita e dell'occupazione

Cosa fare per la crescita: a rispondere a questa domanda è stato chiamato, a Trento, per la IX edizione del Festival dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia del governo Renzi (il quale, dal canto suo, è intervenuto domenica nel suo primo intervento pubblico dopo le elezioni europee).

Già vicesegretario generale e capo economista dell'Ocse, nonché direttore esecutivo italiano del Fondo Monetario Internazionale e consigliere economico dei governi D'Alema e Amato, Padoan, dialogando con Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival, ha ribadito la necessità delle riforme strutturali, anche se, ha aggiunto, esse producono i loro effetti sul medio-lungo periodo. Ciò vale anche con riferimento alle coperture di bilancio, ovvero alla domanda classica che viene posta in genere a un ministro dell'economia: dove troverete i soldi? "Stiamo lavorando alla finanziaria 2015 – ha rassicurato il ministro – tenendo presente che le riforme producono effetti a cascata, tanto più ampi e più forti quando si accompagnano alla ripresa economica. L'Europa dal canto suo speriamo riconosca che i nostri sforzi sono seri. Noi, il tema dell'occupazione e dello sviluppo vogliamo porlo".

pGlissando sulla domanda più provocatoria, generata probabilmente anche dalla presenza in sala dell'Ad della Fiat Marchionne ("Questo governo sarà succube della Fiat?". Risposta: "Fin da piccolo mi hanno insegnato ad ignorare le provocazioni"), Padoan è stato cauto anche sul tema più caldo in assoluto, quello dell'occupazione giovanile. "Una formula magica per l’occupazione non c’è l’ho – ha chiosato – dovete chiederla a Renzi. Posso dire però una cosa: in questa fase è importante ci siano misure che danno lo slancio all'economia sul breve termine ma anche misure che cambiano in profondità le regole del mercato del lavoro. In questo modo i benefici dovrebbero essere crescenti e visibili. Riguardo alla staffetta generazionale: non ho mai creduto che gli anziani rubano il lavoro ai giovani. Io sono a favore non di una diminuzione dell’età pensionabile ma semmai di un suo graduale aumento".

E i giovani che vanno all'estero? "Non è un male in sé – ha detto il ministro – ma dovremmo dar loro anche degli incentivi per rientrare in Italia".

Sul tema della spending review e su quello speculare della risposta della macchina amministrativa, il ministro Padoan ha spezzato una lancia in favore degli apparati. "Il commissario Cottarelli, ultimamente dato per disperso da qualche twit, è alive and kicking, e la spending review, di cui è principale responsabile, procede. In questo processo la Ragioneria è fortemente incriminata anche se io penso che le cose che si dicono siano sbagliate. In generale mia impressione da quando faccio questo mestiere è che lo staff dell’amministrazione sia di altissima qualità. La ragione per cui sembra che l’apparato burocratico sia reticente dipende spesso dal fatto che le richieste della politica sono confuse o sbagliate. Se le richieste vengono fatte in maniera energica e semplice – e voi sapete che il mio capo è energico – le risposte arrivano. Certo, la responsabilità della burocrazia è di appoggiare il cambiamento. Ma la politica a sua volta deve fare le domande giuste”.

Nel frattempo stanno per arrivare le raccomandazioni della Commissione europea, attese per il 2 giugno. Come impatteranno sul programma del Governo? “Le raccomandazioni della Commissione hanno a che fare con gli squilibri macroeconomici e le riforme strutturali che tutti i governi europei devono affrontare. Io mi attendo che si riconosca a questo Governo uno sforzo di riforma strutturale del sistema. Per quanto riguarda la finanza pubblica, è naturale che ci siano diversità di opinioni. L’Italia vuole avviare il semestre di presidenza ponendo una questione: cosa ha fatto l’Europa dall’inizio della crisi? Innanzitutto il risanamento fiscale. Ciò venne deciso nel 2009 nel corso del G20 in Canada: ma all’epoca si pensava che la crisi fosse ormai finita. Facemmo un errore di valutazione, tutti. Non capimmo che essendo questa una crisi finanziaria non sarebbe finita fin quando i bilanci di tutti, dalle banche alle famiglie, non fossero stati rimessi a posto. Gli USA, infatti, scelsero una strada diversa. In un secondo tempo, finalmente si capì che bisognava affrontare la crisi finanziaria. Cosa manca ora? Mancano crescita e occupazione. Il problema della disoccupazione in Europa riguarda oggi milioni di persone. Perciò a me sembra normale che con questo nuovo Parlamento, e con la nuova Commissione in arrivo, l'Italia nel suo semestre alla guida dell’Unione ponga il tema della crescita e dell’occupazione. Dopodiché, la questione delle riforme strutturali rimane fondamentale. Su questi temi, per quel che posso percepire, anche nella stessa Germania c’è più ascolto di quanto non si possa pensare. Ma c’è un problema di sfiducia. L’Italia deve dimostrare di essere credibile, deve dimostrare che non avanza certe proposte per ‘svicolare’, ma perché ha una visione chiara e di lungo periodo”.

 

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